UNIFG, al via master sull’Intelligenza Artificiale. Grilli: “Il tema oggi è come usarla. Attenti al brain rot”

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“Nella fase storica in cui stiamo vivendo la domanda da porsi non è più se usare o meno l’Intelligenza Artificiale ma come usarla al meglio”. A parlare a l’Attacco è il professore Unifg Luca Grilli, coordinatore del nuovo master “Elaborazione dati avanzata e Intelligenza Artificiale”. Docente ordinario oggi afferente al dipartimento di Economia e delegato rettorale ai sistemi informativi e controllo flussi dati, in questi ultimi anni ha diretto presso il Demet il DatAILab - Data analytics and artificial intelligence lab, un laboratorio dove si fa ricerca sull’IA applicata ai più vari ambiti (l’economia, la medicina, la finanza, i trasporti, i problemi di ottimizzazione), nato grazie alla professoressa Lucia Maddalena una quindicina d'anni fa come laboratorio di analisi quantitativa dei dati e poi trasformato tra il 2020 e il 2021 nell'attuale laboratorio. L’Attacco lo ha intervistato.

Che interesse sta suscitando il neonato master?

Le immatricolazioni sono ancora in corso, si chiuderanno il 10 novembre prossimo. Abbiamo coinvolto anche diversi partner come Camera di commercio, Confcommercio e altri, che hanno collaborato con noi pure alla fase di stesura della scheda del master. Sembra che l'interesse sia molto alto e questo non ci sorprende, visto il momento storico che stiamo attraversando, nel quale il tema dell'IA interessa ogni ambito e settore.

Che tipo di laureati potrebbe essere più attratto?

E’ chiaro che questo tipo di master attira soprattutto laureati che provengono da una formazione scientifica e quindi mi aspetto soprattutto laureati in discipline STEAM, ma anche quelle mediche sono molto interessate dall'IA. Penso pure ai laureati del nostro dipartimento di Agraria, il DAFNE, e ai giuristi. Io, ad esempio, sono coinvolto in alcuni progetti di ricerca di questa Università su nuove metodologie didattiche supportate dall'IA. Bisogna capire come utilizzarla al meglio.

Le stesse pubbliche amministrazioni, tra cui Unifg, investono sempre di più in IA.

E’ vero, è ormai entrata nella vita di tutti e anche nella pubblica amministrazione. Unifg ha aderito ad una convenzione insieme alla CRUI, per acquistare licenze di Chat GPT specifiche per l'area educational. Siamo già dotati di strumenti di questo tipo, il problema è formare il personale al migliore uso dell’IA. A breve Unifg organizzerà, peraltro, un evento dedicato alla formazione dei dipendenti sull'IA. Non tutti ne conoscono i limiti e gli accorgimenti per ottenere un risultato migliore dal suo utilizzo. Questo è il motivo dell'introduzione dello stesso master, oltre al quale pubblicheremo poi anche uno short master che sarà qualcosa di molto più pratico e veloce rivolto anche i diplomati, sempre nella nell'ottica della formazione sull'IA.

Le notizie quotidiane, ormai, mostrano gli usi migliori e peggiori dell’IA, che ha risolto il problema di infertilità di una coppia individuando gli unici due spermatozoi mobili ma che è anche alla base dell’odioso fenomeno del deepfake, la creazione di video porno falsi usando l’immagine di ignare donne.

La tecnologia in sé non ha un connotato etico e morale. E’ evidente a tutti che l'uso distorto di tale tecnologia possa creare problemi serissimi. Tra gli aspetti migliori c’è sicuramente l'uso in medicina, non solo nella diagnostica ma anche nel riconoscimento delle immagini. Pensiamo a come l’IA possa supportare il lavoro del radiologo nell’individuazione, ad esempio, di patologie che possono sfuggire all'occhio umano. Insomma, gli usi possono essere positivi e negativi a seconda della sensibilità dell’utilizzatore dell’IA, il problema dunque non sta nella tecnologia in sé ma nella capacità di usarla nella maniera migliore e più coerente.

Come individuate testi elaborati dall’IA tra i vostri studenti?

Alcuni testi sono facilmente riconoscibili anche da noi umani. Si viene scoperti per via di diversi elementi che fanno presagire l'uso dell'IA. In Unifg abbiamo un software, Compilatio, che serve a verificare la presenza di plagi. Lo usavamo per i tesisti, oggi è stato implementato e serve anche individuare testi che possono essere potenzialmente scritti dall'IA. Ci permette di scoprire alcune anomalie, ma non dà la garanzia al 100% trattandosi di testi generati e non copiati.

Quali sono i limiti dei testi prodotti dall’IA?

Non c'è un pensiero critico né un ragionamento, perché c’è una base probabilistica creata da una rete neurale particolare che produce un testo. Poi c’è il rischio di errori. Il modo giusto e intelligente di usare l’IA è nell'ambito in cui sono molto esperto, sottoponendole materiale che ho già verificato e chiedendo una mappa concettuale, un sunto, etc. Se invece chiedo di produrre output nuovi da fonti che non controllo il rischio di errori si amplifica enormemente. Per esempio lo studente si potrebbe esercitare chiedendo all'IA di preparargli questionari per verificare il suo livello di apprendimento, su fonti documentate.

Non si rischia di impigrirsi ulteriormente a livello cerebrale?

Sì, purtroppo. Non a caso “brain rot”, ovvero marciume cerebrale, a indicare un cervello che si degrada, è stata la parola dell'anno 2024 dell’Oxford Dictionary. E’ un dato acquisito che fare riferimento a tali strumenti in ogni caso impigrisce la nostra mente. Il rischio c'è ma può essere combattuto con una educazione corretta e con uno stimolo alle capacità del nostro cervello. L’IA ci fa risparmiare tempo rispetto a processi ripetitivi ma quel tempo dobbiamo investire, ad esempio, in attività che attivino i nostri processi cognitivi. Se invece lo usiamo per scrollare semplicemente il telefono allora il brain rot diventa una realtà.

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