L’infinita bonifica del SIN ex Enichem e una comunità ancora ferita. Emoziona il teatro civile degli Apocrifi

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E’ tutto maledettamente vero, è tutto successo realmente. Una comunità dilaniata dal contrasto lancinante tra fame di lavoro e tutela della salute e dell’ambiente, i danni creati dalla fabbrica di Stato, la coraggiosa e mai vista prima opposizione delle donne alle decisioni prese dall’alto sulla pelle dei cittadini. Sono tanti i motivi per cui ha provocato grande commozione e un profluvio di emozioni diverse la riproposizione a Manfredonia dello spettacolo “Sottosopra. La città salvata dalle donne e altri scherzi simili”, una delle produzioni storiche della compagnia Bottega degli Apocrifi. Tre giornate di pienone, da sabato e ieri sera, per un ritorno tutt’altro che casuale a 19 anni dal debutto dello spettacolo: il 26 settembre di quest'anno sarà trascorso mezzo secolo dall'incidente più grave dell'ex petrolchimico Anic-Enichem di Manfredonia, quando scoppiò la colonna d'arsenico. E tuttora si attende la conclusione dell'infinita bonifica dai mille veleni lasciati dall'impresa di Stato. Con un cast rinnovato e un coro di più di cinquanta donne in scena, che hanno partecipato alla chiamata pubblica del laboratorio teatrale “inSUBBUGLIO”, “Sottosopra” – scritto da Stefania Marrone e Cosimo Severo per la regia dello stesso Severo – torna a raccontare una ferita e un conflitto ancora irrisolto: la vicenda Enichem, che nel 1988 mostrò a tutti la difficile convivenza tra la città e la fabbrica inquinante. Sottosopra la terra, le sedie, i giornali, la città, il potere. Nel 1988 un movimento di 3.000 donne protestò contro la fabbrica chimica che da vent’anni minacciava la città con ripetuti incidenti. Sottosopra allora le abitudini: mogli, madri, figlie, nonne, lavoratrici, casalinghe, si ritrovarono in piazza tutte le sere. Sottosopra le parole: nessuno credeva più alla politica, nè alla stampa. La piazza credeva solamente alla piazza e le donne provarono a credere alle donne. Sottosopra le relazioni: i vicini di casa, i conoscenti, gli amici, i familiari si divisero. Presenti in platea anche il sindaco Domenico la Marca e la vicesindaca Cecilia Simone, oltre a tante donne che manifestarono contro la fabbrica dei veleni, a cominciare dalla professoressa Rosa Porcu. 

“In questi 19 anni siamo cambiati anche noi Apocrifi. La prima versione dello spettacolo risale al 2007”, ha spiegato sabato sera Marrone a l’Attacco, “quando guardavamo a questa città, arrivati nel 2004, con lo sguardo di chi cercava di comprenderla e di mischiarsi alla sua comunità, per non essere un corpo estraneo. Oggi sono 23 anni che Bottega degli Apocrifi è a Manfredonia e si sente parte integrante di questa città. Il nostro tentativo di restituire la vicenda dell’Enichem oggi è ancor più un modo di raccontarla collettivamente, come storia di una comunità che ci comprende. La vicenda è quella, i fatti sono quelli. A raccontarla sono, oltre ad attori e musicisti, alcune donne di Manfredonia, che riportano in vita il Movimento cittadino donne e che allo stesso tempo attraversano quella storia coi loro corpi, volti, voci del 2026. Ad ascoltare ci sono cittadini del presente”.

In questi quasi due decenni è successo tanto, a cominciare dalla ricerca epidemiologica partecipata che ha confermato i danni alla salute della popolazione, causati dai veleni della fabbrica di Stato. “Dire Enichem a Manfredonia oggi è ancora un tabù”, ha aggiunto Marrone. “Significa che il conflitto è ancora vivo e aperto. E questo vuol dire che c’è una consapevolezza che non si rassegna ad aumentare. Il fatto che ci sia stata una ricerca epidemiologica e che sia sorta negli scorsi anni la Casa della salute e dell’ambiente non è scontato. In qualche modo la comunità sta lavorando nella giusta direzione. Quello che invece non c’è ancora stato, e che aspettiamo imperterriti, è il completamento della bonifica del SIN ex Enichem”.

Se parlare di Enichem nel Golfo è ancora di scottante attualità è proprio perché i veleni continuano a intossicare parte dei suoli e della falda, mentre un intervento sul mare non è mai stato previsto. Se ne discuterà stasera dalle ore 20.30 presso il teatro Dalla, in un dibattito pubblico dal titolo “Il conflitto della Memoria: Manfredonia 1976-2026”. La data del 26 settembre 1976 a Manfredonia segna uno spartiacque: c’è un prima e un dopo lo scoppio dell’arsenico, cioè della colonna di lavaggio dell’ammoniaca della fabbrica Enichem, contenente arsenico che si disperse nell’aria e nel terreno circostante. In quel momento qualcosa si incrinò nella relazione tra la città e il petrolchimico portato dallo Stato a risollevare le sorti di questo Sud malandato. Gli incidenti che da allora si susseguirono segnarono profondamente questa convivenza, diventata sempre più difficile, fino alla minaccia della costruzione di un inceneritore, fino alla notizia dell’arrivo di una nave carica di rifiuti tossici nel porto. Ne seguì la più grande protesta che la città ricordi: la manifestazione dei 40.000 dalla città fino al porto industriale. All’incontro parteciperanno il sindaco sipontino Domenico la Marca, l’avvocato ed ex primo cittadino Gaetano Prencipe, l’ex senatore Franco Carella, la presidente della Casa della salute e dell’ambiente Rosa Porcu, le rappresentanti del Movimento cittadino donne, il direttore de l’Attacco Piero Paciello e tutti coloro che furono protagonisti di quella vicenda.

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