Inverno demografico e carenza di lavoro sono le cause principali dello spopolamento delle piccole comunità. I dati ISTAT parlano chiaro: sono più di 6.000 i borghi abbandonati in Italia. I “paesi fantasma”, rappresentano il 72% di tutti i comuni italiani. Biccari, con il Sindaco Gianfilippo Mignogna, apre un dibattito importante, la cui variabile indipendente resta il tempo perché in un decennio, lo spopolamento dei borghi potrebbe avere serie conseguenze: “In Italia, secondo Openpolis, ci sono circa 10 milioni di case vuote. Ma se nelle località turistiche è un dato generalmente positivo che dimostra un enorme potenziale ricettivo, il quadro cambia nelle aree interne e nelle zone montane dove, in ogni comune, sono libere mediamente tra il 56% e il 47% delle abitazioni presenti. Nei Monti Dauni, in particolare, sono almeno 20 i comuni che registrano valori sopra queste medie con punte anche dell’80%”.
Da 14 anni alla guida amministrativa di Biccari, Mignogna ha prodotto un gran lavoro in ogni ambito, contribuendo allo sviluppo della sua comunità, diventando modello da emulare: “A Biccari ci siamo posti il problema e abbiamo cercato di fare qualcosa, ragionando in termini di ‘opportunità e raggiunto anche risultati credo significativi: oltre quaranta tra case vendute e affittate a nuovi cittadini provenienti da ogni parte del mondo. Visto che è facile prevedere che questi numeri sono destinati ad aumentare, se non vogliamo che nei prossimi decenni tanti piccoli comuni italiani si trasformino in maniera irreversibile in borghi fantasma è necessario che la politica prenda coscienza del problema e si confronti velocemente per adottare provvedimenti mirati e radicali”.
Tempus fugit non solo una locuzione ma potrebbe diventare il titolo di una strategia, come quella adottata dal Sindaco di Biccari: “La questione è seria, perché le vie dove ci sono le case vuote comunque vanno illuminate e asfaltate e ciò incide sulle casse comunali – ha detto a l’Attacco Mignogna - anche perché lo spopolamento, per mancanza di lavoro o per il rapporto negativo demografico, continua. Poi c’è anche la questione sociale. A Faeto, ad esempio, l’80% delle case è vuota, con aspetti connessi come solitudine, insicurezza, gestione delle risorse, mancanza di servizi. La politica deve intervenire subito. A Biccari, abbiamo individuato l’avversario da battere: lo spopolamento. All’ordinaria amministrazione abbiamo aggiunto gli obiettivi da conseguire perché frenare lo spopolamento comporta una serie di problematiche. La prima cosa è stata quella di evitare che i giovani lasciassero il paese, creando lavoro, tramite la gestione forestale, naturalistica e montana e con la struttura socio-sanitaria”.
Così nel merito: “Il secondo aspetto è stato quello di far arrivare nuovi abitanti con il progetto ‘Argentina per il mondo’ e il progetto delle case abbandonate nel centro storico. Abbiamo studiato il progetto delle case ad 1 Euro, dei comuni italiani che l’hanno attivato con successo: Montieri (GR); Sambuca (AG); Zuncoli (AV). Valutando le criticità e i punti di forza, ho rivisto il modello più adatto a Biccari, che prevede un catalogo da 1 a 20.000 Euro – ha sottolineato Mignogna, che spiega -. Le case ad 1 Euro erano appetibili da un punto di vista mediatico ma tra burocrazia e costo vivo di restauro, scoraggiavano e c’era il problema della residenza. Quindi, ci siamo resi conto che la questione del costo non era l’appetibilità ma della casa ma le persone che cercavano un luogo ideale per vivere. Quindi, abbiamo tolto l’obbligo della residenza e l’incombenza della ristrutturazione totale. Abbiamo promosso il catalogo on line a livello nazionale ed anche tramite la CNN. In poco tempo sono arrivate oltre 20.000 email dagli Usa, dal sud America ma anche dal nord Europa, con l’arrivo della RAI e di Mediaset”.
Il completamento della strategia di Mignogna: “Di tutti gli interessati abbiamo scremato i potenziali acquirenti, perché molti erano solo curiosi. Abbiamo dato priorità a chi ha inviato la sua storia, la foto della famiglia, dei nonni che magari erano italiani, cioè a chi ha dato una motivazione legata all’acquisto. Un criterio che c’ha dato ragione e c’ha portato a fare i primi 40 atti notarili con le prime 3 case completate. Ciò vuol dire che hanno lavorato le maestranze locali, le persone per seguire i lavori hanno dormito nei nostri B&B e mangiato in paese, visitato il luogo. Ecco perché – ha detto Mignogna in anteprima a l’Attacco – il progetto, da un punto di vista economico, sociale, culturale, nel complesso si potrà valutare quando avremo tutti i cantieri avviati. Intanto stiamo ampliando il catalogo, vincendo lo scetticismo di parte dei miei concittadini perché si stanno rendendo conto che la cosa funziona. I nuovi abitanti sono quasi tutti stranieri che non hanno mai avuto contatto con l’Italia o Biccari ma- ha concluso Mignogna -hanno ben chiaro il modello di vita italiano (cibo, cultura, serenità, accoglienza, ecc.). Ci sono due ragazzi argentini che lavorano nei bar; un altro è maestro di tennis e dà lezioni; una ragazza peruviana insegna yoga; un altro lavora sei mesi in smart-working e chi usa Biccari come base d’appoggio per girare l’Italia. Un progetto partito nel 2019, fenato dalla pandemia, ma che c’ha fatto toglier il segno negativo al bilancio anagrafico. Come dicevo, l’obiettivo finale della nostra strategia è quello di mantenere i residenti e favorire l’arrivo di altri abitanti, cercando di far star bene”.
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