Oggi iniziano i saldi in Puglia e come nel recente passato restano le preoccupazioni per i commercianti e i titolari dei negozi di vicinato. Al di là delle difficoltà economiche, del minor potere d’acquisto, degli affitti elevati anche quest’anno è emerso il problema della lunghezza del periodo degli sconti e la sua vicinanza con le festività natalizie. “Si è aperta una raccolta firme regionale per chiedere lo spostamento dei saldi al 1° febbraio – è stato detto a l’Attacco da una commerciante di Cerignola –. La stagione invernale – a causa anche del cambiamento del clima in particolare al Sud – è partita in ritardo, in pratica a ridosso del periodo natalizio. Ma in questa fase le persone sono più attratte dai regali da effettuare e quindi si avvicina ai capi quando questi sono già scontati. Il problema è che a livello nazionale non si trova una soluzione”. Come spiegato anche da Vincenzo Specchio, commerciante cerignolano di lungo corso, “durante i tavoli di concertazione interregionali delle sigle sindacali non si è trovato un accordo. Se n’è discusso nell’ultimo periodo, ma non c’è stata nessuna novità. Il fatto, comunque, che si siedono accanto grandi strutture e negozi di vicinato non porterà mai a nessun risultato perché gli obiettivi sono diversi”.
“Lo shopping è ancora lento – ha affermato a l’Attacco il titolare di un esercizio commerciale del centro cittadino ofantino –. Ci aspettiamo, come da tradizione ogni anno, un riscontro positivo. Anche se questi saldi arrivano subito dopo il Natale, quindi la gente è un po’ più restia nell’acquistare, le persone sono ancora ferme a scartare i regali e i doni scambiati poco fa. Siamo fiduciosi, nel nostro settore bisogna essere così”.
Stessa difficoltà si ravvisa anche per i saldi estivi. “La richiesta, dunque, è far durare meno i saldi: ad esempio, il mese di agosto e il mese di febbraio. Rischiamo, infatti, di non recuperare il capitale investito a causa delle mancate vendite o di quelle fatte solo durante il periodo degli sconti”. Il margine di profitto si assottiglia sempre di più a fronte di costi che aumentano o che comunque restano stabili. Questo, dunque, mette in crisi il settore.
“Non dobbiamo dimenticare, poi, l’agguerrita concorrenza degli e-commerce che vanno sempre per la maggiore. A ciò si deve aggiungere gli affitti dei negozi fisici e le tasse: in molti – anche a Cerignola – stanno chiudendo o pensano di farlo a breve”. Secondo quanto riferito, infatti, alcune attività ofantine chiuderanno a gennaio, altre a febbraio. E’ quanto raccolto dalle interlocuzioni informali: “E’ un paese che muore, c’è poca attrattiva, oggi non vengono più dai paesi limitrofi come Orta Nova, Stornara, Stornarella, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia”.
Specchio, invece, ha registrato una percezione diversa: “Non ho sentore di chiusure imminenti, anzi le festività natalizie hanno dato una boccata d’ossigeno, una scossa ai fruitori finali. Ma ciò non basta: bisognerebbe strutturare un programma che sia volto alla crescita permanente del tessuto produttivo di Cerignola”.
“Il problema è che nelle tasche dei cittadini ci sono ben pochi soldi da destinare ad acquisti personali – ha rivelato un commerciante a l’Attacco –. Ci sono le stangate sulle bollette del gas e dell’elettricità che, sommate ad altre tasse, rendono chiaro il futuro prossimo. Restiamo aperti per rientrare almeno nelle spese e aspettare tempi migliori”.
Dopo il periodo natalizio che bene o male ha accontentato tutti, infatti, si è nell’attesa dell’arrivo della primavera, quando ci sarà la possibilità di visionare nuove collezioni e ritorneranno i grandi eventi. La città ofantina, infatti, è rinomata in tutta la provincia per i suoi negozi di abiti da cerimonia: non solo matrimoni, ma anche battesimi, comunioni, cresime, diciottesimi.
“Marzo e aprile sono i mesi clou dell’anno – è stato detto a l’Attacco – perché ci sono le nuove collezioni, c’è una ripresa delle cerimonie, c’è un lento risveglio che presuppone maggiori uscite ed eventi a cui partecipare. Ed è proprio in quest’occasione che si possono acquistare nuovi abiti. Attualmente, invece, si punta più sul capo giornaliero”.
Ad incidere, inoltre – secondo la visione che viene prospettata a l’Attacco –, è il cambiamento delle abitudini dei cittadini. “La gente preferisce viaggiare e andare a mangiare una pizza a al ristorante rispetto all’acquisto di un capo di abbigliamento. Se prima si cenava di più a casa, oggi dopo il lavoro si va nei locali. C’è stato un boom di viaggi durante il periodo natalizio e dunque i soldi per le compere sono sempre di meno”.
Non è solo il settore dell’abbigliamento, tutti si lamentano: “C’è stato un calo delle vendite, è peggiorato rispetto all’anno scorso. Questo perché seppur si propongono delle soluzioni alla criticità, non vengono prese in considerazione. Basta spostare di un mese i saldi, in particolare al Sud”. Altra nota dolente evidenziata da Specchio è “il mancato sostegno al settore da parte delle istituzioni – anche quelle governative –: non ci sono tante tutele per il nostro comparto come per altri segmenti economici tipo l’agricoltura, l’artigianato o la pesca. E’ un problema atavico”.
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