Perché tifiamo per Bari contro ipotesi (tramontata) di scioglimento: l’amarezza di Foggia e di chi l’ha subìto

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E’ di queste ore la notizia che il prefetto di Bari ha concluso l’attività ispettiva di propria competenza e ha inviato al ministro dell’Interno Piantedosi la propria relazione sulla ipotesi di scioglimento del Comune di Bari per condizionamenti mafiosi, ai sensi dell’articolo 143 del Testo Unico Enti Locali. In attesa della decisione del ministro e dell’intero Governo, qualche considerazione è comunque possibile farla sin d’ora. In primo luogo va posto l’accento sul metodo, e cioè sul fatto che né il prefetto né il procuratore della Repubblica né i comandanti dei carabinieri e della Guardia di Finanza (cioè i soggetti che hanno preso parte alla interlocuzione consultiva finale prima dell’ invio degli atti al Ministero) hanno rilasciato dichiarazioni su cosa essi stessi hanno ritenuto di dire, trincerandosi dietro ragioni di riservatezza che in realtà non sono previste dalla stessa normativa. Ciò comporta che i cittadini di Bari, dopo aver appena esercitato il loro diritto politico di eleggere la nuova amministrazione comunale appena pochi mesi fa in virtù dell’articolo 48 della Costituzione, di fronte all’ipotesi che tale voto sia invalidato attraverso lo scioglimento del loro Comune e il conseguente commissariamento ministeriale, non hanno potuto neppure sapere quale sia stata l’opinione espressa dal loro prefetto, dal loro procuratore della Repubblica, dai loro carabinieri e finanzieri in ordine a tale catastrofico scenario. Bene, pertanto, hanno fatto gli organi della informazione a protestare per questa chiusura, non degna di un paese evoluto dove le cose vanno dette con chiarezza ai cittadini. A nostro avviso basterebbe anche solo questo aspetto illiberale della procedura per imporre ai decisori politici una profondissima rimeditazione su quale fascio di storture al sistema dei rapporti civili, garantiti dalla Costituzione, comporti lo stesso istituto dello scioglimento dei Comuni per mafia.

Andando alla sostanza, pare essersi diffuso fra gli addetti ai lavori un cauto ottimismo sul fatto che il Governo (e per primo, il ministro dell’ Interno) non giungerà in ogni caso all’obbrobrio di sciogliere il Comune di Bari, anche a prescindere da qualunque motivazione sul merito effettivo della “mafiosità” che potrebbe aver contaminato i suoi apparati, per la ragione decisiva che un capoluogo di regione di quella grandezza è “ too big to fail” (troppo grande per fallire) e il suo commissariamento per ragioni di mafia assumerebbe un significato negativo di ordine europeo, e forse anche oltre. 

Un Paese come l’Italia il quale, trentatré anni dopo l’introduzione delle normative speciali antimafia dell’anno 1991, ancor oggi continua ad applicare norme liberticide - giustificate politicamente solo perché qualificate “eccezionali” in nome di una eccezionalità che però chiaramente non è tale ma è sistemica - e dovesse sciogliere addirittura un capoluogo come Bari dichiarerebbe fatalmente di fronte al mondo che le sue capacità di reale contrasto della delinquenza organizzata sono purtroppo insufficienti, a dispetto dei mezzi eccezionali finora messi in campo. Per cui, dato che nei rapporti internazionali l’immagine conta molto (se non tutto), anche noi riteniamo che il Governo - probabilmente anche ispirato saggiamente dal presidente Mattarella al momento giusto - non giungerà alla follia di praticare un suicidio, non di Bari ma dell’intera Italia nel senso che si è appena detto.

Ora, noi comprendiamo perfettamente l’amarezza che non può non cogliere i cittadini di altre realtà comunali meno importanti quando constateranno che in base a una decisione eminentemente “politica” Bari sarà stata salvata, laddove altre città sono invece state sacrificate imponendo commissariamenti i quali, in genere, nei casi migliori si sono rivelati inefficaci ma nei casi peggiori hanno invece provocato illeciti di natura penale. 

A Foggia ne sappiamo qualcosa. E tuttavia insistiamo nell’idea che un provvedimento sbagliato di scioglimento a carico di Foggia non debba essere bilanciato (per così dire) da un altro provvedimento altrettanto sbagliato a carico di Bari in nome di una concezione piuttosto astratta di giustizia perequativa, quasi a voler pareggiare i conti dell’un errore commettendone un altro che avrebbe conseguenze ancora peggiori. 

Infatti, invitiamo a considerare cosa significherebbe per l’intera Puglia - e quindi anche per Foggia e provincia - il commissariamento del Comune che però è anche capoluogo di regione: il quale commissariamento, per effetto espansivo, finirebbe per condizionare negativamente anche l’operatività degli apparati regionali coinvolgendoli in un quadro di sfiducia generalizzata e di un clima di tipo poliziesco che in breve tempo paralizzerebbe tutto. 

Pertanto, in questa occasione tifiamo per Bari. Allo stesso tempo additiamo alla pubblica riprovazione gli incendiari politici che, innescando l’iniziativa ispettiva, hanno comunque messo a repentaglio la propria stessa città per finalità di polemica politica.
(Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’Appello - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 

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