San Nicandro: “Declino demografico e fuga di cervelli segno tempi difficili, ma la comunità non vuole arrendersi”

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Sono stati molto seguiti a San Nicandro Garganico i recenti approfondimenti de l’Attacco: da un lato l’articolo che, nell’ambito dell’analisi del voto delle elezioni regionali, ha rivelato il caso singolare dell’assessore Pd Mario D’Ambrosio, piemontesianissimo, con un’intera famiglia che come lui è dipendente ASL; dall’altro l’editoriale video del direttore Piero Paciello in merito alle migliaia di sannincandresi emigrati nel corso degli ultimi decenni, un grave inverno demografico che fa il paio con le occasioni mancate di sviluppo economico ed occupazionale, a cominciare dal tramontato sogno del distretto dei fiori secchi. Alle urne il blocco garganico, come la quasi totalità della provincia, ha visto la netta prevalenza del campo largo di Antonio Decaro, che a San Nicandro Garganico ha raggiunto il 71,99%. Il Pd è volato col 44,39%, stagliandosi come primo partito cittadino. Ovviamente il più votato è stato il dominus dem Raffaele Piemontese con 1.502 preferenze, ma a sorpresa la seconda dietro di lui non è stata la viestana neoconsigliera regionale Rossella Falcone – che Piemontese ha sponsorizzato presso tutte le amministrazioni a lui vicine, in primis garganiche bensì l’assessora cerignolana Teresa Cicolella a quota 715. Una bella distanza rispetto ai 200 voti di Falcone. Cicolella era sostenuta dalla nomenclatura del partito locale, una sorta di prova di forza in vista delle amministrative del 2026. Chi è considerato uno che si è speso il più possibile in favore di Piemontese, che finora è stato assessore regionale alla sanità, è D’Ambrosio, che nel 2013 fu candidato sindaco e che è stato anche segretario Pd, per il quale i compaesani sannicandresi hanno coniato l’espressione “reparto D’Ambrosio” per indicare il gran numero di parenti che lavorano nella sanità. D’Ambrosio è da lungo tempo infermiere presso il poliambulatorio, dove si occupa delle pratiche relative alle cure primarie.

Stando ai beninformati, oltre alla moglie e al fratello, anche loro dipendenti ASL, vi sarebbero pure la cognata, al nipote impiegato presso il CUP e due figlie infermiere, di cui una al lavoro presso il poliambulatorio. I rumors insinuano che da ultimo ci sia un nuovo assunto in famiglia, il genero. L’amministrazione comunale, guidata dal bravo sindaco Matteo Vocale, è saldamente alla guida di Palazzo di città e si prepara alle prossime elezioni, per un secondo mandato dell’attuale primo cittadino. Col professor Giuseppe De Cato l’Attacco ha voluto riflettere sui temi sollevati dal direttore. Ma prima i numeri: il paese garganico, che oggi conta 13.413 abitanti, sta vivendo un lampante declino demografico, con una perdita costante di abitanti nel lungo periodo, registrando un calo di 4.612 residenti dal 2002 al 2025, diminuendo di 205 unità solo tra il 2024 e il 2025. Impressionante il raffronto col dicembre 1995, quando il paese vantava una popolazione di 19.370 abitanti. Vuol dire che in venti anni, tra il 1995 e il 2025, il calo della popolazione residente di San Nicandro Garganico è stato di ben 5.630 abitanti, una diminuzione che rappresenta circa il 29% della popolazione complessiva di due decenni fa. Chiaramente non è il solo centro di Capitanata a spopolarsi: la provincia daunia ha infatti perso oltre 18.000 residenti in soli 6 anni. “San Nicandro Garganico, come del resto la gran parte delle comunità del Promontorio, sta vivendo tempi difficili”, ammette a l’Attacco De Cato, che oltre ad esser stato docente è stato un valente dirigente scolastico e scrittore con l’abilitazione anche da avvocato. “Anche il progressivo, rilevante decremento demografico e l’inarrestabile fuga di cervelli al di là del Rubicone, cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, ne rappresenta il triste segnale. La nostra città, per gran parte della sua storia passata, ha vissuto fasi di sviluppo, che ne hanno contrassegnato la crescita, sul piano economico-sociale e sul piano politico-culturale, dove anche la politica è stata spesso in grado di affermare il suo primato progettuale e decisionale e consentire al corpo sociale di crescere e autogenerarsi, e anche allorquando si è trattato di andare a cercare migliori condizioni di lavoro e fortuna all’estero, ha avuto la forza e la voglia di “tornare” e spendere i suoi talenti in una terra che sentiva fortemente “sua”, con la sua famiglia e i suoi amici”, continua l’operatore culturale sannicandrese. “L’attuale amministrazione comunale, a guida del sindaco Matteo Vocale, con la sua squadra di assessori, animati di buona volontà e sorretti dalle più sane tensioni ideali, si sta sforzando di mettere in atto comportamenti e azioni che possono aiutare a ricomporre l’ethos civico - politico di una comunità che non ha intenzione di arrendersi. Per i prossimi lustri di questo ha bisogno la nostra città: di donne e di uomini che sappiano pensare e guidare le scelte politiche, restituendo motivazioni e protagonismi sociali, economici e culturali ai suoi cittadini; di persone serie e capaci, che sappiano mettere ordine tra diritti e doveri, che sappiano veicolare il risanamento etico della politica. Nella nostra città ce ne sono tanti, in tutte le organizzazioni politiche e in tutti gli strati sociali: c’è bisogno solo di imparare a lavorare insieme. Queste, io credo, sono le speranze che la comunità sannicandrese ripone nella classe politica, locale, regionale e nazionale”, conclude De Cato.

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