Alla vigilia del 25 aprile, festa della Liberazione, e a poche settimane dall’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana, la Regione Puglia rilancia l’attenzione sul fenomeno dei neofascismi. Questa mattina, nella sala Di Jeso della Presidenza della Regione a Bari, è stato presentato il secondo report dell’Osservatorio regionale sui neofascismi in Puglia dal titolo “Essi vivono”, aggiornamento del primo documento pubblicato nel gennaio 2024. Un lavoro che conferma come il fenomeno non sia residuale né confinato alla memoria storica, ma continui a manifestarsi in forme nuove e più difficili da intercettare.
Il report analizza il periodo compreso tra dicembre 2023 e febbraio 2026 e mette in evidenza un cambiamento importante: diminuiscono gli episodi di squadrismo esplicito, come aggressioni e spedizioni punitive, ma aumentano le occasioni di esibizione identitaria, tra commemorazioni nostalgiche, cortei, raduni e iniziative pubbliche che puntano a normalizzare simboli e linguaggi del fascismo. Cresce inoltre il protagonismo di Gioventù Nazionale, organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, descritta dall’Osservatorio come protagonista di una “doppiezza”: da un lato il tentativo di ripulire la propria immagine pubblica, dall’altro la permanenza di retoriche xenofobe, suprematiste e antisemite emerse anche nell’inchiesta di Fanpage che ha coinvolto la sezione barese.
La presidente dell’Osservatorio Antonella Morga ha spiegato che “il neofascismo oggi non si presenta solo con le vecchie simbologie o con le aggressioni di strada, ma cerca spazi nei luoghi della formazione, nei social e nei rapporti con pezzi della politica istituzionale. È questa capacità di mimetizzarsi che lo rende ancora più pericoloso”.
Importante anche il capitolo dedicato a CasaPound e Forza Nuova. CasaPound riduce la visibilità pubblica ma continua il proprio radicamento attraverso scuole, università e rapporti con enti locali. Centrale anche la sentenza del Tribunale di Bari del 12 febbraio scorso contro 17 esponenti di CasaPound per l’aggressione al corteo antifascista del 2018: dodici condanne e il riconoscimento giudiziario del carattere neofascista della formazione.
Antonio Decaro ha sottolineato che “difendere la memoria significa difendere la democrazia. Non basta la condanna morale, servono vigilanza, educazione storica e responsabilità istituzionale”. Un messaggio che assume ancora più forza alla vigilia della Liberazione.
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