Cinema in crisi? Assolutamente sì. Gli italiani, dopo il Covid-19, non tornano nelle sale cinematografiche, così mentre i ristoranti sono spesso affollati, i concerti “live” registrano continuamente “sold out”, i cinematografi denunciano una crisi di presenze e di incassi che sta assumendo caratteristiche oggettivamente inquietanti. Secondo recenti dati Cinetel, infatti, nel solo mese di maggio 2022 si sono incassati 25,7 milioni di euro corrispondenti a un -46,6 per cento rispetto al 2019. I biglietti venduti sono stati soltanto 3,65 milioni, circa il 50,7 per cento in meno rispetto al 2019. Le cause? Tantissime.
“Il momento è estremamente delicato, siamo davvero al limite di una chiusura generalizzata delle sale - spiega a l’Attacco Francesco Cicolella, titolare degli omonimi cinema – le presenze sono allo zero e le sale vengono aperte a 2/3 persone. Non si recuperano nemmeno i consueti costi di gestione. Film come Thor, anche più recenti di Top Gun, vanno bene per questo periodo: se avessimo ricevuto questi incassi nei periodi pre-Covd sarebbe stato disastroso. Sono andati relativamente bene nei primi giorni di usciti, dopodiché si muore. Se consideriamo che metà dell’incasso appartiene alla distribuzione e ci aggiungiamo i costi della corrente, ne viene fuori uno scenario tutt’altro che confortante. Su un biglietto di 7 euro ne incasso 3,50, ma con tutti i relativi costi, tra proiettore e amplificatori, ci rimetto”.
Il Covid non è l’unico a “sedere” al banco degli imputati. “La pandemia ha inciso ma non in modo significativo – rincara - a gennaio abbiamo avuto un bel capodanno, anche per effetto del film di Pio e Amedeo. Durante il periodo natalizio abbiamo avuto pellicole che hanno ricreato quell’aggregazione perduta. Finito però l’entusiasmo iniziale, ci siamo scontrati con la concorrenza delle piattaforme: è controproducente il fatto che i film possano oggi uscire in piattaforma e al cinema anche in contemporanea, senza alcun obbligo.
In passato c’erano almeno 120 giorni di distacco dall’uscita del film al cinema rispetto alle altre piattaforme di distribuzione: tv, online etc. In Italia, col Covid, hanno tolto questi vincoli senza più riproporli. Nel momento in cui una pellicola esce su Netflix, piuttosto che su Amazon Prime, su DisneyPlus o altro, è immediatamente piratato. Conseguenze? Perdiamo tutti. Piattaforme, cinema, etc”. Venendo al dunque, la richiesta dell’esercizio cinematografico è quella di ripristinare le finestre per lo sfruttamento obbligando le distribuzioni a un’attesa di almeno 90 giorni sulle piattaforme dall’uscita cinematografica.
“Un’altra soluzione importante ricade su una migliore gestione dei contributi del Ministero sulle Produzioni – spiega Cicolella – la crisi del cinema è in Italia e non altri Paesi. In Francia, ad esempio, sono tornati ad una vendita biglietti di periodi pre-Covid grazie alle windows e alle distribuzioni concepite in un certo modo. Da noi il Ministero elargisce fondi alle produzioni: senza fare distinguo né sulla qualità, né sulla eventuale distribuzione. Vengono così finanziati progetti selettivi come se fosse cinematografici. Su questo ambito servirebbe maggiore criterio”. D’altronde l’estate è sempre stato un periodo di sofferenza per il settore. “Bisognerà capire come ripartirà la stagione a settembre – conclude Cicolella – anche perché al momento non c’è materiale. Non abbiamo film. Tra l’altro, in un anno in cui manca il prodotto, dobbiamo sopperire anche all’assenza di contributi da parte del Ministero e della stessa Regione Puglia”.
Sul versante cerignolano della stessa opinione è Simona Sala del Cinema Roma. “È il periodo più sbagliato per sollevare la questione del cinema – spiega – ma il calo non è dovuto al caldo, al mare e all’estate in generale. La verità è che non ci siamo mai ripresi da questo terrorismo fatto nel nostro settore: hanno fatto passare le sale cinematografiche e teatrali come i luoghi più pericolosi del mondo. Eppure siamo stati gli ultimi a togliere le mascherine (il 30 giugno, ndr) nonostante godiamo di locali molto ampi e di giusta areazione.
“Tutto farebbe pensare a un machiavellico disegno architettato apposta per favorire le multinazionali delle piattaforme che ormai hanno preso il mercato mondiale – commenta senza giri di parole – anche i 90 giorni di windows restano a mio avviso banali. In Francia c’è un anno di margine tra l’uscita al cinema e quella sulle piattaforme. Oggi siamo tutti in casa a fare gli orsi e a berci tutto ciò che danno in tv”.
Parole d’ordine: resistenza, ma per passione come specificato dalla stessa Sala che ha poi aggiunto: “Non siamo esercenti cinematografici imprenditoriali ma puri: siamo amanti di ciò che facciamo, se avessimo fatto impresa avremmo chiuso da parecchio o avremmo trasformato le sale in un grande Burger King. Restiamo ottimisti – chiosa – la gente deve capire che il vero e puro spettacolo cinematografico lo si vive solo in sala e non nei propri salotti. Purtroppo la pandemia ha allontanato i minori dal cinema: molti di loro riuscivamo a venire solo grazie alle scuole. Non dimentichiamo che ci sono bambini che per due anni non hanno potuto frequentare questo mondo”.
Tra gli esperti ascoltati da l’Attacco anche Mauro Palma, del Cinema Adriatico di Vieste. “Non c’è prodotto, e anche quei quattro titoli italiani non “mettono porta”, non convengono. Gli unici titoli che hanno mantenuto sono stati Thor, Elvis e Doctor Strange. La gente continua ad avere paura nonostante le sale restino tra i posti più sicuri dove divertirsi”. I numeri sono molto esigui. “Nei paesini di villeggiatura balneare hanno così tante manifestazioni che ci si andrebbe a mettere in concorrenza: forse converrebbe abbassare le serrande e riaprire a settembre.
Le piattaforme poi, hanno dato il colpo di grazia inficiando per circa il 70% sulle vendite. Thor, ad esempio, sta già su piattaforma che viene preferita dalle nuove generazioni. È chiaro che va cambiato qualcosa. Al momento le persone preferiscono stare fuori, come fossero usciti da un nuovo lockdown. Una cosa è certa: tutto è cambiato e difficilmente riprenderemo quel pubblico perso nel 2019. Ci aspettano momenti duri – conclude Palma – nel frattempo servirebbe un supporto economico dal Ministero. Di questo passo le mono-sale avranno vita breve. E in questo guazzabuglio le produzioni non aiutano, non c’è nulla da proiettare su schermo. Immaginate che stiamo pubblicizzando Avatar che uscirà a Natale”.
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