Mentre si discute di quale possa essere la data di svolgimento del referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, va avanti la raccolta firme per il referendum oppositivo promossa dai comitati del no (dal 22 dicembre scorso oltre 221mila, dunque ad oggi il 44% del quorum di mezzo milione di sottoscrizioni). Le norme della Costituzione modificata prevedono, in sintesi: l'istituzione di due Consigli superiori della magistratura, di cui uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri; l'estrazione a sorte dei loro componenti; la creazione di un'Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari. Tra quanti sono impegnati in prima fila per il no alla riforma Nordio c’è il pubblico ministero foggiano Rocco Gustavo Maruotti, classe ’77, segretario generale dell’ANM (Associazione nazionale magistrati). L’Attacco lo ha intervistato.
Perché è contrario alla riforma?
Perché è una riforma che ha come unico e reale obiettivo quello di indebolire il Consiglio superiore della magistratura e, di conseguenza, ridurre la sua capacità di tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dal potere politico, che sono state volute dai Padri costituenti come uno strumento per consentire alla magistratura di svolgere una reale funzione di controllo sugli eventuali abusi di potere in danno dei cittadini.
Ci sono posizioni diverse tra i magistrati?
La stragrande maggioranza dei magistrati in servizio sono assolutamente contrari a questa riforma e non per ragioni corporative, perché nulla muterà nel loro status economico e giuridico, ma perché sono consapevoli della importanza di preservare il modello costituzionale fondato sulla separazione dei poteri. Pochissimi magistrati in pensione o destituiti dalla magistratura e che oggi fanno politica o ambiscono a farla, si dicono invece favorevoli a questa riforma, pur avendola avversata quando erano ancora in servizio. Ma la coerenza, si sa, ha un prezzo che non tutti sono disposti a pagare.
Si riuscirà ad eliminare il deleterio fenomeno delle correnti tramite il sorteggio dei componenti del CSM? L’accusa mossa alla magistratura è di non essersi “bonificata” dopo lo scandalo Palamara.
Le correnti sono associazioni di magistrati che si raggruppano, in modo assolutamente trasparente, in base alle diverse sensibilità culturali, ad un diverso modo di concepire l’organizzazione del lavoro e degli uffici giudiziari e al diverso modo di intendere il ruolo del magistrato nella società. Di per sé, perciò, non sono affatto un fenomeno deleterio, ma al contrario fisiologico e positivo. Il cosiddetto “scandalo Palamara” è stato piuttosto il frutto di un momento di debolezza delle correnti, che ha consentito ad un gruppo ristretto di persone, tra cui anche alcuni politici, di orientare in modo illegittimo le nomine dei dirigenti di alcuni uffici giudiziari. Tutto questo è stato solo il pretesto per introdurre il sorteggio come strumento di selezione dei componenti del CSM, che con le correnti non c’entra nulla e che servirà, in realtà, solo ad indebolire la componente rappresentativa dei magistrati nell’organo di autogoverno.
Hanno provocato molto sconcerto nell’ANM le parole del ministro guardasigilli Carlo Nordio sulla riforma “che restituirà alla politica il primato costituzionale”, mentre il sottosegretario Mantovano ha detto che la magistratura va “ricondotta”. Svelano il vero obiettivo di privare la magistratura del proprio potere di controllo, come dicono i comitati per il no?
Mi sembra del tutto evidente che sia così. Queste parole forniscono una interpretazione autentica del vero obiettivo della riforma. Di fronte ad una simile confessione solo chi è in mala fede può continuare a dire che questa riforma non serve alla maggioranza politica di turno per controllare la magistratura!
Il sorteggio dei componenti del CSM non convince nemmeno tutti i sostenitori del sì. Cosa pensa di tale previsione?
Che è offensiva persino dell’intelligenza di chi l’ha proposta. Nessuna persona di buon senso, che non sia in mala fede, può pensare che un organismo di garanzia di rilevanza costituzionale presieduto dal presidente della Repubblica possa funzionare meglio se composto da persone scelte a caso. Non è un caso, infatti, che nessun CSM al mondo viene selezionato usando i dadi o estraendo dei nomi da un’urna.
C’è una netta prevalenza delle intenzioni di voto per il sì, secondo i sondaggi. Crede che stavolta la riforma potrebbe andare in porto?
Il divario tra sì e no negli ultimi giorni si è ridotto, a dimostrazione del fatto che i cittadini, più tempo hanno per comprendere l’effetto che questa riforma produrrà, e più si convincono che è assolutamente necessario votare no. E non è un caso che il Governo era intenzionato a forzare la mano e fissare in anticipo la data delle votazioni, forzatura che per il momento è stata evitata dall’iniziativa di 15 cittadini che hanno promosso una raccolta di firme che in pochi giorni ha già raggiunto oltre 221.000 firme.
L’ex ministro Augusto Barbera (che è stato parlamentare Pd e presidente della Corte costituzionale) parla di “riforma inevitabile dopo la legge Vassalli”. Cosa risponde a chi parla di riforma “necessaria” nell’ottica del giusto processo e della parità delle parti? E a quanti ritengono che il sistema accusatorio “puro” sia il migliore?
Chi sostiene che questa riforma servirà a rendere i processi più giusti o è male informato o è in mala fede. In Italia quasi la metà dei processi si concludono con una sentenza di assoluzione e questo dimostra inequivocabilmente che il giudice è terzo e imparziale rispetto a tutte le parti del processo. Sul valore salvifico del “processo all’americana” vorrei fare riflettere tutti sul fatto che il sistema processuale americano, lungi dall’essere un sistema garantista, è quello che produce il più alto tasso di carcerazione al mondo. Non mi sembra perciò un modello da imitare.
Teme la politicizzazione del referendum? La presidente del Consiglio Meloni ha detto già che non si dimetterà nel caso prevarranno i no, negando la natura indubbiamente politica della riforma.
Un referendum sulla Costituzione ha necessariamente una portata politica perché, come scrive Gustavo Zagrebelsky, “la Costituzione è ciò che più politico ci sia”. Inoltre è stata la stessa presidente del Consiglio a dare una valenza partitica, nel senso di parte, a questa riforma, nel momento in cui ha deciso di presentarla come una proposta di legge del Governo.
I sostenitori del sì affermano che il fronte del no parla solo per slogan senza spiegare perché il pm sarebbe più condizionabile da parte del governo.
Il primo ad utilizzare uno slogan del tutto inappropriato è stato proprio il ministro Nordio che iniziò con il dire che per invitare gli italiani a votare sì al referendum avrebbe chiesto loro se sono soddisfatti di come funziona la giustizia in Italia, salvo poi dover ammettere che questa riforma non c’entra nulla con l’efficienza del sistema giudiziario. Il pericolo di condizionamento del pm prima e del giudice poi da parte della politica, invece, sarà la conseguenza immediata e diretta dell’indebolimento del CSM che non sarà più in grado di difendere l’autonomia e l’indipendenza di tutti i magistrati. Ma d’altronde che l’effetto sarà questo lo hanno detto chiaramente Meloni, Mantovano e Nordio.
Come pensate di far comprendere tanti e tali tecnicismi ai cittadini? E che possibilità può avere la raccolta firme per il referendum oppositivo?
Ai cittadini si deve parlare in modo chiaro e semplice per aiutarli a comprendere che, dietro i tecnicismi, si annida il vero e unico obiettivo di questa riforma, che è quello di avere giudici più controllabili dalla politica. In questo la raccolta di firme, se servirà anche solo ad avere più tempo per la campagna referendaria, avrà già raggiunto il proprio obiettivo.
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