San Severo, Libera insieme al comitato Giusto dire NO. Mongelli: “Con Sì meno tutele per diritti cittadini”

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Nella serata di ieri, presso la Sala Fanelli sita in Piazzale Cappuccini a San Severo, il presidio cittadino di Libera e il Comitato giusto dire no si sono uniti per un dibattito dal titolo “Riforma Nordio. Perché è giusto dire no”. Durante l’incontro sono intervenuti Giuseppe Mongelli, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Foggia, Donatella Curtotti, professoressa di Diritto Processuale Penale e componente del coordinamento distrettuale del Comitato giusto dire no, e Amelia Viglione del Presidio di Libera San Severo. Ha moderato l’incontro Luca Maria Pernice, giornalista del Corriere della Sera.

Partendo dal titolo del dibattito, il Sostituto Procuratore Giuseppe Mongelli ha spiegato a l’Attacco perché sarebbe giusto dire no: “Riteniamo che la riforma Nordio alteri l’equilibrio dei poteri dello Stato e vada a stravolgere quello che è l’assetto dei poteri disegnato dalla nostra Costituzione, pensato dai Padri Costituenti per garantire il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”, ha aggiunto il magistrato.

“Riteniamo che questa riforma, che spacca in due la magistratura e che priva il Consiglio Superiore della Magistratura della funzione disciplinare, comporti una maggiore ingerenza della politica nei due CSM e, quindi, si potrebbe prestare a forme di controllo adoperate dai singoli magistrati, con una riduzione di tutele per i diritti dei cittadini”.

La scelta di Libera di aderire al Comitato per il no ha due precise motivazioni, che la professoressa Amelia Viglione, del presidio Libera San Severo, ha spiegato a l’Attacco: “Quella di Libera è una scelta di civiltà giuridica perché la riforma costituzionale, così com’è prevista, crea il rischio di indebolimento dell’autonomia della magistratura. Quindi, di compromissione dell’imparzialità dei giudici con inevitabili ripercussioni sulle tutele delle garanzie e dei diritti dei cittadini, soprattutto dei più deboli”, ha continuato la docente. 

“La seconda motivazione, non meno importante, è quella per cui la separazione delle carriere non è accompagnata, come anche molti giuristi hanno sostenuto, da garanzie adeguate per evitare l’influenza, l’interferenza del potere esecutivo sull’esercizio dell’azione penale e quindi sull’attività dei pubblici ministeri, che promuovono l’azione e il processo penale. Sappiamo tutti che rendere i PM più deboli significa intralciare, indebolire le indagini e il contrasto alla lotta contro i reati, soprattutto quelli legati alla corruzione e alla pubblica amministrazione, che coinvolgono pubblici dipendenti e poteri forti, quello finanziario e quello politico. L’esperienza degli ultimi anni ha insegnato che la magistratura è riuscita a raggiungere risultati importanti nella lotta alla mafia e alla corruzione soprattutto quando è stata libera di indagare anche contri i poteri forti”, ha concluso Viglione. 

“Questi sono sostanzialmente i motivi che hanno indotto Libera a scendere in campo in questo dibattito referendario e aderire al Comitato società civile per il no, e sottolineo società civile, cioè un comitato che vede la partecipazione di molte associazioni e di anime della nostra società civile. È una battaglia di civiltà giuridica per Libera”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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