“Sorelle e fratelli, siamo qui riuniti questa sera perché, come riferisce la Scrittura, “Decisero di ucciderlo” (Gv 11,53). Dal racconto evangelico emerge con chiarezza che la morte di Gesù è una decisione presa dal Sinedrio, l’organo di governo del popolo. La sentenza è di morte. Perché accade questo? Proprio Gesù, che è venuto nel mondo per liberarci dalla condanna della morte, alla morte viene condannato - il messaggio che monsignor Giorgio Ferretti rivolge alla città di Foggia nel giorno del Venerdì Santo -. Non si tratta di una fatalità, ma di una volontà precisa e ponderata degli uomini”.
“Il verdetto nasce infatti da un calcolo politico, che ha alla base la paura: se Gesù continuasse a dare speranza, trasformando il dolore del popolo in gioia, sarebbe la rovina del potere. Invece di riconoscere nel Nazareno il Messia, cioè il Cristo tanto atteso, i capi religiosi vedono in Lui una minaccia. Essi vogliono uccidere l’innocente, perché dietro la loro paura c’è l’attaccamento al potere. Nella storia di Gesù è infatti riassunta la vicenda di tutti noi, a cominciare dai più piccoli e oppressi”.
“Ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti, quante finte ragioni si adducono per toglierli di mezzo! Si fa la guerra per esercitare potere sugli altri uomini, sui popoli. Si combatte per denaro, che è il diavolo, principe del male e delle tenebre. Si fa la guerra purtroppo anche per fanatismo religioso, per annientare chi non la pensa come me”.
“Gesù è il Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue» (Is 1,15)”.
“Scrive Papa Leone: “Le guerre che insanguinano il mondo sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Ma noi non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere” (Omelia del 29 marzo 2026 presso il Principato di Monaco)”.
“Non cediamo, amici, alla logica amico - nemico. Non lasciamoci ingannare da false ragioni date per uccidere. Liberiamoci dalla ricerca del potere, dal voler avere sempre ragione, dal crederci migliori, superiori agli altri; liberiamoci dalla schiavitù del denaro che acceca la carità”.
“Dobbiamo ribellarci. Tutta la vita di Gesù, e in modo tutto particolare la sua morte, è una ribellione alla cultura dell’odio, della violenza. Anche nell’ora della cattura, quando potrebbe essere lecito difendersi, di fronte a Pietro che sfodera la spada e colpisce il servo del sommo sacerdote Gesù grida ai suoi: “Basta” alle armi. Fratelli, basta ai coltelli nelle mani dei giovani. Basta pistole e fucili che sparano in faccia agli uomini”.
“Basta violenza piccola e grande nella società. Basta alle piccole angherie quotidiane che ognuno di noi fa, anche solo nei gesti. Basta alle nostre parole violente che talvolta tagliano più della spada”.
“Riuniti sotto la croce del Signore, come Maria Addolorata, anche noi ci impegniamo in questo “Basta” del Signore. La guerra non la vogliamo, non la facciamo agli altri. Ci ribelliamo alla morte del Signore e alla morte di tanti innocenti. Ci impegniamo a vivere disarmati, miti, indifesi e liberi sotto le croci del mondo”.
“Amare e non odiare, perdonare e non portare rancore, accogliere e non respingere, sono i sentimenti di Gesù, quelli che soli danno pace al cuore e felicità”.
“Maria, Madre Addolorata, mostraci la tua mitezza, accompagnaci davanti alla croce di tuo figlio. Liberaci dal male che potremmo fare agli altri. Donaci un cuore pacificato, libero e felice. Amen”.
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