Era dicembre 2021 quando Mama International Business-Mib srl e Sviluppo Immobiliare Vallè srl di Aosta, aventi l’imprenditore sanseverese Maurizio de Martino come socio e amministratore, furono coinvolte in un’operazione di Procura di Roma e Guardia di Finanza su una presunta maxi truffa per i bonus edilizi, con richiesta di sequestro preventivo per oltre un miliardo di euro. L’inchiesta ipotizzava falsi crediti d'imposta collegati a interventi edilizi mai realizzati e a fatturazioni considerate fasulle. Da allora sono trascorsi cinque anni infernali per de Martino, che ha accettato di parlare con l’Attacco, lamentando “come una vicenda tecnica, complessa e ancora non definita sia stata trasformata in un personaggio mediatico, “Mr. Miliardo”, e come quella rappresentazione abbia inciso sulla mia identità, sulla mia reputazione, sulle mie imprese e sulla vita di molte persone coinvolte”. “Non tutto era Superbonus, non tutto era penale, non tutto era accertato, io non sono mai fuggito a Dubai e il diritto di replica è stato chiesto più volte senza essere davvero ascoltato”, sottolinea.
Il primo punto evidenziato dall’imprenditore è netto: è stato costruito un personaggio, più che spiegata una vicenda. “L’espressione “Mr. Miliardo” è efficace, resta impressa, produce attenzione, ma quando viene usata senza un contraddittorio pieno diventa una forma di condanna mediatica preventiva. Non descrive una persona reale, la sostituisce con una maschera pubblica. A quella maschera è stata poi aggiunta una notizia falsa e gravissima: l’idea che io fossi fuggito, addirittura a Dubai. Ma io non sono mai fuggito a Dubai, non mi sono mai sottratto, non mi sono mai allontanato dal mio territorio e non ho mai avuto intenzione di farlo. Quella ricostruzione non è stata una semplice imprecisione giornalistica: è stata una rappresentazione talmente grave da rendere necessario presentare un esposto-querela per diffamazione nei confronti di Repubblica. Scrivere che io mi sarei “rifugiato” o sarei “fuggito” a Dubai ha prodotto un danno reputazionale immediato e concreto, perché ha consegnato al pubblico l’immagine di una persona che si sottrae, mentre io non mi sono mai mosso dal mio territorio e non mi sono mai sottratto ad alcunché. Ma il danno più grave resta un altro: una volta creato il personaggio, la smentita non ha avuto la stessa forza della falsa immagine iniziale”, continua il sanseverese.
“Questo è un tema di diritti fondamentali della persona. Ogni uomo ha diritto alla propria identità, alla propria dignità, alla propria reputazione e a non essere ridotto a un titolo. Ogni cittadino ha diritto a che la propria vicenda sia raccontata distinguendo i fatti dalle ipotesi, gli atti dagli accertamenti, la cronaca dalla suggestione. Ogni persona indicata pubblicamente con un’etichetta così pesante ha diritto a una replica effettiva, non simbolica; a un contraddittorio reale, non promesso; a una verifica seria, non rinviata”.
Il secondo punto è l’equivoco tecnico sui bonus edilizi. “Da anni si continua a parlare genericamente di “Superbonus”, come se ogni credito edilizio, ogni cessione, ogni pratica e ogni contestazione appartenessero allo stesso contenitore”, rimarca de Martino. “Questo è sbagliato. Il Superbonus 110% è una disciplina specifica, nata con l’articolo 119 del decreto Rilancio. Accanto ad essa esistevano già altri bonus edilizi, altri crediti, altri meccanismi e altri presupposti. La data del 12 novembre 2021 è centrale perché coincide con l’entrata in vigore del decreto anti-frodi, che ha irrigidito controlli, visti e asseverazioni. Ciò che era stato maturato, comunicato o impostato prima di quella data non può essere raccontato come se fosse automaticamente soggetto alla stessa logica, agli stessi sospetti e alla stessa disciplina successiva. Questo equivoco non è un dettaglio da specialisti. È uno degli errori fondamentali che ha retto la lettura pubblica della vicenda. Se si confonde tutto con il Superbonus si finisce per non capire nulla. Si confondono bonus diversi, si confondono date diverse. Si confondono piani amministrativi, tributari e penali che sono collegati, ma non coincidono. Si confonde un’ipotesi investigativa con un accertamento definitivo. Si confonde un blocco operativo con una responsabilità provata. Si confonde la complessità di una vicenda d’impresa con una formula giornalistica”. Il terzo punto su cui l’imprenditore si sofferma con l’Attacco è l’effetto umano e territoriale.
“Qui non si parla soltanto di fascicoli giudiziari, ricorsi o memorie. Si parla di cantieri iniziati e rimasti bloccati, opere lasciate a metà, famiglie in attesa, professionisti e tecnici coinvolti per anni in una situazione sospesa, fornitori e lavoratori che hanno visto interrompersi un’attività”. Maurizio de Martino ricorda il blocco della piattaforma crediti, l’impossibilità di utilizzare o far circolare crediti d’imposta, la paralisi operativa e finanziaria, la necessità di mettere in sicurezza cantieri rimasti fermi. “Questo è un fatto pubblico e territoriale. Quando un cantiere resta fermo per anni, quando una famiglia aspetta una risposta, quando un lavoratore o un professionista resta appeso a una vicenda non definita, non siamo più davanti solo a una notizia giudiziaria. Siamo davanti a un pezzo di vita reale congelata”, lamenta.
“Il quarto punto”, continua, “è il più grave sul piano democratico: il contraddittorio è stato chiesto e non è stato ascoltato. Trasmissioni importanti di inchiesta giornalistica, come Report, hanno affrontato la vicenda e hanno lasciato intendere che, se avessi avuto qualcosa da dire o da replicare, ci sarebbe stato spazio per ascoltarmi. A distanza di anni, nonostante richieste ufficiali, solleciti e documenti inviati, quella possibilità non si è mai tradotta in una vera replica pubblica. Ho chiesto di essere ascoltato da Report/RAI, da Giletti, da Porro, da La7, da altre testate e redazioni. In alcuni casi mi sono rivolto a programmi che ritenevo adatti proprio perché capaci di affrontare temi complessi. In altri casi ho chiesto semplicemente una rettifica o una possibilità di spiegare. Il risultato, però, è stato quasi sempre lo stesso: silenzio, indifferenza, assenza di un vero spazio di replica. Io non ho evitato il confronto, l’ho cercato. Ho chiesto, come uomo libero e come imprenditore, di poter spiegare pubblicamente la mia versione dei fatti”. Chiarissima la conclusione dell’uomo: “Dopo tanti anni di distruzione reputazionale, personale e imprenditoriale, non è accettabile che la mia identità pubblica resti affidata a un personaggio costruito mediaticamente. Non è accettabile che una persona venga trasformata in una caricatura. Non è accettabile che una vicenda tecnica venga ridotta a uno slogan. Non è accettabile che un equivoco sui bonus venga ripetuto senza essere chiarito. Non è accettabile che una presunta fuga a Dubai continui a pesare nell’immaginario collettivo nonostante sia falsa. Non è accettabile che le richieste di replica restino ignorate”.
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