Cerignola città più povera, parecchio scettici gli operatori sociali: “A guardare certa gente non si direbbe”

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L’economista Nicola di Bari ha preso in esame “le attuali condizioni economiche, demografiche e sociali del territorio” allo scopo di applicare “l’algoritmo che determina il punto di non ritorno, ovvero l’anno nel quale si raggiungono contemporaneamente due valori che condannano una città, un territorio e un Paese ad un declino irreversibile, dove ogni speranza di crescita economica endogena e di sviluppo sociale sono per sempre compromessi (rapporto lavoratori su pensionati pari a uno ed età media della popolazione intorno ai 48 anni)”. Tramite una serie di tabelle, l’economista descrive una situazione della provincia di Foggia semplicemente spaventosa. Tra i tanti “risultati apocalittici”, per usare le parole di Nicola di Bari, spiccano quelli relativi a Cerignola: stando infatti allo studio condotto dall’esperto, la città ofantina, pur essendo quella “con la più alta incidenza industriale” della zona, è “la più povera con un reddito medio annuo per abitante di 7.550, 59 euro per abitante su un totale di 57.127 abitanti aventi un’età media di 41,7 anni (dati relativi al 2021).

L’età anagrafica media di Cerignola risulta peraltro essere la più bassa tra le cittadine della provincia di Foggia considerate nello studio effettuato da di Bari, vale a dire Mattinata, Manfredonia, Rodi Garganico, Vieste, Peschici, San Severo, Monte Sant’Angelo, Vico del Gargano, Lucera, Foggia, San Giovanni Rotondo, Apricena e Cerignola stessa che, proprio in virtù della bassa età media della popolazione, vede nel 2040 l’anno del punto di non ritorno di cui si è detto.

Il terribile quadro generale dipinto da Nicola di Bari, in cui Cerignola sembra avere la situazione più drammatica, quanto è reale? l’Attacco ha deciso di rivolgersi agli uffici comunali dei Servizi Sociali per avere risposte. Rosario Di Chiaro, coordinatore degli assistenti sociali e Responsabile della Programmazione Sociale dell’Ambito Territoriale, e Daniela Conte, Responsabile dell’Ufficio di Piano, spiegano che “i nuclei familiari di Cerignola che usufruiscono del Reddito di Cittadinanza e sono gestiti dal Comune sono poco più di un migliaio (per l’esattezza 1049, ndr)”.

Per accedere alla misura in questione, ricordano i due dirigenti, occorre un reddito annuo pari a 9.360 euro: “Evidentemente, i dati esaminati nell’articolo in questione sono presi dall’ISTAT o dall’Agenzia delle Entrate – evidenzia Di Chiaro – D’altra parte, tutto questo non sorprende perché è risaputo che la provincia di Foggia ha un reddito pro capite basso per colpa anche del lavoro nero”. Per quanto riguarda Cerignola “durante la pandemia, abbiamo ricevuto circa 3.500 domande per usufruire dei buoni spesa. Allora, il minimo ISEE richiesto era di 6.000 euro annui. D’altra parte – prosegue Daniela Conte – l’ISEE è attendibile fino a un certo punto, perché noi abbiamo modo di verificare solo quale sia la composizione del nucleo familiare. Noi non abbiamo gli strumenti per appurare quanto l’ISEE dichiarato sia veritiero”.

A partire dal 2020, la richiesta di aiuto da parte delle famiglie è aumentata. Dati risalenti al 2022 e forniti dall’assessorato al Welfare parlavano di un numero di casi presi in carico dagli Uffici Comunali Welfare (per la sola Cerignola) compreso tra i 4mila e i 5mila casi che però includevano sia le famiglie sia i singoli individui italiani e stranieri. Di Chiaro sottolinea: “Il RdC ha assorbito le richieste di aiuto economico fino a quasi azzerarle. Ora, la rimodulazione prevista ha separato chi è occupabile, e va dunque inserito nel percorso di formazione e lavoro, da chi non è in condizioni di lavorare perché disabile, over 60 o ha a carico disabili, minori o altro”.

Gli effetti della restrizione sono ancora contenuti, ma si tratta di un qualcosa che andrà valutato nel lungo periodo. Intanto, dai primi dati si può affermare con certezza che il numero dei nuclei familiari cerignolani recettori del RdC è destinato a calare da 1049 a poco più di un centinaio, come rivelano fonti autorevoli dell’assessorato Welfare a l’Attacco. Inoltre, sempre sotto l’aspetto temporale, il motivo principale per cui il punto di non ritorno per Cerignola è previsto nel 2040 (molto più in là di quando previsto per le altre città) sta nel fatto che l’età media è di soli 41,7. E questo, come fanno notare i due dirigenti, dipende dal fatto che “Cerignola è tra i pochissimi centri cha ha visto aumentare la popolazione grazie soprattutto alla presenza di cittadini stranieri. Probabilmente, l’età media è ancora più bassa, visto che non tutti sono stati censiti”. In definitiva, la povertà a Cerignola si tocca con mano? “A guardare la gente che va in giro di sera, direi di no – afferma Conte – Immagino che molto dipenda dal lavoro nero e da modi di guadagnare denaro non leciti, ma qui entriamo in altri campi che non ci competono”.

Intanto, nell’ambito del contrasto alla povertà educativa (che si accompagna sovente con la povertà economica), l’APS I sogni di Don Bosco annuncia l’inaugurazione del Centro Polivalente Don Bosco dedicato ai minori: “L’intento è di ampliare i servizi educativi rivolti ai minori e alle loro famiglie, rispondendo alle fragilità e complessità che il tempo e i giovani attraversano”. Il centro è accreditato dalla Regione e dal Comune.

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