“Settore agroindustriale qui promettente ma si può fare di più: serve sostegno a imprese e infrastrutture”

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E’ amministratore delegato della Princes Industrie Alimentari dal 2017, originario di Bari, laureato presso l’Università Bocconi di Milano in economia aziendale con specializzazione in marketing, Gianmarco Laviola ha maturato una lunga esperienza in Kpmg e Unilever, prima di fare il suo ingresso nella multinazionale americana Anheuser Busch, dove è stato responsabile del business Budweiser in Italia e nei Paesi del Mediterraneo. Successivamente, ha lavorato per Thai Union Group Pcl come general manager della società Mareblu srl – Mwbrands fino al 2012. Prima di approdare in Princes Industrie Alimentari, è stato division manager di Simmenthal per Bolton Alimentari.

Dopo oltre 10 anni su questo territorio, che idea si è fatto, in particolare, rispetto al settore agricolo e industriale in provincia di Foggia?

In questo periodo abbiamo imparato a conoscere il territorio foggiano: nel 2012 Princes in realtà ha acquisito un'azienda che aveva sede in Campania e che aveva uno stabilimento costituito da poco proprio nella piana di Foggia.

Quindi la Capitanata era totalmente sconosciuta a chi mi ha preceduto e quindi al gruppo Princes. Poi col tempo, si è cominciato a conoscerlo. Si è cominciato a conoscere le eccellenze agroindustriali che questo territorio è in grado di fornire, basti pensare che negli anni non si è ridotta la presenza del Gruppo ma anzi si è rafforzata attraverso continui investimenti. Nel 2017 sono stato assunto; essendo io pugliese, l’intenzione era quella di individuare una persona che conoscesse bene la regione in cui sorgeva lo stabilimento e con me abbiamo spostato tutta l'azienda dalla Campania alla Puglia, nel 2019 abbiamo localizzato gli uffici direzionali all'interno dello stabilimento di Foggia. Queste sono tutte testimonianze del fatto che il Gruppo ha cominciato a conoscere Foggia e i suoi prodotti, quindi l'eccellenza delle produzioni, soprattutto per quello che riguarda il pomodoro da industria e se n'è talmente innamorata che ha deciso di spostare tutta l'azienda proprio a Foggia.

Quindi la Princes considera il settore agricolo promettente, vivace o in altro modo?

Assolutamente promettente ma forse ancora sottostimato, per le capacità che riesce ad esprimere: il pomodoro da industria pugliese ci viene richiesto da tutto il mondo. Di fatto è la nostra ricchezza, noi vendiamo il pomodoro pugliese in tutto il mondo, perché in tutto il mondo viene richiesto. Dall'osservatorio di Foggia ci siamo resi conto che però il pomodoro non è l'unica eccellenza agroindustriale: nel Tavoliere c'è il grano, ci sono varie coltivazioni, come gli spinaci, i broccoli, gli asparagi. Che, a loro volta, sono in ottima compagnia con altre eccellenze agroindustriali pugliesi, faccio riferimento alla pasta, ai latticini e tutto quello che ha un'origine dai campi che grazie alla sapiente trasformazione e all'esperienza pugliese, diventa una eccellenza che poi viene commercializzata in tutto il mondo.

A proposito di trasformazione, spesso si dice che è l’anello debole della filiera per fare il salto di qualità: si produce una materia prima eccezionale, ambita in tutto il mondo, però manca la fase dell'industrializzazione e della commercializzazione. Eppure la Princes, lo stabilimento più grande d'Europa è qui. Lei cosa ne pensa?

Si potrebbe fare molto di più proprio per lo sfruttamento di queste eccellenze agricole. Il successo di alcuni prodotti è demandato al coraggio, all'inventiva dei singoli imprenditori che però da soli non riescono a raggiungere le dimensioni necessarie per avere quella massa critica per poter commercializzare i prodotti su più larga scala. Anche per questo, mi sono fatto promotore di una serie di iniziative volte proprio a mettere insieme le forze dei singoli imprenditori, per cercare di far sentire di più la voce della Puglia nel mondo.

In altre parole, l’esperienza della Princes dice che gli obiettivi sono alla portata del territorio ma manca la cooperazione tra gli addetti ai lavori e gli imprenditori.

Sì, manca la cooperazione tra gli imprenditori, manca il lavoro di squadra ma manca anche, a mio parere, una spinta molto più energica, molto più forte e molto più chiara delle istituzioni. Queste hanno a disposizione ingenti risorse per promuovere il territorio ma spesso fanno fatica a intercettare quelle che sono le esigenze reali degli imprenditori. Gli imprenditori hanno bisogno di infrastrutture, hanno bisogno di porti che possano accogliere navi container, hanno bisogno di linee ferroviarie per poter fare trasporti intermodali, hanno bisogno di supporto, anche finanziario, per essere presenti nelle fiere internazionali, per farsi sentire, per farsi vedere, per far assaggiare il prodotto pugliese.

La Princes come sopperisce a queste carenze che il territorio in cui opera ha? Penso al mancato utilizzo del porto di Manfredonia, alla mancanza dell’alta velocità ferroviaria, per citarne alcune.

Va detto che noi abbiamo un punto di vista diverso, nel senso che abbiamo il potere di investimento di una grande multinazionale, la Mitsubishi (il colosso giapponese di cui Princes è parte, ndr), quindi abbiamo possibilità diverse rispetto al singolo piccolo o medio imprenditore pugliese. Le faccio un esempio: noi spediamo 3 mila container all’anno nel Regno Unito e per farlo utilizziamo il porto di Salerno o quello di Napoli, con un aggravio di costi, con una maggiore produzione di CO2, perché il prodotto viaggia su camion per arrivare in Campania. Semplicemente diciamo che è un peccato, perché se fosse fruibile il porto di Manfredonia ma anche quello di Bari o di Taranto, se fossero, per così dire, più frequentati da navi container, potremmo tranquillamente utilizzare quelli.

Sempre a proposito di infrastrutture, esiste in Capitanata un altro impianto di trasformazione del pomodoro, non delle dimensioni di quello della Princes ma che ha la particolarità di essere di proprietà della Regione, in agro di Poggio Imperiale, dismesso da anni, che si sta lentamente deteriorando. Non è anche questo un segnale del fatto che il mondo imprenditoriale locale forse ancora non è pronto per fare il salto di qualità?

Non mi sento di dare la colpa al mondo imprenditoriale, credo che le responsabilità siano di sistema, di istituzioni che non riescono a mettere insieme domanda e offerta di prodotto pugliese. Quindi se esistono delle strutture, come quelle a cui lei fa riferimento, potrebbero, ove sfruttate a dovere, essere un ottimo modo per trattenere molti di quelli che poi scappano dalla Capitanata. Inutile nasconderlo: se si crea lavoro, si crea anche l’occasione per un'alternativa alla fuga.

Tasto dolente del territorio è il fenomeno della criminalità, considerato una delle grandi piaghe. In Princes che percezione c’è? Ci sono stati episodi, campanelli d'allarme? E ancora, produrre qui, comporta delle conseguenze poi sul mercato? In altre parole, è più difficile vendere un prodotto che arriva dalla “brutta e cattiva” provincia di Foggia? (sfruttamento dei migranti a parte, per la quale la Princes ha una politica e un’attenzione molto precisa).

A differenza di quello che si può immaginare, non c'è questa percezione all'estero, compreso tra i grandi clienti internazionali Foggia non è percepita come una zona rischiosa, pericolosa, in cui si possa fare affari con la malavita. Dobbiamo dire però che, per quanto ci riguarda, questa brutta reputation ce l'ha un po’ tutta l'industria del pomodoro del Sud. Si immagina appunto che il fenomeno del caporalato, dello sfruttamento del lavoro nei campi, della mancata tutela dei diritti umani siano molto diffusi, in generale nel Sud, non con un riferimento specifico a Foggia. C'è questa pessima reputation e questo lo sappiamo; per cui quando andiamo a vendere il prodotto pugliese in giro per il mondo abbiamo questa doppia sfida: vendere il prodotto e combattere contro questa bad reputation, che spesso è ingiusta nei confronti della Capitanata.

Le faccio una domanda brutale: ci sono stati dei fenomeni di carattere estorsivo che vi hanno riguardato? Ancora più chiaramente: qualche esponente della criminalità locale è venuto da voi per farvi queste richieste, considerato che la provincia è tristemente nota per l’altissima percentuale di commercianti e imprenditori vessati dal racket delle estorsioni?

Come multinazionale abbiamo delle politiche interne molto, molto rigide che non permettono di fatto nessun tipo di infiltrazione, nelle scelte aziendali e nelle decisioni che vengono assunte. Molte delle quali hanno una genesi proprio al di fuori dell'Italia, quindi difficilmente potrebbe accadere, non c'è possibilità di approccio. Detto questo, vorrei sottolineare che la voglia di lavorare e l'entusiasmo che i dipendenti hanno in un’azienda che sentono vicina è molto più forte di pochi episodi di carattere malavitoso che si possono verificare. Sembrerà una frase fatta ma le brave persone in Capitanata sono molte, molte di più rispetto ai delinquenti. Il fatto stesso che una multinazionale dopo 11 anni sia ancora in questo territorio vuol dire che in qualche modo è riuscita a valorizzare le brave persone e la passione nel lavoro che si riscontra nei nostri dipendenti.

Altra questione che preoccupa non poco il settore agricolo riguarda le conseguenze dei cambiamenti climatici e gli eventi estremi ad essi connessi che possono comportare il rischio di spazzare via interi raccolti. Quest’anno la campagna del pomodoro forse è stata più fortunata rispetto a stagioni passate. A tal proposito Princes sta studiando, sta guardando a innovazioni o tecniche di produzione che possano contenere il rischio?

Innanzitutto una precisazione: è vero che non ci sono stati grossissimi danni alle coltivazioni quest'anno, per quanto riguarda il pomodoro ma in realtà abbiamo subito molto forte l'impatto del cambiamento climatico. Ad esempio come conseguenza della dell'ondata di caldo che si è abbattuta sulla Capitanata nella seconda metà di luglio. Questo ha comportato il fatto che la campagna del pomodoro invece che durare le canoniche 7, 8 settimane, è durata più di 12. Un impatto vissuto proprio in prima persona, che ha determinato un aggravio dei costi da sostenere rispetto a quello che avevamo preventivato. Questo fa capire che anche per noi il cambiamento climatico è un problema serio. Come Princes ne sentiamo anche la responsabilità, utilizzando gran parte del pomodoro da industria coltivato nella zona di Foggia e quindi siamo da sempre impegnati ad indicare ai nostri agricoltori l’utilizzo di tecniche che permettono, ad esempio, di ridurre il consumo di acqua da irrigazione e dei pesticidi. Non solo, stiamo effettuando delle prove varietali, testiamo nuove varietà di pomodori che possano essere più resistenti ai cambiamenti climatici.

In prospettiva, che cosa ha in mente la governance di Princes per lo sviluppo dello stabilimento foggiano nei prossimi anni?

E’ in programma tutta una serie di investimenti che sono stati già previsti e le cui risorse sono state già stanziate. Abbiamo inoltrato anche un’istanza presso il ministero competente per un piano di investimenti triennale che prevede un aumento ulteriore dell'efficientamento delle nostre linee, con l'utilizzo di impianti fotovoltaici, oltre all'efficientamento degli impianti già esistenti, grazie al quale sicuramente aumenterà l'efficienza delle nostre produzioni e ci darà la possibilità di aumentare la capacità produttiva dei nostri impianti.

In conclusione, che messaggio sente di voler trasmette ai cittadini della provincia di Foggia?

Di non lasciarsi demoralizzare da classifiche che possono essere pubblicate da varie testate. Queste, come dico sempre anche nelle nostre comunicazioni interne, nei nostri eventi esterni aziendali, non rappresentano la voglia di fare, la voglia di emergere delle brave persone di Foggia

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testatina dillo al direttore WEB

 

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