Non è una suggestione recente né una teoria isolata. L’identificazione tra l’antica Uria e l’attuale Vieste attraversa decenni di studi, confronti e ipotesi che, nel tempo, hanno coinvolto storici e studiosi del territorio. Un tema rimasto aperto, mai definitivamente risolto, ma che oggi torna ad affacciarsi con rinnovata attenzione anche fuori dagli ambienti accademici. A riportarlo al centro è anche Daniele Balzini, imprenditore viestano e fondatore di Dragut Vieste e del progetto Birra Uria, che ha avviato un percorso autonomo di approfondimento: “Mi sono reso conto che sempre più persone chiedono la vera storia di Vieste - racconta a l’Attacco - non quella superficiale, ma quella documentata. Da lì ho iniziato a cercare”. Un lavoro nato dalla curiosità di un appassionato di storia, ma che si è progressivamente strutturato attraverso la consultazione di testi, manoscritti e studi già esistenti: “Io non sono uno storico - precisa - ma sto mettendo insieme materiale che c’è da tempo. Il punto è che molte di queste cose non vengono raccontate”. Il tema di fondo resta quello dell’identificazione di Uria, città citata nelle fonti antiche e oggetto di dibattito per decenni. Già negli anni Ottanta, in occasione di importanti convegni di studio, alcuni studiosi avevano iniziato a mettere in discussione le ipotesi che collocavano Uria nell’area del lago di Varano, suggerendo invece una possibile coincidenza proprio con Vieste.
Una lettura che trova riscontro anche in altri studi, che nel tempo hanno evidenziato come Vieste potesse rappresentare l’unico vero centro urbano del Gargano orientale in epoca preromana, dotato di una propria organizzazione e inserito nei circuiti commerciali dell’Adriatico.
In queste ricostruzioni, la città garganica viene descritta come un centro affacciato sull’Adriatico, con un approdo naturale protetto (una sorta di “porto”) e inscritto in una rete di traffici commerciali: tutte caratteristiche che coincidono con il profilo, anche storico, del territorio viestano.
Altri elementi arrivano anche dall’analisi linguistica, che in alcune disamine collega Uria, Apeneste e Vieste come fasi successive di uno stesso processo storico e culturale. Un’evoluzione del nome che, secondo tali letture, rifletterebbe la continuità dell’insediamento nel tempo, più che la sua sostituzione. Dalle analisi sulla monetazione e sui reperti emerge una città attiva e prospera - con collegamenti marittimi consolidati e una presenza stabile - fino all’età tardo-antica.
Dopo di che, secondo alcune interpretazioni, ci sarebbe stato in verità un abbandono piuttosto repentino di quella realtà, tra il IV e il V secolo d.C., segnando la prima vera frattura nella continuità insediativa. Ma anche questo passaggio, a ben vedere, trova eco nelle cronache storiche locali, dove la storia di Vieste appare segnata da trasformazioni, ricostruzioni e passaggi non sempre lineari, tutti elementi che rendono possibile una rilettura più articolata delle sue origini. “Quando inizi a mettere insieme tutti questi tasselli - osserva Balzini - ti accorgi che il quadro cambia. Non è più una suggestione, ma qualcosa che ha una base concreta”. “Il problema - aggiunge - è che per anni ci siamo fermati a una versione semplificata della nostra storia. Ma quando vai a leggere i documenti, scopri che è molto più complessa”.
Il suo lavoro non si limita però alla ricerca. L’obiettivo è anche quello di rendere questi contenuti accessibili, soprattutto alle nuove generazioni: “Se non trovi un modo per raccontarle, certe cose si perdono. E con loro si perde anche l’identità di un territorio”. Da qui nasce il progetto Birra Uria, pensato come uno strumento di divulgazione oltre che come prodotto. “Ho cercato un linguaggio diverso - spiega - perché è difficile coinvolgere i giovani solo con i libri. Ma se colleghi la storia a qualcosa di concreto, allora cambia”. Un approccio che punta a riportare il dibattito fuori dai circuiti specialistici, senza la pretesa di sostituirsi alla ricerca accademica: “Io non voglio dimostrare niente - sottolinea - voglio solo accendere una riflessione. Poi saranno gli studiosi a fare il loro lavoro”.
Resta il fatto che il tema dell’Uria garganica continua a riemergere, sostenuto da studi, ritrovamenti e nuove interpretazioni. Un confronto che non si è mai realmente chiuso e che oggi trova nuova linfa anche grazie a iniziative indipendenti. Del resto non è l’unico caso in cui la storia locale è stata discussa e rivisitata nel tempo. Anche episodi considerati certi, come quello legato a Dragut Rais, sono oggetto di revisioni e nuove interpretazioni che hanno ridimensionato versioni consolidate.
“Il rischio più grande è il silenzio - conclude Balzini - perché quando una storia non viene raccontata, è come se non esistesse”. Che Vieste coincida con Uria non è ancora una verità definitiva, ma non è più neppure un’ipotesi marginale. È una possibilità altamente concreta, che attraversa documenti, studi e tracce ancora da interpretare, continuando ad interrogare il presente. Intanto resta la sensazione che, sotto la superficie della Vieste che conosciamo, ci sia ancora molto da scoprire.
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