Tendopoli di Cerignola, dopo le parole di Bonito le opposizioni chiedono l’intervento del prefetto

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Le parole pronunciate da Francesco Bonito a “Fuori dal Coro”, su Rete 4, sull’ordinanza di sgombero della tendopoli di via Candela, a Cerignola (“Questo sarà un problema del mio successore”), hanno provocato la reazione delle opposizioni.

Il segretario cittadino di Forza Italia Carlo Dercole le ha giudicate di “una gravità indicibile”, sostenendo che Bonito non avrebbe preso in giro solo i cerignolani ma l’intero sistema, e ha chiesto pubblicamente al nuovo prefetto di Foggia, Antonio Giannelli, di intervenire per far rispettare l’ordinanza.

Su Facebook il consigliere comunale di Avanti Cerignola Rino Pezzano ha definito la dichiarazione “sconcertante”. Per lui il sindaco ammette di aver firmato l’ordinanza senza averla mai voluta applicare, e il problema del successore, replica, è di Bonito e della sua amministrazione, oggi. Pezzano chiede a Prefettura e autorità competenti di verificare cosa sia accaduto all’atto e se dalla condotta dell’amministrazione emergano profili di responsabilità, anche giuridica.

Anche il consigliere comunale di opposizione Tommaso Sgarro, presidente di Noi Comunità in Movimento, era già intervenuto il 24 settembre, all’indomani della firma, parlando di fallimento politico dell’amministrazione: per lui l’ordinanza certifica l’assenza di programmazione su un’emergenza prevista, e lo sgombero toglierà la tendopoli da via Candela ma non le ragioni per cui è nata. Indicava come strada protocolli d’intesa con associazioni e terzo settore per garantire condizioni minime di accoglienza.

Dopo l’intervista a Rete 4 torna sul tema su Facebook con l’hashtag #tendopoli. Il problema, scrive, non è tanto l’ordinanza che il sindaco non intende applicare, quanto la frase sul successore: “È una risposta che certifica come non sia stato mosso un dito a monte”. Chi amministra, osserva, dovrebbe programmare e non gestire emergenze, soprattutto quando sono ricorrenti. Poi allarga il tiro: la responsabilità non è solo del sindaco, e a qualche mese dalle elezioni è “troppo facile” saltare fuori dalla barca che affonda, dopo aver contribuito a farla affondare. Senza fare nomi.

Tre interventi diversi e un destinatario comune: la Prefettura, chiamata in causa da Dercole e da Pezzano, mentre Sgarro punta sull’assenza di programmazione.

(di Luca De Marco)

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