Quarto anno di scavi archeologici a Siponto condotti dalle Università di Foggia e Bari ma “quest’anno è stata la più grande campagna che abbiamo organizzato, con un’equipe di 80 persone in due turni – spiega a l’Attacco il professore Giuliano Volpe, che la dirige con i professori Maria Turchiano e Roberto Goffredo –, con una presenza numerosissima di studenti al loro primo anno di università”. Sono stati praticamente svezzati con questa loro prima esperienza sul campo e “si sono già affezionati molto a Siponto, perciò sono sicuro che torneranno anche nei prossimi anni”, aggiunge il professore dell’ateneo barese. Dopo aver scavato in varie zone della città, stavolta gli archeologi hanno deciso di fare un grosso intervento nell’area dell’anfiteatro. “Abbiamo proseguito lo scavo della chiesa medievale, individuata lo scorso anno nell’anfiteatro e del grande cimitero che si sviluppa intorno. Proprio questo rallenta molto lo scavo, perché è molto delicato lavorare in presenza di sepolture e richiede attenzione”.
Si ipotizza che possa essere stata sovrapposta ad una precedente chiesa, oppure che “abbia avuto una vita molto più lunga, dal momento che ci sono certamente fasi precedenti all’abbandono di Siponto. E, comunque, ha vissuto anche oltre il 1263”, cioè quando è stata fondata Manfredonia. È stato riportato alla luce un altro largo tratto delle mura urbiche e, nella zona dell’anfiteatro augusteo (prossimo alle mura stesse), sono emerse “una serie di abitazioni, magazzini e fosse granarie, di età medievale. Ora siamo nelle fasi altomedievali – prosegue Volpe -. Proprio stamattina (venerdì, ndr) abbiamo individuato una tomba in cui c’è un uomo e il suo cane, seppelliti insieme come era anche consuetudine. E stiamo scendendo sempre più verso le fasi antiche”.
Per scendere, però, bisogna fare parecchia fatica. “Sì, è faticoso perché ci sono anche strati possenti di macerie del periodo in cui l’anfiteatro fu abbandonato. Sono ammirato – ammette - dalla dedizione dei nostri studenti e delle nostre studentesse che lavorano duramente e senza mai lamentarsi”. “Stiamo indagando gli antenati di Manfredonia, perché è un gruppo molto consistente di persone che vivevano a Siponto subito prima della nascita di Manfredonia”. Le indagini che gli archeologi stanno conducendo produrranno una serie di informazioni “sul tipo di vita che conducevano, sull’economia, sull’alimentazione, sul lavoro, su patologie e malattie”. Si ferma un attimo e poi riassume il tutto osservando che “non stiamo studiando più solo le pietre e i muri, ma le persone che vivevano a Siponto nel medioevo”.
Alla fine di ottobre, sarà pubblicato sulla principale rivista di divulgazione archeologica, Archeologia Viva, “un grande articolo con copertina dedicata a Siponto. Contribuirà a far conoscere il nostro scavo, in maniera significativa, a livello nazionale”. Inoltre, in questi giorni “stiamo lavorando alla produzione di un documentario sugli scavi di Siponto, che presenteremo a breve e candideremo a vari concorsi internazionali. Sarà un altro strumento di divulgazione e inseminazione”. Ma prima ancora di guardare fuori, gli archeologi ci tengono particolarmente al rapporto che stanno proficuamente costruendo nel tempo con la comunità locale attraverso le visite guidate delle scolaresche, per esempio, che “ogni giorno ci raggiungono nel cantiere”.
Sarà ancora più numeroso ed eterogeneo il pubblico che approfitterà dell’Open Day organizzato a Siponto dal mattino al tardo pomeriggio di oggi, domenica 6 ottobre, per apprezzare con i propri occhi il proficuo lavoro svolto finora. Come era stato l’anno scorso, sarà eccezionalmente pedonalizzata la strada che divide in due l’area archeologica e, pertanto, sarà possibile raggiungere gli scavi a piedi e in bicicletta. Volpe si dichiara grato all’Amministrazione comunale che, attraverso il Sindaco Domenico la Marca, “ha mostrato grandissima disponibilità, speriamo quindi di realizzare insieme cose veramente importanti".
Poi, però, non può nascondere l’annosa difficoltà nel trovare alloggi per tutti gli archeologi che partecipano alle campagne di scavi. “Ci siamo divisi in più sedi, con ovvie problematiche non solo economiche ma anche logistiche. Al momento, è prezioso il sostegno del vescovo Franco Moscone e la disponibilità del seminario con don Emanuele ma, se vogliamo tutti che questa nostra attività si sviluppi ancora per anni e anni, bisogna affrontare e risolvere il problema degli alloggi per il gruppo di lavoro”.
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