I molteplici incendi dei giorni scorsi a Manfredonia sono il motivo per cui è stato convocato domani mattina, in Prefettura a Foggia, il comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico. Il sindaco Domenico la Marca ha parlato di “un disegno criminale la cui logica faccio fatica a decifrare” e l’indagine che la Direzione distrettuale antimafia di Bari sta per aprire fa pensare al coinvolgimento, dietro tali reati ambientali, della criminalità organizzata come la camorra campana attivissima nel traffico di rifiuti. Alla riunione di domani saranno presenti anche magistrati della DDA, a conferma di quanto sia elevata oggi l’attenzione su quello che è avvenuto nel Golfo. I roghi hanno interessato più luoghi e, si ritiene, per diverse ragioni: 800 ettari dell’Oasi Lago Salso sono andati in cenere tra venerdì e sabato; domenica sono stati spenti altri due incendi, il primo divampato nella zona di Frattarolo, nei pressi dell’Oasi Lago Salso, mentre il secondo nella pineta costiera di Siponto. Ma prima del venerdì nero di Manfredonia c’erano stati altri tre incendi dolosi: uno sempre all’Oasi Lago Salso, un secondo alle ecoballe stoccate abusivamente presso l’ex Lido Romagna della Riviera sud, il terzo alle ecoballe poste sotto sequestro in un’area della zona industriale PIP di Manfredonia. Solo allo scorso 17 luglio, dopo gli incendi mirati sulle ecoballe, risale l’adozione, da parte del dirigente comunale dell’urbanistica Lucio Barbaro, della determina con cui è stato approvato il progetto da 182.744,69 euro di rimozione delle ecoballe presenti nel sito di Sciali di Lauro, ex Lido Romagna, autorizzando il RUP a dare avvio “con la massima urgenza” alle procedure di affidamento del servizio di rimozione dell’ecoballe presenti nel sito, con importo a base di gara di 132.380,96 euro. Inoltre è stato affidato il servizio di guardiania del sito all’apricenese Cyber Security. Un atto tardivo, secondo alcuni, che puntano il dito contro le “omissioni” che a livello istituzionale hanno di fatto agevolato chi ha appiccato i roghi alle ecoballe. “L’intento criminale è chiaro rispetto agli episodi relativi alle ecoballe: il verosimile movente era evitare che, con la bonifica, l’ente procedesse alla caratterizzazione dei rifiuti e dunque capisse la loro origine”, dicono a l’Attacco alcuni addetti ai lavori, che conoscono perfettamente le zone interessate dai vari incendi. “Qui si può parlare di assai probabile mano della mafia. Il Comune avrebbe potuto attingere a fondi regionali già da diverso tempo per la rimozione. Peraltro, col sequestro scatta l’obbligo, per l’ente, di custodire, sorvegliare ma anche pianificare lo smaltimento. Non avendo agito per tempo si è data di fatto la possibilità, a chi ne aveva interesse, di incendiare le ecoballe”.
Diverse motivazioni sono invece ipotizzate per gli altri roghi. “Rispetto all’Oasi Lago Salso, il modus operandi è sempre stato lo stesso negli anni: dar fuoco alle cunette stradali. Se ci fosse stato un intento criminale avrebbero preso di mira le strutture in legno, che invece non sono state toccate. Nella riserva statale di Frattarolo non è stato appiccato un diverso incendio ma le fiamme sono dipese dalle radici già arse nei focolai della vicina Oasi Lago Salso. Il fuoco si è riacceso e ha proliferato perché si è esteso a un boschetto di tamerici”. Infine le fiamme nella pineta di Siponto, la zona che si estende da dopo il lido Ultima spiaggia. Europa Verde sollecitava da tempo, invano, che tutta la pineta litoranea (salvi gli accessi ai lidi) fosse preclusa all’accesso dei veicoli, perché c’era (e c’è) una bonifica da fare. La zona andava presidiata e ripulita, come chiesto da ultimo appena due giorni prima dell’incendio.
Ora il tavolo in Prefettura, che Europa Verde chiedeva sin da settembre scorso rispetto al rischio di incendi a Manfredonia, Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo. L’ultima mail di sollecitazione risale al 13 luglio scorso - inviata a Prefettura, Regione Puglia – ARIF, presidente della Provincia, Parco nazionale del Gargano, Consorzio di bonifica del Gargano – firmata da Innocenza Starace e Lorenzo Gagliardi come coordinatori provinciali di Europa Verde - Verdi di Manfredonia insieme ai consiglieri comunali sipontini di maggioranza Alfredo De Luca e Michele Prencipe. Chiedevano di convocare un tavolo in Prefettura dopo aver spiegato la situazione di estremo rischio, anche come parte dei comitati spontanei per la salvaguardia della frazione Montagna di Manfredonia e di Valle Carbonara e Bosco Quarto di Monte Sant'Angelo.
“La situazione attuale in termini di squadre a terra, attrezzature ed infrastrutture non è quella necessaria e sufficiente per fermare lo scempio ambientale che stiamo vivendo da anni e che incrementa sempre di più i cambiamenti climatici, bruciando la vegetazione che invece dovrebbe eliminare la CO2 dall’atmosfera”, scrivevano nella mail. “La Puglia non ha mezzi aerei propri (i Canadair arrivano da Roma, Napoli, Lamezia Terme, etc.), le squadre ARIF sono distribuite in modo non omogeneo e non si tiene conto dei punti più a rischio, che possono essere desunti dalla tipologia di vegetazione e dallo storico degli incendi. Manca un coordinamento dei piani di protezione civile dei vari comuni, i punti idrici a cui le squadre accedono, spesso non sono a norma (attacchi UNI 70), molte aree non sono servite dalle reti telefoniche perché mancano i ripetitori e non si possono segnalare tempestivamente i focolai”.
Numerose le proposte provenienti dai comitati: “Incrementare il numero di operatori a terra con vedette del territorio su punti di osservazione adeguati e istituire di nuovo il corpo di polizia provinciale (unica in tutta la Puglia a non averla) e il corpo dei guardia parco da parte dell'ente Parco nazionale del Gargano; aumentare le attrezzature a loro disposizione come i droni con telecamere termiche; incrementare la possibilità di accedere all’acqua per lo spegnimento a terra con idranti diffusi sul territorio; aumentare le infrastrutture dei territori con ripetitori diffusi in modo da poter aumentare la videosorveglianza sia da parte pubblica che dei privati, con la Regione che deve fare azione di lobbing sui gestori delle reti; monitoraggio a distanza con telecamere ad infrarossi con georeferenziazione e lettura automatizzata con intelligenza artificiale”.
“Gli operatori ARIF spesso non conoscono il territorio né sono formati adeguatamente, inoltre possono intervenire solo nelle zone boschive”, spiegano a l’Attacco alcuni addetti ai lavori. “Vanno rimesse le vedette ARIF sul territorio, dove non sono possibile le telecamere termiche. Servono persone formate, che abbiano postazioni sopraelevate da cui poter controllare quello che avviene al livello stradale. Sono necessari più carabinieri forestali e vigili del fuoco. Ci sono oggi solo due forestali per ogni struttura e se uno è assente l’altro non può uscire in pattugliamento da solo, col risultato che il territorio resta sguarnito”.
Dall’opposizione sipontina Libero Palumbo, consigliere di Città Protagonista, ha chiesto la convocazione urgente di “un consiglio comunale straordinario per discutere degli eventi drammatici che stanno calpestando e cancellando ogni speranza di rinascita della nostra amata Manfredonia”, agendo “senza attendere il prossimo incendio o la prossima emergenza”.
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