Vieste ha perso il primato delle presenze turistiche in Puglia, il sorpasso storico di Bari. L’analisi

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E’ un vero paradosso che nel momento in cui Vieste ha conquistato l’assessorato regionale al turismo le sia stato tolto lo scettro che ne faceva “la capitale pugliese delle vacanze”. I dati non mentono e quelli di Pugliapromozione su arrivi e presenze del 2025 parlano chiaro: Vieste ha perso il primato nelle presenze turistiche ufficiali (cioè dichiarate), oggi passato a Bari che già era prima per arrivi. Nel capoluogo di regione ne sono state 2.207.411 (+250,7% rispetto alle 629.501 del 2015) rispetto alle 2.177.658 di Vieste (+14,1% rispetto alle 1.907.838 di dieci anni prima). “Come avevo pronosticato molto tempo fa, per la prima volta da quando esistono i report ufficiali, nel 2025 Bari ha superato Vieste anche nelle presenze turistiche annuali. Un risultato che arriva nonostante il vantaggio storico di Vieste in termini di posti letto e nonostante un divario di presenze che, negli ultimi dieci anni, si è progressivamente ridotto”, il commento del viestano Diego Romano, che si occupa di marketing manager per strutture turistiche, è fondatore di turismovieste.it e ha studiato psicologia e turismo esperienziale. “Sul territorio si è probabilmente sottovalutata la portata del trend. A mio avviso, a parte qualche buona iniziativa, invece di compensare con l’organizzazione i limiti infrastrutturali storici e valorizzare davvero l’immenso patrimonio culturale e paesaggistico, si è cercato di imporre, a colpi di denaro pubblico, una narrazione che spesso ha fatto pugni con la realtà... e alla fine tutti a Bari”. 

“Il 2025 consegna alla storia del turismo pugliese un bilancio che va ben oltre il semplice record quantitativo. Se il passaggio dalle 13,5 milioni di presenze totali del 2015 alle 22,4 milioni del 2025 racconta di una regione in piena salute, è la composizione di questi numeri a svelare una metamorfosi profonda”, spiega Diego Romano, analizzando i dati dell’ultimo decennio che hanno “triplicato i turisti stranieri e ridisegnato la geografia del viaggio in regione”. “La Puglia non è più soltanto la meta estiva delle famiglie italiane, ma è diventata una piattaforma turistica internazionale complessa, dove le dinamiche urbane e culturali hanno iniziato a prevalere sulla stagionalità balneare pura”, continua il viestano, che mette in risalto il nuovo primato di Bari e il cambio di paradigma.

“Il dato più eclatante di questo report è il cambio al vertice della classifica regionale. Nel 2025 Bari ha superato Vieste anche nelle presenze turistiche annuali. Un risultato che arriva nonostante il vantaggio storico di Vieste in termini di posti letto e nonostante un divario di presenze che, negli ultimi dieci anni, si era progressivamente ridotto”, sottolinea Romano. “Ci sarebbero molte chiavi di lettura possibili. Ma guardando i dati complessivi, sia pugliesi che internazionali, questo sorpasso mi sembra soprattutto il sintomo di un cambiamento strutturale: la vittoria del turismo internazionale su quello di prossimità; di chi viaggia in aereo e treno su chi usa l’auto propria; del turismo culturale (storico, popolare, gastronomico, non quello delle mostre itineranti slegate dai luoghi) su quello esclusivamente balneare; dei flussi continui su quelli iper-stagionalizzati; del viaggio sulla villeggiatura. I numeri confermano impietosamente questa tesi. Mentre Vieste rimane una roccaforte del turismo domestico (con 1,7 milioni di presenze italiane su 2,1 milioni totali), Bari ha costruito il proprio primato (2,2 milioni di presenze) quasi interamente sulla componente estera. Nel capoluogo, le presenze straniere sono passate da 214.000 nel 2015 a quasi 1,5 milioni nel 2025 (+592%). È la vittoria dell’aeroporto e del city-break sulla logica della seconda casa o del villaggio turistico”.

Il secondo aspetto che l’esperto pone in risalto riguarda le città ad alto tasso di internazionalizzazione, come Monopoli, Ostuni e Lecce: “Il “modello Bari” si è replicato con successo lungo la costa centrale e nelle città d’arte, creando una frattura tra chi ha intercettato i flussi globali e chi è rimasto ancorato al mercato nazionale. Monopoli è l’emblema di questa evoluzione: con una crescita del 237% in dieci anni, ha visto i turisti stranieri diventare la maggioranza (540.000 presenze estere contro 324.000 italiane). A Ostuni, il sorpasso degli arrivi stranieri su quelli italiani (138.000 contro 109.000) certifica la trasformazione della Valle d’Itria in una destinazione premium internazionale. Lecce, raddoppiando le sue presenze totali (+94%) e triplicando quelle straniere, dimostra che il Barocco e l’esperienza culturale attraggono ormai quanto e più delle spiagge”.

Il terzo punto è dato dalle difficoltà del modello tradizionale, come nell’emblematico caso di Peschici. “A riprova che il semplice “prodotto mare” non basta più a garantire la crescita, c’è il dato in controtendenza di Peschici. Un tempo regina incontrastata insieme a Vieste, la cittadina garganica è scivolata nel 2025 al 13° posto regionale, registrando un calo del 16,9% rispetto al 2015. Mentre la regione cresceva grazie agli stranieri, Peschici ha perso presenze sia italiane (-100.000 notti) che estere, pagando probabilmente il prezzo di un isolamento logistico che la penalizza in un’era dominata da viaggiatori “aerei” che cercano connessioni rapide e soggiorni dinamici. Il decennio 2015-2025 ha sancito la definitiva maturazione della Puglia turistica. La regione ha smesso di essere un monolite stagionale per diventare una destinazione plurale. La crescita esponenziale degli arrivi esteri (+308% a livello regionale) ha premiato i territori connessi, identitari e aperti tutto l’anno, segnando il tramonto della vecchia villeggiatura statica in favore di un turismo di movimento e scoperta”, conclude Romano.

“E’ indubbio che Bari, anche solo per l’aeroporto, sia diventato non solo un punto di arrivo e partenza ma anche una destinazione turistica di rilievo”, sottolinea a l’Attacco Domenico Sergio Antonacci, guida ed esperto di marketing territoriale, fondatore di Gargano Natour. “Capita spesso che i gruppi che vengono a camminare sul Gargano, in primavera e in autunno, concludano il proprio viaggio proprio a Bari prima di ripartire, pernottando qualche notte lì e visitando la città. Dunque è un hub sia turistico che per i trasporti, è inevitabile. Del resto l’aeroporto di Bari Palese è un punto di riferimento non solo per la Puglia ma anche per regioni limitrofe come la Basilicata. Attira molti flussi”. Antonacci sta seguendo con molta attenzione il percorso della legge sulla promozione e valorizzazione dei cammini italiani, settore in cui è particolarmente impegnato. “Questa legge rappresenta un traguardo rilevante, sebbene debba ancora essere approvata in Senato dopo il via libera della Camera. Molto probabilmente avverrà senza modifiche, a detta degli addetti ai lavori. E’ un traguardo importante perché i cammini vengono riconosciuti formalmente dal punto di vista legislativo come attrattori culturali e turistici. Questo apre a tutta una serie di nuove possibilità di sviluppo futuro, con linee di finanziamento dedicate, strategie di sviluppo mirate. Per lo meno in teoria, perché chiaramente la legge è vuota se non ci sono applicazioni intelligenti”, conclude Antonacci.

Esperti di cammini di livello nazionale come il barese Angelofabio Attolico hanno espresso preoccupazione per l’assenza di investimenti nella manutenzione ordinaria, “vero asset strategico di questo settore”. “Anche il nostro territorio provinciale è sempre più attraversato da camminatore e cammini”, ricorda Antonacci. “Oltre alla via Francigena c’è ad esempio quella Micaelica che ha visto negli ultimi anni sviluppare l’accoglienza, come avvenuto con l’ostello di San Giovanni Rotondo. Poi c’è il cammino della pace, che parte da L’Aquila e arriva a Monte Sant’Angelo, abbastanza in crescita. Un altro cammino parte da Assisi, si chiama Con le ali ai piedi. Negli ultimi anni si sta sviluppando anche il cammino Gargano sacro. La nostra provincia non è indietro, sta governando il settore anche con proposte nate dal territorio stesso, come avvenuto con Gargano sacro”, conclude Antonacci.

Il carpinese è tra i premiati della sesta edizione del Destination Marketing Awards con una precisa motivazione: “E’ tra i pionieri del racconto digitale del Gargano. Con Amara terra mia - Storia di storie del Gargano prima e Gargano Natour poi, ha trasformato studio, memoria e cammino in esperienze di viaggio consapevoli, costruendo un modello di turismo escursionistico attivo tutto l’anno. Il riconoscimento premia il suo impegno nel rendere il Gargano una destinazione autentica, sostenibile e profondamente legata ai luoghi”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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