I fondi PNRR per il superamento dei ghetti di Capitanata rischiano di diventare un’enorme occasione persa. Sono 114 i milioni stanziati tramite il Piano nazionale di ripresa e resilienza per la provincia di Foggia sul totale dei 200 nazionali. Fondi a disposizione dal 2021 ma che restano fermi e potrebbero essere persi se non utilizzati entro giugno 2026. Lo scorso ottobre la nomina di un commissario straordinario, Maurizio Falco, per supervisionare l’andamento dei progetti, che coinvolgono i Comuni di Manfredonia, San Severo e Cerignola. “Il caso PNRR più scandaloso è quello nazionale, relativo a Borgo Mezzanone. Noi ci stiamo lavorando da un anno e non abbiamo ancora contezza, ditelo al ministro dell’interno Matteo Piantedosi. Fateglielo sapere. Non sono certo i Comuni di Foggia e Manfredonia a boicottare o bloccare i lavori”, ha denunciato in aula consiliare la sindaca di Foggia Marida Episcopo mercoledì scorso. “Lo Stato è assente”, è stato il j’accuse di Episcopo contro il governo Meloni. “Questo è il grande scandalo”. Sulla stessa identica linea la Regione Puglia. Le dichiarazioni, a l'Attacco, dell'assessora regionale Viviana Matrangola e della segretaria generale CISL Foggia Carla Costantino.
“La fuoriuscita dei migranti dai ghetti della Capitanata è un obiettivo di civiltà che la Regione Puglia è determinata a raggiungere con la collaborazione di tutti gli attori istituzionali, e per cui negli scorsi anni ha profuso energie, risorse finanziarie e impegno diretto”, afferma a l’Attacco Matrangola.
“Penso alla presenza stabile ai tavoli della Prefettura di Foggia sul contrasto al caporalato, alle azioni di outreaching sanitario svolte nei campi, agli interventi di mediazione linguistica e lavorativa a favore dei braccianti agricoli sulla cui messa a sistema siamo al lavoro da mesi, agli oltre 1.600 migranti già sottratti ai campi informali e oggi ospitati presso le nostre foresterie. Oggi, grazie al PNRR, abbiamo l’opportunità epocale di superare finalmente il modello degli insediamenti informali, realizzando investimenti in infrastrutture abitative di qualità, per le comunità straniere insediate a Borgo Mezzanone, ma anche nei territori di San Severo e Cerignola. Un’opportunità che rischia di andar persa se il commissario straordinario e il governo non forniranno adeguate garanzie ai Comuni, sui tempi e sull’accompagnamento istituzionale richiesto. Le preoccupazioni delle amministrazioni di Foggia e Manfredonia sono comprensibili e le faccio mie, alla luce dei vincoli di spesa del PNRR e delle scadenze ancora fissate al giugno 2026, che rischiano di esporre gli enti locali al mancato completamento dei progetti, con il rischio di restituzione dei fondi. Sono mesi che attendono risposte dal commissario straordinario, dal governo e dalla Commissione Europea su ipotesi derogatorie, non solo di carattere tecnico, ma soprattutto temporale. E che tardano ad arrivare, nonostante la vicepresidenza italiana della Commissione Europea. Da parte nostra, nonostante il governo non ci abbia riconosciuto alcuna titolarità sui fondi, abbiamo affiancato e sostenuto le amministrazioni locali nella redazione dei progetti, stipulando una convenzione con il Politecnico di Bari per l’assistenza agli uffici tecnici e partecipando attivamente alla redazione dei piani di azione locale. E continueremo a garantire la nostra presenza stabile sui territori, attraverso una trama di politiche e servizi a sostegno delle comunità straniere e per la promozione dei diritti, e investendo sulle politiche abitative. Le migrazioni interne in agricoltura coinvolgono l’intero Paese e si muovono tra Regioni sulla base delle raccolte stagionali, riversandosi in Puglia come base terminale di un viaggio. È pertanto una sfida nazionale e la Puglia è in grado di fornire una risposta esemplare”, la conclusione di Matrangola.
La scorsa settimana si è svolto a Foggia l’ennesimo incontro in Prefettura per discutere del futuro dei 114 milioni di euro. Il piano, che prevedeva circa 200 milioni su scala nazionale, aveva come obiettivo l’eliminazione degli insediamenti informali dove vivono migliaia di braccianti agricoli stranieri in condizioni disumane, dentro baracche improvvisate che è impossibile definire case. Ai Comuni era stato attribuito il compito di elaborare progetti per offrire soluzioni abitative dignitose ma oggi, quando ormai mandano meno di un anno alla scadenza dei termini per l’utilizzo delle risorse PNRR, nulla è stato realizzato. I progetti non sono mai arrivati o si sono rivelati inadeguati. Da qui la presenza in Prefettura, lo scorso 2 maggio, dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, i quali hanno chiesto di essere aggiornati sui tempi e su quanto amministrazioni comunali ed altri enti interessati intendono fare. L’auspicio comune è una proroga, pur a costo di abbandonare l’ipotesi di nuove costruzioni in muratura e di ripiegare sui moduli abitativi prefabbricati, come quelli già installati nel CARA di Borgo Mezzanone e a Casa Sankara. Si dovrà esprimere al riguardo il commissario straordinario Falco ma il nettissimo ridimensionamento – anzi lo stravolgimento – dell’obiettivo di partenza – lascia pensare che per chi oggi abita nei ghetti si tratterà solo di passare dalle attuali baracche fatiscenti a unità coibentate.
“Siamo stati noi i sindacati a chiedere l'incontro al prefetto. Questa situazione viene da lontano”, afferma a l’Attacco Carla Costantino, segretaria generale della CISL Foggia. “La CISL attenziona da tempo la vicenda, sin da quando chiedemmo la riconversione del CARA, ancor prima del periodo Covid. Chiedemmo che potesse diventare, almeno per gli stranieri regolari residenti nel ghetto, un punto di alloggio e di accoglienza vera. Ci furono posti problemi legati alla diversa competenza esistente tra Ministero e Regione, al che proponemmo un protocollo interistituzionale che dopo anni ci dicono sia stato realizzato. L’ex CARA, quantomeno, diverrà una foresteria prefetto”.
Ma, come detto ieri su queste colonne dal consigliere comunale M5S Francesco Strippoli, referente di NoCap, “questo progetto, del tutto derubricato e rivisto al ribasso, si rivolgerà solo a coloro che hanno i documenti i quali sono il 10-15% del totale dei residenti nel ghetto”. “Abbiamo posto tale questione al prefetto”, replica Costantino, “ovvero che la foresteria interesserà solo una piccola parte, i regolari con permesso di soggiorno, e non la stragrande maggioranza delle persone che arrivano da noi per il lavoro stagionale. Non c'è stata una risposta precisa. Certamente non era quello che pensavamo si potesse realizzare con 114 milioni di euro. Noi immaginavamo un sistema integrato di alloggi dignitosi, con tutta una serie di servizi, perché sarebbe stata la maniera per combattere la piaga del caporalato, dello sfruttamento e delle altre attività criminali oggi esistenti. Credevamo che con tali risorse si potesse andare in quella direzione. Invece oggi non credo che si possa realizzare qualcosa di questo tipo. Comunque, il prefetto ci informerà non appena i progetti saranno stati presentati dai Comuni, ci ha detto la settimana scorsa che sono agli sgoccioli, quasi ultimati ormai. Avevamo chiesto all'epoca anche un supporto, una cabina di regia, per i Comuni che spesso non hanno la capacità materiale di occuparsi di tali progettualità”.
Manca ormai meno di un anno alla scadenza, che fine faranno i fondi? “L'intervento del commissario Falco ha riguardato anche la nostra richiesta di slittamento della scadenza”, fa sapere Costantino. “Speravamo che questo 2025 potesse essere l'anno della svolta, invece così non sarà. Avevamo ipotizzato anche un'integrazione relativa alle borgate ma c'è stata una difficoltà di comprensione di tale modello, del resto è un tema delicato visto che bisogna tenere presente anche la situazione di chi vive nelle borgate di Foggia”. Al j’accuse di Episcopo contro il governo Meloni la segretaria CISL risponde rifuggendo le polemiche: “In questa situazione non credo che serva molto dire il governo, la Regione, etc. Serve piuttosto una corresponsabilità, creare un'alleanza in cui ognuno faccia la propria parte. Non abbiamo neanche più l'alibi dell'assenza di risorse, perché i fondi ci sono”.
La paura di alcuni è che il governo abbia cambiato idea sulla destinazione di tali risorse, le quali potrebbero essere dirottate in tutt'altra direzione. “Era nell'intenzione generale il superamento dei ghetti. Ora temiamo che queste lungaggini possano determinare uno spostamento di risorse altrove. Sicuramente per una parte saranno da restituire. Comunque il prefetto ci ha fatto capire che ci potrebbe essere uno slittamento della scadenza. E’ quello che ci auguriamo tutti. Sono risorse importanti che vanno utilizzate. Ciò che si fa nei ghetti oggi, come iniziative solidali, rappresenta minuscole gocce nell'oceano: servono, invece, interventi strutturali, sebbene questo non sia assolutamente facile”, conclude Costantino.
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