Erano i primi di dicembre 2025 quando l’Attacco, nel dare spazio alle voci del sì e del no rispetto alla riforma Nordio della magistratura, intervistò il sostituto procuratore della Procura di Foggia Giuseppe Mongelli, coordinatore di inchieste molto importanti nella provincia daunia e col collega Matteo Stella membro del direttivo dell’allora neonato comitato ‘Giusto dire no’ per Capitanata, BAT e Città Metropolitana di Bari. Ad oltre tre mesi di distanza e dopo una rovente campagna referendaria, le urne del 22 e 23 marzo hanno ribaltato i pronostici favorevoli al sì e segnato la netta bocciatura, da parte dei cittadini italiani, della riforma costituzionale voluta dal governo Meloni. La partecipazione al voto referendario è stata davvero importante: il 58,9% di affluenza indica un’attenzione elevata da parte dell’elettorato. Il no ha vinto col 53,2%: un risultato che premia gli sforzi di magistratura, centrosinistra, società civile, con ovvia soddisfazione di quanti sostenevano le ragioni della contrarietà alla legge, come Mongelli, che l’Attacco ha nuovamente intervistato.
È stato un esito sorprendente o lo aveva intuito?
Nella precedente intervista di dicembre scorso affrontammo questo tema e già all'epoca ero cautamente ottimista sull'esito del voto. Ritenevo possibile recuperare i 10 punti scarto che davano i sondaggi. Oggi sono felicemente sorpreso, ma non del tutto.Gli analisti avevano previsto una partecipazione alle urne molto più basso. Come se lo spiega?
L'alta partecipazione ha sorpreso anche me. Tutti si aspettavano un dato molto più basso trattandosi di un referendum dal profilo molto tecnico. A posteriori ripenso ai tanti incontri coi cittadini, tutti molto partecipati. Credo di poter affermare che i cittadini abbiano percepito i pericoli insiti in questa riforma e penso che questo li abbia spinti a votare, si è trattato di una grande mobilitazione dal basso in difesa della Costituzione.
Come legge questo voto da parte dei cittadini italiani? Cosa ha inciso di più?
L’elemento determinante è stato la mobilitazione della società civile. Dal mio punto di vista il merito prevalente di questo esito va proprio alle cittadine e ai cittadini, a tutte le realtà associative che hanno abbracciato questa causa: il comitato dei magistrati ‘Giusto dire no’, che è stato il primo a partire; il comitato della società civile; le associazioni radicate sui territori e i partiti.
Come commenta il voto massiccio dei giovani per il no?
Credo che la nostra Costituzione sia più giovane di quanto ci vogliano far credere. Contiene principi universali che i giovani conoscono e in cui si riconoscono, principi che vanno attuati, non riformati o cancellati.
Quale è stata, secondo lei, la motivazione prevalente degli elettori nel votare no?
I cittadini hanno ben compreso i rischi di questa riforma: controllo politico della magistratura, stravolgimento dell’equilibrio dei poteri dello Stato, ovvero del principio di separazione dei poteri.
Sembrava dovesse essere un voto di gradimento sui magistrati italiani: ebbene, a quanto pare gli elettori hanno dato più fiducia a loro che alla politica di governo. È così?
La campagna referendaria del si è mossa in questi termini: una riforma contro la magistratura, una riforma per punire i magistrati. Emblematica la vignetta che rappresenta il ministro Nordio tagliare in due un magistrato con un’accetta.
Questa campagna referendaria è stata molto accesa, con dichiarazioni talvolta eccessive o false. Cosa le ha dato più fastidio di quanto è stato detto, da parte degli opposti schieramenti?
Ho sentito cose davvero spiacevoli in questa campagna referendaria, attacchi assai scomposti contro i magistrati, anche da parte di rappresentanti delle istituzioni, oltre che dai comitati del sì, con ricorso anche a vere e proprie falsità. Al contrario il comitato “Giusto dire no” si è concentrato sul merito della riforma. I cittadini hanno apprezzato anche questo. Come è stato efficacemente detto dal presidente del comitato Antonio Diella, abbiamo trattato i cittadini da persone adulte. Mi dispiace per gli attacchi scomposti contro l'intera categoria dei magistrati, sono state così tante le dichiarazioni inopportune, gli attacchi ad personam che oggi faccio fatica a dire cosa sia risultato per me peggiore.
Ritiene che una simile riforma verrà riproposta, o che passeranno alcuni decenni prima che se ne riparlerà?
Non avendo la sfera di cristallo non posso dire se una riforma verrà ripresentata in questi termini nei prossimi anni. Di sicuro noi come magistrati non ci siamo mai opposti ad una riforma della giustizia, ma non era questa la riforma che potesse garantire un miglioramento del servizio e una tutela effettiva ed efficace dei diritti dei cittadini. Restiamo sempre aperti al confronto.
Come replica a chi sostiene che la magistratura è emersa come soggetto dal ruolo politico e che è stato inopportuno per alcuni magistrati, specie quelli con un ruolo istituzionale (come i capi delle Procure) partecipare ad eventi del no, schierati accanto ai politici?
E’ stata una campagna referendaria su un tema centrale. I magistrati sono prima di tutto dei cittadini e hanno tutto il diritto di partecipare al dibattito pubblico, nei limiti della continenza che si impone al loro ruolo. Noi abbiamo partecipato a varie iniziative con le nostre competenze tecniche su un tema che ci riguardava in prima persona con l’unico fine di informare i cittadini. Partecipare al dibattito pubblico non significa essere un soggetto politico. La democrazia si fonda sul confronto tra tutti i cittadini, compresi i magistrati.
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