Addio a superbonus 110, scatta corsa a completamento lavori entro fine anno. “Crediti sono ancora bloccati”

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Superbonus 110% addio, non ha lasciato spazio a dubbi il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti con l’annuncio che non ci saranno proroghe dopo il 31 dicembre e che l’agevolazione, così strutturata, andrà inesorabilmente in soffitta, perché (per l’attuale Governo) economicamente insostenibile. Ma sono numerosissimi i cittadini che hanno beneficiato della misura, altrettanti quelli che negli anni si sono attivati per dare il via alle ristrutturazioni delle proprie case praticamente a costo zero, anche in provincia di Foggia. Dove pure la decisione dell’Esecutivo avrà sicuramente degli effetti.

“Innanzitutto va chiarito che le agevolazioni non spariranno completamente – hanno detto in premessa alcuni amministratori di condominio e agenti immobiliari contattati da l’Attacco -. Si ritorna all'antico in altre parole, torna l’agevolazione al 50% delle spese dei lavori che si potranno scaricare in 10 anni come si faceva prima del 2020. Quindi, se il proprietario vuole avviare una ristrutturazione e ha la possibilità di spendere 100, nei 10 anni successivi può recuperare 50. E’ evidente che non ci si può aspettare il boom di richieste che il 110 aveva innescato, non creandosi più quell’interesse né per il cittadino, né per le aziende edili. Purtroppo si è buttata al vento una grande occasione, non solo con il 110 ma anche escludendo l’agevolazione all’85% che avrebbe assicurato una ripresa economica strutturale dell'intera Italia”.

Quanto ai contratti in itinere, i benefici resteranno in piedi a specifiche condizioni. “Entro fine anno bisognerà dimostrare di aver effettuato il 60% delle opere per mantenere le condizioni del 110. In pratica nei prossimi tre mesi ci sarà la corsa a fare di tutto e di più – rilevano gli addetti ai lavori -. Per montare un cappotto su un condominio servono tre settimane, per gli infissi due, è solo questione di organizzazione. Ciò che invece sta mettendo i bastoni tra le ruote alle operazioni di completamento è la mancata disponibilità economica, tenendo fermi i crediti. Come faranno le aziende a finire i lavori senza soldi? Da tre anni c’è questo tira e molla e ora il Governo deve necessariamente mantenere gli impegni. Difficilmente le imprese edili, soprattutto quelle più piccole, molto diffuse sul nostro territorio, riusciranno ad anticipare i fondi che servono a completare i lavori, c’è quindi il serio rischio che finisca tutto con un buco nell’acqua. Con l’aggravante che molte aziende saranno insolventi e potrebbero perfino fallire, non potranno pagare stipendi, materiali, avranno problemi col Durc e con tutti quelli che sono gli oneri e le spese da sostenere. Quel che è peggio è che le maggiori difficoltà le vivranno soprattutto le aziende sane, quelle che lo Stato avrebbe dovuto tutelare sin dall’inizio, quando chiunque, dal macellaio all’avvocato, si è improvvisato imprenditore edile per poter entrare nel business multimiliardario del bonus 110”.

Questa situazione avrà delle ripercussioni anche sui cittadini, ritengono i tecnici. “Per fare tutto in fretta e furia e non perdere i benefici fiscali i lavori non saranno eseguiti a regola d’arte. Si monta un pannello fotovoltaico, una caldaia, un elemento qualunque, il primo disponibile anche se non il più adatto all’esigenze dell’immobile. La fretta è sempre cattiva consigliera, soprattutto in queste situazioni, questo per ciò che riguarda i lavori e i contratti in itinere, per dimostrare di aver eseguito almeno il 60% delle opere”.

Se non si raggiungerà la soglia prevista entro fine anno i lavori saranno a carico del proprietario e dell’azienda, a seconda del tipo di contratto che è stato stipulato dalle parti.

Ma il danno riguarda anche (e forse soprattutto) quei cittadini che rinunceranno ad efficientare la propria abitazione per mancanza di risorse. “Il 110 ha avuto il merito di invogliare tantissimi proprietari di un ceto medio basso che mai avrebbero avuto la possibilità di ristrutturare casa e che d’ora in poi non lo faranno, perché non hanno le risorse per pagare la metà dei lavori. Il patrimonio immobiliare in Italia è estremamente fragile e abbisogna di un ammodernamento quanto prima, non solo per la sicurezza di chi vi abita: sappiamo bene che i rischi sismici e idrogeologici del nostro Paese sono elevatissimi, come purtroppo dimostrano i tanti eventi calamitosi che si susseguono, ma anche per l’efficientamento energetico che la stessa Europa ci chiede in tempi relativamente brevi, entro il 2030. Senza contare i benefici in bolletta che le famiglie che hanno già ristrutturato riscontrano con un notevole risparmio energetico, sia per riscaldare che per raffrescare le case. Eppure si è deciso di dare un colpo di spugna ad una misura che ha avuto un impatto eccezionale sull’economia”.

Questo a cascata si ripercuote su quelle imprese edili che avevano pianificato il proprio lavoro a medio e lungo termine per i prossimi dieci anni, con assunzioni di manodopera, investimenti, contratti di forniture e quant’altro. “Tutto questo con l’addio al bonus non ha più ragione di essere e porterà gli imprenditori a ridimensionare decisamente le scelte per il futuro. Purtroppo hanno deciso di buttare il bambino con l’acqua sporca e a nostro avviso è un grave errore, l'Italia si salva solo se lo Stato italiano mette mano alla cessione dei crediti. I cittadini da soli non hanno i soldi per fare i lavori che sono sicuramente necessari”, hanno evidenziato gli osservatori.

Secondo le stime di giugno degli uffici parlamentari sarebbero 30 i miliardi bloccati che coinvolgerebbero ben 33 mila imprese e 350 mila famiglie. “Un impatto devastante” lo ha definito la presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Federica Brancaccio.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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