Da Bari a Pescara in bici, ha percorso 483 km e 4300 metri di dislivello raccontando le bellezze – e qualche disagio - della Puglia e della Capitanata. Ha 58 anni, nata a Torino ma vive a Monza e di professione fa la fisioterapista osteopata. Lei è Renata Andolfi e a “suon” di pedalate ama immergersi nei luoghi, nelle piazze, nelle pianure estese e nei boschi. Da sola ha affrontato un viaggio che l’ha vista percorrere in sella alla sua bici, una Gravel Monster Salsa Fago, un bel tratto della costiera adriatica. “Sono scesa in treno a Bari il 31 dicembre e l’uno mattina ho iniziato a pedalare in direzione Pescara, percorrendo tutta la costa – esordisce la donna a l’Attacco – arrivata sul Gargano mi sono addentrata nel territorio, salendo a Monte Sant’Angelo, attraversando la straordinaria Foresta Umbra piena di foglie e silenzio, e scendendo verso Peschici e Vieste".
"Paesaggi straordinari – aggiunge Andolfi –Monte Sant’Angelo e Peschici erano splendide, vestite a Natale. Monte è stata meravigliosa, accogliente. Sono entrata a visitare il Santuario di San Michele e tanto altro ancora; passeggiare per Monte e per Peschici la sera è stata davvero una bellissima esperienza, da provare".
"L’unico disagio l’ho acchiappato a Vieste – in cui sono arrivata lo scorso 3 gennaio – dove era tutto spento, non c’era un bar aperto, né un locale. A pranzo ho dovuto mangiare kebab che, per carità, era molto buono. Mi aspettavo però tutt’altra cosa da come se ne parla. Non c’era nessuno per le strade, la Cattedrale era chiusa. Mi è davvero dispiaciuto".
"È stato l’unico paese in cui non ho trovato alcun turista. Pedalando per la cittadina ho incrociato una ragazza che mi ha raccontato di quanto sia bella, e di quante cose abbiano fatto in paese durante le feste di Natale. Era però il 3 gennaio e mi aspettavo di trovare ancora qualcosa dato che le feste, solitamente, si protraggono fino all’Epifania".
"Eravamo ancora in pieno periodo di vacanze. Eppure in altri posti ho trovato tanta animazione. Non so dire se Vieste sia all’altezza di chi ama viaggiare in bici, certamente in quel dato momento non era all’altezza di alcun turista. A Bari, invece, essendo stata la prima visitatrice dell’anno, mi hanno fatto una grande accoglienza, mi hanno accompagnata in visita per la città. Stessa cosa a Terni, Molfetta, Barletta”.
Renata Andolfi infatti è sì una cicloturista ma con un animo da perfetta viaggiatrice: non si ferma “solo” ad ammirare gli straordinari paesaggi naturalistici che gli si paiono davanti; spesso e volentieri si diletta a fermarsi ad ammirare l’arte, le città, appunto.
“Purtroppo devo segnalare l’enorme sporcizia registrata per le strade e nei paesaggi – ammette – dove sono stata peggio è stato lungo il tratto del lago di Varano dove ho pedalato circondata dall’immondizia che ti fa venir voglia di tornare indietro. Una cosa triste e inaccettabile soprattutto in un paese così bello".
"Non riusciamo ad imparare che non si gettano le cose dal finestrino della propria macchina e altro. Pedalando, d’altronde, spostandosi a 20 km orari, si notano maggiormente queste cose rispetto a passarci velocemente con l’auto. Bisogna davvero far qualcosa, non si può andare avanti in questa maniera”.
Ciclo viaggiatrice, agonista di sci alpinismo, Renata Andolfi si occupa di Africa, fa parte di un’associazione che si interessa di bambine che scappano dalla mutilazione dei genitali. Nel 2022 è stata – per la seconda volta – in Himalaya in bicicletta pedalando a scopo sociale, per una raccolta fondi a favore delle bambine del Kenya.
Organizza serate dove racconta alla gente dei suoi viaggi e delle missioni in Africa. Ostinata, testarda e con le idee chiare: insomma Renata Andolfi è davvero un vortice di energia capace di lasciare il segno ovunque si presenta. È la tipica persona che non si dimentica facilmente, che ispira.
“Faccio parte di quei cittadini che pensano che sia inutile lamentarsi dell’arrivo di stranieri nel nostro Paese – confessa – dobbiamo piuttosto rimboccarci le maniche e prodigarci affinché le cose funzionino qui una volta arrivati. Credo che bisognerebbe aiutarli sempre, a prescindere se si trovino nel loro Paese o in Italia”.
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