Era il 2019 quando l’Attacco accese i riflettori sul caso di Dino Miucci, oggi grazie alla latitanza sfuggito all’arresto in carcere, il quale - fratello del reggente del clan dei Montanari Enzo – incassava appalti pubblici e incarichi da privati con la propria impresa edile Lemi Enterprise, come con l’affare dei comparti CA del Golfo. Peraltro entrambi, imprenditore e impresa, erano stati già citati nella relazione sullo scioglimento del Comune di Manfredonia per infiltrazioni mafiose. Il pretesto era dato, allora, dalla circostanza che persino un dirigente comunale sipontino avesse pensato di rivolgersi a Dino Miucci per la ristrutturazione della propria nuova casa.
Un altro degli innumerevoli fatti che smentiscono la falsa narrazione del “negazionismo” ai danni di questo giornale. In realtà, come spessissimo avviene, la stampa anticipò di molti anni quello che i più vedono solo oggi. Ebbene, oggi che la maxi operazione antimafia Mari e monti della DDA barese contro il clan di Monte Sant’Angelo ha reso ancor più evidente l’inquinamento del tessuto economico locale e il ruolo attivo ed imprenditoriale del 46enne Dino Miucci, c’è chi nella città dei due siti Unesco insinua che la Lemi Enterprise abbia lavorato anche per conto di alcuni amministratori comunali di vertice per ristruttuazioni edilizie. In attesa di capire se sia vero o meno, la normalizzazione di cui ha beneficiato il fratello del capo clan è quello che più fa riflettere alla luce delle risultanze investigative. L’Attacco ha già raccontato in anteprima, una settimana fa, gli undici episodi estorsivi contestati dall’accusa a persone del clan e come nel racconto dei pentiti e nelle intercettazioni raccolte si parli degli appalti di Lemi Enterprise, nonché delle imprese considerate dagli inquirenti riconducibili a Dino Miucci, ovvero Costruzioni La Torre e Agriforest.
Ma ci sono molti altri elementi di interesse in quanto ricostruito dagli investigatori. La gip Valenzi sottolinea come Dino Miucci risulti deputato all'infiltrazione nell'economia, nello specifico settore degli appalti, operando principalmente nel territorio di Manfredonia, risultando in contatto anche con esponenti dell'avversa consorteria Romito-Ricucci-Lombardi-La Torre e svolgendo, all'occorrenza, anche il ruolo di paciere.Dino Miucci avrebbe gestito i contrasti tra il clan Romito e Giovanni Caterino (basista del quadruplice omicidio del 9 agosto 2017), informandosi presso Leonardo D’Ercole (imprenditore e sodale dei Romito, definito il “sindaco di Macchia”, frazione di Monte Sant’Angelo) e suggerendogli di allontanarsi dal territorio di rinunciare ai propri propositi di vendetta; analogamente, avrebbe mediato tra Pietro La Torre e il fratello Enzo Miucci. Il collaboratore di giustizia mattinatese Antonio Quitadamo, alias Baffino senior (clan Romito), ha affermato alla DDA rispetto a Dino Miucci: “Sta sull’imprenditoria e sul tessuto economico della famiglia…Sta fuori dalla malavita, però gestisce fuori per fuori”. Mentre per l’ex boss viestano Marco Raduano, anch’egli pentito, “Enzo lo faceva stare defilato per non farlo conoscere a troppi soggetti”.
L’idea che gli inquirenti si sono fatti è che il ruolo di Dino Miucci sia circoscritto ad uno specifico settore, nel cui ambito, però, egli curerebbe gli interessi del clan. A lui Enzo Miucci avrebbe chiesto di rivolgersi quando programmava l'imposizione del caffè su Manfredonia; è sempre a lui che Scarabino si sarebbe rivolto per capire come rapportarsi con l’imprenditore di Cosmic Impianti Del Nobile per ottenere l'assunzione forzata di Antonio Miucci, figlio di Enzo; è sempre lui che, insieme a Palena, si sarebbe spartito i lavori di Acquedotto Pugliese spa a Monte Sant’Angelo.
Dunque la figura di Dino Miucci rappresenterebbe per l’accusa la conferma di come il clan abbia fatto un salto di qualità, ingerendosi non solo nei settori tipici (stupefacenti, faida, estorsioni ai commercianti), ma anche nel tessuto economico, ovvero negli appalti. In ciò starebbe l'importanza della sua figura e anche la ragione per la quale Dino Miucci, almeno in apparenza, ha rivestito una posizione più defilata: per la DDA sarebbe un imprenditore che agisce per conto del clan e non a caso fu bersaglio nel 2019 di un tentato omicidio, considerato una risposta all’assassinio di 18 giorni prima ai danni del macchiaiolo Pasquale Ricucci, detto Fic secc. Singolare una conversazione intercettata tra Enzo Miucci e il cognato Scarabino, in cui il reggente del clan montanaro definisce il proprio fratello “parassita”, termine inteso dagli investigatori come indicante una persona che si avvantaggia dei proventi della consorteria. Il 2019 fu proprio l’anno spartiacque rispetto alla storia di Dino Miucci: quell’agguato a colpi di Kalashnikov, con sette colpi esplosi contro la sua auto in zona industriale, sgretolarono l’immagine dell’imprenditore edile lontano dagli affari del fratello. “Fa parte del gruppo da sempre. Anche quando andavamo a casa di suo fratello era presente agli incontri, era a conoscenza degli affari del gruppo”, ha dichiarato Raduano alla DDA. “Aveva un risentimento nei confronti di Matteo Lombardi che lui riteneva autore di un tentativo di omicidio nei suo i confronti. So che recentemente è stato vittima di un tentativo di omicidio in risposta all'omicidio di Ricucci, è stato designato come vittima sia perché è fratello di Enzo sia perché ne portava avanti gli interessi criminali. Lui porta avanti la cassa del clan. Tutti i soldi delle attività illecite del clan li gestiva Leonardo. Queste informazioni le ho apprese dal gruppo di Manfredonia. So che una parte dei soldi sono investiti nelle attività edilizie. Ne abbiamo parlato con Pasquale Ricucci ma anche con Leonardo D’Ercole. Avevamo saputo che alcune ambasciate di Enzo Miucci arrivavano per il tramite di suo fratello che le riportava a D'Ercole. In una circostanza Miucci cercò di prendere le parti di Caterino a seguito del tentativo di omicidio che aveva subito. In un'altra circostanza Enzo Miucci, sempre tramite Leonardo, fece chiedere per quale motivo avessero preso le mie parti su Vieste, dal momento che lui, invece, non li stava intralciando su Manfredonia. Credo che Leonardo Miucci portasse queste ambasciate perché coinvolto negli affari criminali del fratello. Dopo la morte di Romito, il gruppo di Miucci si è espanso su Manfredonia”.
E’ peraltro dal lontano 1995 che Dino Miucci lavora nel settore edile.
Gli investigatori hanno scoperto che, prima di mettere in piedi nel 2016 la propria impresa Lemi Enterprise, l’uomo fu dipendente di svariate imprese (Fallimento House Building spa, Spagnuolo Matteo, Santoro Michele edilizia, Bisceglia Carlo, Ecoinvest Costruzioni srl, Grittani Ciro Mediterranea).
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