Non si sono mai sopite le polemiche intorno ai cosiddetti superbonus edilizi, varati dal governo Conte per dare respiro alla martoriata economia post Covid. Anche in questi giorni in cui si discute della manovra finanziaria il governo della premier Giorgia Meloni punta il dito sui costi che quella misura ha comportato e comporterà ancora in futuro sulla spesa pubblica.
Le polemiche toccarono molto da vicino la Capitanata, San Severo in particolare, città in cui ha sede la Mib e quello che è stato ribattezzato dalle cronache giudiziarie mister Miliardo, al secolo Maurizio de Martino. Il polverone mediatico, come raccontato su queste colonne, fu sollevato a dicembre 2021, vale a dire quasi 3 anni fa quando è partita l’indagine che ha coinvolto decine di persone, per una presunta truffa ai danni dello Stato, messa in piedi dalla Mib, Mama International Business, avvalendosi dei bonus edilizi. Secondo la Procura di Roma (che poi ha passato il fascicolo a Foggia per competenza territoriale) la società avrebbe emesso fatture false per maturare crediti fittizi. Per un totale di 1,3 miliardi di euro.
La cifra, tanto alta da far tremare le vene nei polsi, valse a de Martino il suo soprannome. Al tempo si parlò di cantieri e addirittura di azienda fantasma, bastò un semplice sopralluogo a San Severo in primis e poi nelle diverse città in cui risultava operante la Mib per acclarare i fatti. Il signorile palazzo di via Matteo Tondi era ed è anche oggi la sede legale della società mentre sono decine le case e i condomini in cui erano stati avviati i cantieri per eseguire i lavori incentivati dai bonus, fermi da quando la Procura ha disposto il sequestro preventivo dei beni della società. I protagonisti della vicenda in ogni occasione si sono detti estranei agli addebiti contestati, fiduciosi nell’operato della magistratura e nell’esito delle indagini. Alla base della difesa dell’imprenditore ci sarebbe un clamoroso equivoco: la Mib non avrebbe mai applicato la normativa del 110, per cui è previsto l’avvio dei lavori e l’esecuzione delle opere prima di poter far nascere il corrispondente e relativo credito d’imposta. Le attività avrebbero riguardato un’altra tipologia di bonus edilizio per cui non è necessario avviare i lavori per incassare i crediti. Come avrebbe peraltro chiarito l’interpretazione autentica della norma emanata nell’aprile 2023.
Oggi, dopo tre anni, non si ha alcuna notizia circa l’esito dell’inchiesta che sta durando molto di più dei 18 mesi massimi stabiliti dalla legge entro cui decretare la chiusura delle indagini. Trascorsi anche i tre mesi entro cui andava disposta archiviazione o rinvio a giudizio. Tecnicamente secondo la nuova legge Cartabia il silenzio implicherebbe l’archiviazione ipso facto del caso. Concretamente non ci sarebbero atti ufficiali in nessun senso. E tutto resta in una sorta di limbo anche se nel frattempo le misure disposte dalla Procura, cautelari e propedeutiche alle indagini, sono venute meno. A partire dal sequestro disposto su quote e proprietà della Mib, venuto meno dopo 5 mesi dalla sua emanazione. Così come il controllo giudiziario che è durato solo 6 mesi e che non ha mai sottratto a de Martino la titolarità della gestione.
Da ultimo sono stati rimossi a giugno scorso i sigilli agli armadi contenenti la documentazione che era stata posta sotto sequestro per l’acquisizione da parte del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Foggia che ha condotto le indagini. Risulta peraltro che nessun’altra attività di indagine sia stata condotta negli ultimi due anni e che non siano emersi ulteriori e nuovi elementi che abbiano potuto ingolfare l’operato degli inquirenti. Restano congelati ancora i conti correnti mentre i crediti fiscali presenti all’epoca dell’avvio delle indagini nel cassetto fiscale dell’azienda sotto sequestro.
Nell’attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso restano in sospeso numerose questioni della Mib e le vicende personali di centinaia di persone in attesa di completare i lavori iniziati e mai finiti nelle loro case.
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