Il dado è ormai tratto: con quella che dal fronte del no definiscono “forzatura”, il Consiglio dei ministri guidato dalla presidente Giorgia Meloni ha indicato le date di domenica 22 e lunedì 23 marzo per lo svolgimento del referendum costituzionale sulla discussa riforma Nordio della magistratura. Si tratta di un referendum confermativo, uno strumento di democrazia diretta che permette ai cittadini di esprimersi sull'approvazione di una legge costituzionale o di revisione costituzionale, come quella approvata nei mesi scorsi da Camera e Senato. Tale legge entra in vigore solo se confermata dal voto popolare, senza necessità di un quorum: è sufficiente la maggioranza dei voti espressi. Il quesito che si troverà sulla scheda elettorale sarà “Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”. Ha già preannunciato ricorsi il comitato di 15 cittadini che ha presentato un'altra proposta di referendum popolare sulla riforma e chiedeva di fissare la data “al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme”, ora al 74% (oltre 374mila firme) delle 500mila sottoscrizioni richieste entro la fine di gennaio. A livello politico la maggioranza di centrodestra è schierata compatta per il sì al referendum. Nell'opposizione, invece, ci sono posizioni diverse: se Carlo Calenda ha annunciato che Azione voterà sì e Matteo Renzi di Italia Viva prende tempo, Pd, M5s e Avs sono compatti per il no. Totalmente contraria è l’ANM, Associazione nazionale magistrati. Proseguono, intanto, i dibattiti pubblici. Oggi a San Severo l’evento “Riforma Nordio. Perché è giusto dire no”, che si terrà dalle ore 18.00 nella sala Fanelli a San Severo, con la professoressa Unifg Donatella Curtotti e il pm del Tribunale di Foggia Giuseppe Mongelli, membri del comitato Giusto dire no, e Amelia Viglione del presidio cittadino di Libera. Mentre l'articolazione territoriale del comitato referendario SìSepara - Fondazione Luigi Einaudi, guidata dal referente avvocato Lucio Cesarini, ha organizzato a Lucera l'evento “Le ragioni del sì al referendum sulla separazione delle carriere”, che si terrà in Piazza Duomo presso il Circolo Unione il 17 gennaio dalle ore 17.30 alla presenza dello stesso Cesarini, del presidente del Circolo Unione Silvio Di Pasqua, del presidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Ursitti, dell’avvocata Maria Lucia Di Bitonto e dell’avvocato Giovanni Tucci, presidente della locale associazione forense. E’ per il sì l’avvocato ed ex politico cerignolano Domenico Farina. L’Attacco lo ha intervistato.
Perché è favorevole alla riforma?
Della separazione delle carriere si parla da quattro decenni. Nel sistema accusatorio c'è una sfida alla pari tra le parti, con il giudice come terzo. Il passaggio da una funzione all'altra è stato reso più complicato ma non c'è mai stata finora una separazione effettiva delle carriere, perché magistrati requirenti e giudicanti sono rimasti un unico ordine giudiziario. Io penso, per dirla banalmente, che cane non mangia cane. Ad esempio, mi sono rifiutato di fare causa ad un altro avvocato e ho consigliato al cliente di spostarsi in un altro Foro.
Non teme rischi connessi all’alterazione dell’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato?
Non esiste tale rischio. L'articolo che viene riformato è il 104 della Costituzione, in cui resta fermo che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente. La sola novità riguarda la separazione tra magistratura requirente e giudicante. Ma il principio dell'autonomia e dell’indipendenza resta lì. Da qui è chiaro che non ci può più essere un unico CSM ma devono essercene due.
Ci sono posizioni diverse tra gli avvocati.
Sì, è vero ed è giusto che sia così, anche se quasi tutti i penalisti sono favorevoli alla riforma. La diversità di vedute è naturale, esiste anche tra i magistrati e anche all'interno dello stesso centrosinistra se pensiamo all'ambito politico. E’ il sale della democrazia.
Si sta assistendo ad una fortissima politicizzazione del referendum.
Trovo assurdo che si voti contro per cercare di dare una spallata al governo Meloni e a favore per sostenere questo esecutivo. C'è il rischio concreto che non sia un voto sul merito della questione. Io sono di destra, come noto, ma non sono amico di Giorgia Meloni. Da un decennio non faccio più politica attiva e non ho più rapporti con Fratelli d'Italia, pur essendo stato uno dei tre fondatori del partito in Capitanata. Voto sì perché condivido il principio di questa riforma, ovvero dare completa attuazione al giusto processo e alla parità delle parti.
Qual è la sua esperienza di avvocato al riguardo?
Molti dicono che il pm diventerà un super poliziotto. Io non ho mai visto un pm che si stracci le vesti per trovare prove a favore dell'imputato, nella mia lunga carriera. Non mi è mai capitato, tant’è che è stata fatta una legge sulle indagini difensive. Dopo 45 anni di professione, iniziata quando avevo 23 anni, non mi sento di dire che sia un processo ad armi pari, assolutamente no. E questo mi dà sempre più fastidio con l'avanzare dell'età. Sicuramente ci sono richieste, da parte dei pm, di assoluzione e di archiviazione. Non c'è un appiattimento tra la posizione dei pm e quella dei giudici, ma rimangono sempre parte della stessa famiglia e, ripeto, non li ho mai visti cercare effettivamente prove a favore degli imputati.
Si riuscirà ad eliminare il deleterio fenomeno delle correnti tramite il sorteggio dei componenti del CSM? L’accusa mossa alla magistratura è di non essersi “bonificata” dopo lo scandalo Palamara.
Il correntismo secondo me non può essere eliminato. Rimarrà un certo correntismo, ma non avrà la stessa efficacia di oggi nel determinare ad esempio le carriere dei magistrati.
Il sorteggio dei componenti del CSM non convince nemmeno tutti i sostenitori del sì. Cosa ne pensa?
Considero falsa l'obiezione sulla competenza: se io posso decidere di infliggere 10 anni di condanna come è possibile che non sia competente per il CSM?
Hanno provocato molto sconcerto nell’ANM le parole del ministro guardasigilli Carlo Nordio sulla riforma “che restituirà alla politica il primato costituzionale”, mentre il sottosegretario Mantovano ha detto che la magistratura va “ricondotta”. Svelano il vero obiettivo di privare la magistratura del proprio potere di controllo, come dicono i comitati per il no?
Sono dichiarazioni allucinanti. Chi riveste una carica istituzionale non dovrebbe mai fare affermazioni di questo tipo. Sono sicuramente improprie ed incaute, derivanti dal fatto che il referendum è stato politicizzato. Detto questo, come posso ricondurre la magistratura se la norma è quella? Non è possibile, un potere non può sovrastare un altro potere dello Stato. Diverso è, invece, quanto accade negli Stati Uniti.
C’è una netta prevalenza delle intenzioni di voto per il sì, secondo i sondaggi. La riforma andrà in porto?
Avverto il prevalere dei sì ma non ho mai creduto i sondaggi per mia formazione politica. Non mi stupirei, dunque, se accadesse il contrario nelle urne.
Si rischia che sia un voto di gradimento sulla magistratura da parte degli elettori?
Qui non si discute del giudizio sulla magistratura italiana. Anzi, è assai pericoloso generalizzare il giudizio su un ordine che esercita un potere dello Stato.
Come replica a chi sostiene, dal fronte del sì, che il vero timore dei magistrati sia ritrovarsi un governo pronto al successivo passo, ovvero l’introduzione nei loro confronti della responsabilità risarcitoria al pari di tutti gli altri dipendenti pubblici?
La responsabilità civile del magistrato per me è indispensabile che venga introdotta. Perché il magistrato non deve rispondere dei propri errori al pari degli altri? Oggi paga lo Stato, che può agire in rivalsa. Ma sono pochissime le azioni di rivalsa. Quando fondammo FdI, con l'attuale ministro della difesa Crosetto parlammo proprio di questo problema, ovvero della necessità di introdurre una vera e autentica responsabilità civile dei magistrati.
Questa riforma incide su quello che dal fronte del sì qualcuno ha definito “gemellaggio incestuoso” tra CSM e ANM?
E’ indubbio, per me, che dopo il caso Palamara non si sia bonificato un bel niente nella magistratura italiana. Lo ammettono anche magistrati di livello nazionale. Questo gemellaggio incestuoso esiste e va fermato.
Ma lei, da spirito critico nel centrodestra, ammette che talvolta il potere politico nutre davvero una certa insofferenza al controllo?
L’arroganza del potere e un senso di impunità effettivamente esistono in alcuni casi, ma questa riforma va oltre. E io non credo al pericolo di un pm che avrà timore di decidere e di assumere decisioni sgradite al potente di turno.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).