“Il caso PNRR più scandaloso è quello nazionale, relativo a Borgo Mezzanone”. Alle accuse di sciatteria e inerzie sui tempi di attuazione delle opere pubbliche finanziate coi fondi di Next Generation EU, ovvero le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la sindaca di Foggia Marida Episcopo ha replicato duramente durante la seduta di consiglio comunale della scorsa settimana, quando tra le altre cose è intervenuta sulla vicenda di Borgo Mezzanone. Sono 114 i milioni stanziati dal PNRR per lo smantellamento dei ghetti in Capitanata, di cui 54 milioni per il Comune di Manfredonia connessi a Borgo Mezzanone. Fondi a disposizione dal 2021 ma che restano fermi e potrebbero essere persi se non utilizzati entro giugno 2026, come ha denunciato la Flai Cgil. Lo scorso ottobre la nomina di un commissario straordinario, Maurizio Falco, per supervisionare l’andamento dei progetti, che coinvolgono i Comuni di Manfredonia, San Severo e Cerignola. “Noi ci stiamo lavorando da un anno e non abbiamo ancora contezza, ditelo al ministro dell’interno Matteo Piantedosi. Fateglielo sapere. Non sono certo i Comuni di Foggia e Manfredonia a boicottare o bloccare i lavori. Il commissario Falco fa il possibile. Altrettanto fa il nostro prefetto Grieco, che ha avuto anche la delega di commissario per il superamento del ghetto. Ma null’altro”, ha sottolineato la prima cittadina in aula mercoledì scorso.
“Invitalia sta ancora cercando di capire cosa si può fare. Intanto, non abbiamo ancora iniziato i lavori ma abbiamo avuto la proroga a giugno 2026: cioè entro quella data dobbiamo aver progettato, cantierizzato, eseguito, rendicontato e consegnato alla fruizione dell’utenza. E stiamo parlando di 54 milioni di euro. In tutto questo lo Stato è assente”, è stato il j’accuse di Episcopo contro il governo Meloni. “Questo è il grande scandalo”, ha concluso Episcopo.
Il contiano Francesco Strippoli è, tra gli attuali eletti di Palazzo di città, chi conosce bene i ghetti, sia per le inchieste svolte negli scorsi anni che per l’attività di volontario portata avanti all’interno dell’associazione NoCap, nata nel 2011 dall’iniziativa di Yvan Sagnet come movimento per contrastare il caporalato in agricoltura e per favorire la diffusione del rispetto dei diritti umani, sociali, e dell’ambiente.
“L’unica speranza è che scadenza venga prorogata”, commenta a l’Attacco il consigliere comunale M5S. “Qualcosa ho cominciato a vederla nel ghetto, sono state opere di pulizia rispetto all’abbandonatissima immondizia. Si sta parlando comunque di un progetto fortemente rivisto, che non punterà al superamento del ghetto. Sia chiaro: il ghetto di Borgo Mezzanone non verrà superato, perché né verrà smantellato né le persone troveranno tutte una sistemazione dignitosa. Questo progetto è stato del tutto derubricato e rivisto al ribasso, si rivolgerà solo a coloro che hanno i documenti i quali sono il 10-15% del totale dei residenti nel ghetto e si concretizzerà in sostanza sulla creazione di una foresteria nell’area dell’area CARA. Probabilmente”, continua il trentenne foggiano, “non si riuscirà più a traguardare il progetto previsto con l’Università di Bari e destinato all’accoglienza diffusa, con distribuzione dei lavoratori in agricoltura nelle cinque borgate per quota. Quella sarebbe stata davvero la possibilità di vivere in contesti urbani e inclusivi, in maniera dignitosa. Si andrà, invece, verso la costituzione di un ghetto istituzionalizzato che comunque riguarderà solo una piccola percentuale dei lavoratori in agricoltura, mentre la restante quota parte, maggioritaria, rimarrà così com’è, ad occupare la Pista, che purtroppo resterà una prigione a cielo aperto, un ghetto, un luogo delle contraddizioni e del disagio. Rimarrà una base perfetta per lo sfruttamento, per il caporalato e altre attività criminali”, conclude amaramente Strippoli.
La scorsa settimana si è svolto a Foggia l’ennesimo incontro in Prefettura per discutere del futuro dei 114 milioni di euro. Il piano, che prevedeva circa 200 milioni su scala nazionale, aveva come obiettivo l’eliminazione degli insediamenti informali dove vivono migliaia di braccianti agricoli stranieri in condizioni disumane, dentro baracche improvvisate che è impossibile definire case. Ai Comuni era stato attribuito il compito di elaborare progetti per offrire soluzioni abitative dignitose ma oggi, quando ormai mandano meno di un anno alla scadenza dei termini per l’utilizzo delle risorse PNRR, nulla è stato realizzato. I progetti non sono mai arrivati o si sono rivelati inadeguati.
Da qui la presenza in Prefettura, lo scorso 2 maggio, dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, i quali hanno chiesto di essere aggiornati sui tempi e su quanto amministrazioni comunali ed altri enti interessati intendono fare. L’auspicio comune è una proroga, pur a costo di abbandonare l’ipotesi di nuove costruzioni in muratura e di ripiegare sui moduli abitativi prefabbricati, come quelli già installati nel CARA di Borgo Mezzanone e a Casa Sankara. Si dovrà esprimere al riguardo il commissario straordinario Falco ma il nettissimo ridimensionamento – anzi lo stravolgimento – dell’obiettivo di partenza – lascia pensare che per chi oggi abita nei ghetti si tratterà solo di passare dalle attuali baracche fatiscenti a unità coibentate.
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