Da quando Angelo Riccardi ne ha dato notizia – nella mattinata di sabato scorso -, a Manfredonia l’unico argomento di discussione sono gli immigrati arrivati in città e ospitati nella Casa della Carità gestita dalla Caritas diocesana. Sono due i binari su cui è montata e continua a crescere la polemica: l’assenza di comunicazioni preventive, come appuntato da Riccardi; il timore di come costoro passeranno le loro giornate, dal momento che non sono reclusi e godono di piena libertà individuale. Il Sindaco Domenico la Marca ha cercato di chiarire come stanno le cose, tardivamente a detta di tutti e soltanto perché tirato per la giacchetta. Il baillame mediatico era cresciuto così tanto che il primo cittadino doveva per forza fornire la sua versione dei fatti. “Alla fine del mese di marzo si è conclusa la procedura di gara per l’affidamento dei lavori relativi alla costruzione del Villaggio di Accoglienza – la sua ricostruzione -. Conseguentemente, la Prefettura ha disposto la ricollocazione degli ultimi ospiti presenti nel CARA, avvalendosi della disponibilità di strutture private nei territori di Foggia, Manfredonia, San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis”.
“La collocazione nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) è gestita direttamente dalle Prefetture, in collaborazione con soggetti privati accreditati. A Manfredonia, la Caritas Diocesana, insieme alla Cooperativa Alcantara, già impegnata nella gestione di diverse strutture, ha manifestato la propria disponibilità ad accogliere fino a 100 cittadini stranieri richiedenti asilo, provenienti da Pakistan, Bangladesh, Iraq e Siria”.
“I cittadini richiedenti asilo vengono ospitati temporaneamente nei CAS per una prima fase di accoglienza, necessaria al successivo inserimento nei progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione)”. L’invito finale è “restiamo umani, restiamo persone che non puntano il dito, ma tendono la mano”.
Tuttavia non è bastato a placare gli animi e, anzi, quasi a volersi parare davanti per risparmiargli ulteriori imbarazzi, è intervenuto l’arcivescovo Franco Moscone. La consecutio temporum degli eventi, conferma l’arcivescovo, inizia da una “sollecitazione della Prefettura di Foggia” e “portando a conoscenza il sindaco la Marca e l’Amministrazione comunale di Manfredonia è stato stilato un progetto per dare accoglienza ad una settantina di extracomunitari, già presenti nel nostro territorio comunale (cioè a Borgo Mezzanone, che è una frazione del Comune sipontino), presso la Casa della Carità di Manfredonia”.
“In questo modo Casa della Carità riprende l’identità già avuta in passato fino al 2019. Dopo lavori di adattamento, che hanno costituito un esborso economico ed il bisogno di mesi di lavoro, fungerà da CAS, Centro di Accoglienza Straordinaria – ha anticipato Moscone -, per un successivo inserimento dei migranti nel progetto SAI, Sistema Accoglienza e Integrazione”. Senza peli sulla lingua, osserva che “pur di fronte a un’accoglienza umana e cristiana, dovuta a questi nostri fratelli migranti, una polemica becera e di certo non cristiana, si sta sollevando in questi giorni in città, suggerita dalla paura dell’altro, solo perché straniero e povero”.
Proprio queste parole senza mezzi termini hanno catapultato anche l’arcivescovo nell’occhio del ciclone dei social. E non solo, visto che, per esempio, il consigliere comunale Ugo Galli ha stigmatizzato con la riflessione che “eravamo convinti che l’unico potere della Chiesa fosse quello spirituale di guida delle anime. Non mancano, invece, attuali contaminazioni, da parte del potere temporale, ossia di quello che - apparentemente terminato il 20 settembre 1870 - riguardava (o riguarda ancora) il governo politico del clero”.
Galli che aveva già eccepito contro l’Amministrazione comunale che “si è preferito agire in assoluto silenzio e con il favore delle tenebre, tenendo all’oscuro di questa vicenda chiunque”.
“Questo episodio è di una gravità inaudita! È semplicemente il tradimento del rapporto fiduciario che un amministratore instaura con la sua comunità! Quindi non solo del sindaco – ha commentato il consigliere Vincenzo Di Staso (Noi Moderati) -, ma anche della sua giunta e dei consiglieri comunali di maggioranza che hanno tenuto il più stretto riserbo su questa operazione top secret. A meno che assessori e consiglieri di maggioranza – il suo dubbio -, di cui in questi giorni non è pervenuta voce alcuna, siano anche loro totalmente ignari di questa vicenda. E ciò sarebbe ancora più grave, perchè farebbe nutrire ancor più leciti sospetti sul perché di tanto riserbo e tanta segretezza”.
Nemmeno Di Staso, comunque, ha taciuto rispetto alle parole dell’arcivescovo. A lui pare riferirsi quando afferma che “la nostra Comunità non accetta lezioni di civiltà da parte di nessuno! Tanto meno necessitano sermoni paternalistici da cui si evince solo lo sferzante disprezzo per le regole democratiche della condivisione e della trasparenza che riviene, evidentemente, da un ambiente avvezzo a gestire e comandare e non certo ad amministrare”.
La segreteria cittadina di Forza Italia sostiene che “la storia insegna che l’integrazione funziona quando è graduale, silenziosa, reciproca. Il contrario spesso genera distanza, diffidenza, separazione. Non è razzismo dirlo. È realismo! Accogliere significa assumersi una responsabilità: servizi, lavoro, casa, scuola. Significa avere una città pronta. E Manfredonia, oggi, lo è? Oppure sta subendo una scelta più grande di lei, comunicata troppo tardi? Qui non si sceglie tra umanità e chiusura. Si sceglie tra ordine e improvvisazione, tra integrazione e concentrazione, tra trasparenza e silenzio. Perché le città non sono numeri. Sono equilibri. E gli equilibri, quando si rompono, non fanno clamore subito. Si incrinano piano. Poi si spezzano. Restare umani – concetto sui cui insiste il Sindaco -, oggi, significa anche questo: farsi domande prima che sia troppo tardi”.
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