Capitanata salvata dal mare, città d’arte e Monti Dauni non crescono. Russo: “Serve una riflessione”

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Se la Capitanata non avesse il mare sarebbe solo un grande (e desolato) entroterra. La versione originale del famoso detto barese rende meglio se riferito in dialetto, ma si può anche sovrapporre un adattamento in chiave turistica per confermare ancora una volta che la provincia di Foggia dipende quasi esclusivamente dalle località balneari per assicurare un’economia legata alle presenze (cioè le notti effettivamente trascorse) e agli arrivi (cioè le persone materialmente arrivate sui territori). I dati definitivi ed ufficiali del 2022, da poco pubblicati da Pugliapromozione, hanno restituito un quadro già assodato: le località garganiche vanno ancora bene, se non addirittura benissimo, mentre le aree interne languono, così come le cosiddette città d’arte, quelle che dovrebbero poggiare i propri flussi su monumenti civili e religiosi, cultura ed eventi, ma anche su enogastronomia e patrimonio naturalistico. Senza il mare ci sarebbe pure molto altro, ma non si riesce a veicolarlo e a presentarlo adeguatamente.

Un osservatore a cui non sono sfuggite certe dinamiche è Saverio Russo, ex direttore del dipartimento di Studi umanistici in Unifg, presidente del Conservatorio Giordano di Foggia e soprattutto presidente del Fai regionale, vale a dire un organismo che sui flussi legati alla cultura e al patrimonio locale punta praticamente tutta la propria attività.

“A parte il dato di Monte Sant'Angelo e Manfredonia, tutto sommato buoni – commenta Russo a l’Attacco - il report di Pugliapromozione segnala per le altre città con un importante patrimonio culturale, come Lucera e Troia, risultati molto deludenti. Forse è opportuno aprire una riflessione su questi casi”.

Riflessioni ce ne sarebbero state pure tante negli ultimi anni, ma la questione centrale è vedere a cosa hanno portato tanti ragionamenti, visto che alla fine sono sempre i numeri a dare la misura dell’efficacia delle politiche (e della politica) turistica, su temi discussi da tutti ma favoriti da ben pochi.

Per esempio, bisognerebbe misurare la reale incidenza di tanti festival, manifestazioni, kermesse e appuntamenti presentati come le occasioni per promuovere il territorio dal punto di vista culturale, ma sale sempre con maggiore evidenza il sospetto che buona parte degli allestimenti (e dei relativi finanziamenti) serva più a qualcuno che a qualcosa.

Sui Monti Dauni arrivano ancora più briciole e allora spesso sono gli stessi Sindaci a ingegnarsi con quello che hanno e che possono, anche se i modelli positivi sono davvero rari. Biccari, per esempio, riesce a fare meglio di Troia, grazie al bosco che attira visitatori anche “notturni”, con 580 arrivi e 1.398 presenze, e Orsara ha quasi raddoppiato i propri ingressi (835) rispetto al 2021, con 2.389 presenze.

Nell’ultimo report di Pugliapromozione, Lucera e Troia hanno fatto segnare un aumento dei flussi turistici rispetto al 2021, ma non ci voleva molto considerando che si trattava di un anno pienamente immerso nell’epoca Covid in cui il turismo ha sofferto ovunque.

Invece, prendendo i numeri in valore assoluto, appare evidente che la performance espressa è parecchio inferiore rispetto alle potenzialità.

Lucera ha fatto segnare 28.499 presenze (erano 23.682 nel 2021) e 12.886 arrivi (erano 11.222 nel 2021), ma il dato non è affatto confortante, se si considera che per esempio nel 2016 erano rispettivamente 38mila e 20mila, quindi comunque in discesa rispetto al periodo di medio termine.

Troia, invece, è andata anche peggio, con solo 527 arrivi e 1.237 presenze, mentre l’anno prima erano 263 e 1.032, mostrando una crescita ridotta rispetto a quanto possibile.

Basta chiedere agli operatori economici del settore per riscontrare frustrazione e delusione.

“La stragrande maggioranza della nostra clientela è costituita da gente di passaggio – spiega Milena Natola, vicepresidente di Confguide Confcommercio, uno dei sindacati delle guide turistiche di Capitanata – magari impegnata in un tour della Puglia o che ha deciso di fare un’escursione fuori porta. E’ raro che si tratti persone che restano a dormire tra Lucera o i Monti Dauni, anche perché solo quando arrivano sul posto poi scoprono le meraviglie del nostro territorio, quasi sconosciute nelle proposte dei tour operator che riescono a generare flussi importanti. Succede anche che poi tornino, ma solo grazie alla buona volontà di noi operatori locali che spesso ci ingegniamo nel proporre iniziative attraenti per loro, assieme a ristoratori, imprenditori vinicoli o aziende agricole. Sono valori aggiunti che però faticano a farsi spazio, senza contare che siamo alle prese con un’atavica trascuratezza istituzionale. Per far tagliare la vegetazione spontanea nell’area dell’anfiteatro ogni volta è un’impresa, eppure la manutenzione dei monumenti dovrebbe essere scontata, ma così non è”.

Del resto, sono ancora in bella evidenza gli alberi letteralmente cresciuti sulla pareti laterali del Palatium federiciano, per i quali c’è bisogno di un intervento botanico speciale gestito dalla Soprintendenza ma ancora non attuato, mentre da oltre un mese manca addirittura la corrente nell’intera fortezza svevo-angioina, con la conseguenza dello schermo divulgativo spento nella Torre della Leonessa, oltre al fatto che i dipendenti non hanno elettricità nella casetta di legno ricavata nella cittadella medievale.

Insomma, la pubblica amministrazione e la politica hanno le proprie incombenze e responsabilità, con deleghe specifiche spesso affidate come “riempicasella” nelle Giunte di turno. E’ questione vecchia e ripetitiva, ma uno che ultimamente è sbottato è addirittura Fabrizio Gifuni, attore che a Lucera cura una stagione teatrale nella doppia proposta estiva e invernale, per conto del Teatro Pubblico Pugliese.

“Non si possono nominare gli scappati di casa a fare gli assessori alla cultura in una città come Lucera, a chi ricopre quell’incarico dovrebbero tremare i polsi per la grande responsabilità che gli è stata affidata - ha detto un paio di mesi fa, rivolgendosi direttamente a un ammutolito Sindaco Giuseppe Pitta che gli sedeva di fronte, riferendosi a certe scelte del passato più o meno recente.

Gifuni ha avuto perlomeno il merito di non averle certo mandate a dire, fatto non scontato in una città in cui pullulano le cosiddette associazioni culturali che non dicono una sola parola pubblica (se non qualche sussurro privato) sullo stato di abbandono fisico e morale dei monumenti e quanto ruota intorno, più che altro impegnate ad allestire una miriade di convegni, concorsi e appuntamenti plastificati, senza incidere veramente nella coscienza collettiva dell'attuale generazione che si sta progressivamente abituando al brutto e al vandalismo.

Qualche sussulto lo si sta vedendo dall’Archeoclub, sodalizio di recente costituzione che sta cercando di fare da collegamento tra le istanze del territorio e Palazzo Mozzagrugno, apertamente sollecitato a intervenire su alcune situazioni di criticità, quelle che invece infila con grandissima facilità Vito Maggiore, responsabile dell’hotel Hori – La Balconata 2, il primo e più capiente albergo in una città in cui si contano altre tre grandi strutture e una quindicina di bed&breakfast, per un totale di circa 500 posti letto sulla carta, anche se poi ne sono molti di meno quelli reali, e ulteriormente ridotti quelli occupati giornalmente.

“Basterebbe citare quanto accaduto qualche domenica fa – racconta – quando un gruppo di turisti tedeschi ha trovato chiuso contemporaneamente castello, anfiteatro e cattedrale. Hai voglia a parlare di cultura e monumenti, se poi non riusciamo a tenerli neanche aperti con orari adeguati. Di cosa vogliamo parlare? Senza cultura non c’è sviluppo, allora è inutile decantare la bellezza del territorio se poi resta sola davanti ai nostri occhi, perché la gente non viene oppure non torna. E quindi poi non ci dobbiamo lamentare. Secondo me bisognerebbe azzerare tutto, ed effettuare un vero cambio di mentalità radicale rispetto a questo vortice negativo nel quale siamo tutti immersi, anche per la scarsa voglia di fare di chi dovrebbe impegnarsi di più per la collettività e la partecipazione. Anche la festa religiosa andrebbe estesa oltre agosto, oppure gli eventi andrebbero sfruttati meglio, ma sembra che tutto sia dovuto, e nel frattempo tutto viene meno progressivamente”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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