Manfredonia, lo scontro con ASI sul porto e sulle aree retroportuali: imminente aggiudicazione dell’appalto

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Non c’è solo la questione politica ad agitare il Golfo, dove l’ex sindaco/consigliere regionale Pd Paolo Campo è definito dalle persone a lui vicine tuttora adiratissimo per esser stato trombato prima alle elezioni regionali e poi nella corsa alla presidenza del Consorzio ASI di Foggia. Le polemiche lanciate all’indirizzo del riconfermato vertice Agostino De Paolis riguardano la scelta di puntare con forza sulla logistica, un settore che può essere decisivo per il futuro delle aree industriali di Manfredonia e Foggia Incoronata. E’ in una prospettiva che si inscrivono decisioni strategiche: prima aver voluto con tutte le proprie forze salvare il progetto (reso possibile coi 40 milioni di euro del Patto per il Sud) per la nuova piattaforma logistica di Incoronata, gestita da Lotras, l’impresa ferroviaria leader in Italia fondata dal sipontino Armando de Girolamo ed entrata nel Fhp Group; poi il progetto da 28,5 milioni che riguarda la linea ferroviaria che collegherà l'area retroportuale di Manfredonia a Foggia, con l'elettrificazione della linea e collegamento con la piattaforma logistica di Incoronata. Infine, ad esser preso di mira nelle ultime settimane, è stata anche la gara pubblica – che a breve vedrà l’esito - da oltre 547mila euro per l’assegnazione di suoli di proprietà consortile ubicati nell’Agglomerato industriale ASI di Manfredonia-Monte Sant’Angelo, prossimi al retroporto del Bacino Alti fondali. Quanto la situazione sia oggi tesa tra Consorzio ASI da un lato e, dall’altro, amministrazione comunale e alcuni operatori economici presenti nelle aree retroportuali del Golfo, lo ha confermato la durissima nota del sindaco Domenico la Marca all’indomani dell’elezione del nuovo cda dell’ente di via Farina. “Nessuno deve dimenticare che il Bacino Alti fondali e le aree retroportuali sono un bene prezioso per tutta la Capitanata, ma sono anche aree attigue all'abitato di Manfredonia, e la città da molto tempo ha imparato che quando si tratta di sviluppo le scelte devono essere partecipate e trasparenti nelle motivazioni. Da tempo il Consorzio ASI sconta una gestione che ha praticamente ignorato il confronto con i territori, rendendosi protagonista di scelte che non si comprende quando, come e dove sono state discusse. Si è deciso di impugnare il decreto ministeriale di riperimetrazione delle aree portuali, cosi aprendo una vertenza con il Governo centrale e l'Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico meridionale. Chi ha assunto tale decisione che ha una portata strategica per i territori coinvolti? Perché si mette a bando la concessione in diritto di superficie trentennale delle aree retroportuali maggiormente strategiche per lo sviluppo dei traffici portuali, al di fuori di ogni confronto e pianificazione con i soggetti che ne hanno titolo, ossia Comuni ed Autorità di Sistema portuale? Sarebbe di straordinaria attualità un confronto vero, di merito, in assemblea, sulle prospettive della piattaforma logistica di Borgo Incoronata e sulla proposta di ripristino del binario Frattarolo - Porto Alti fondali”, ha concluso la Marca, facendo appello alla Regione, cioè a Decaro, perchè se ne discuta. 

Se il Bacino Alti fondali di Manfredonia, quello che i sipontini chiamano porto industriale, cambierà volto grazie ai lavori ora in corso aggiudicati dall’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale e finanziati con 121 milioni di euro per il recupero e la rifunzionalizzazione, anche le aree retroportuali sono interessate da novità di primo piano. Da un lato ci sono i fondi di sviluppo e coesione per il ripristino del collegamento ferroviario stazione Frattarolo-agglomerato ASI del porto industriale; un risultato che rende possibile il disegno di De Paolis di attivare il raccordo ferroviario da 12 km esistente nella zona retroportuale alla piattaforma logistica Lotras di Incoronata, per far compiere un salto enorme alla Capitanata sul piano logistico. La documentazione relativa agli interventi finanziati coi fondi FSC e POC rispetto al progetto ASI di collegamento ferroviario indica, come tempistica, per la progettazione l’inizio nel primo semestre 2024 e la fine nel primo semestre 2026, mentre per l’esecuzione l’inizio è fissato per il secondo semestre 2026 e la fine per il primo semestre 2031. Dall’altro lato, c’è l’intenzione dell’ente di via Farina di liberare le aree retroportuali dalle occupazioni abusive e del tutto incongrue (come quelle, addirittura, di pastori con greggi di animali) e rilanciare la zona con attività industriali. 

Se ne discusse nella seduta di cda del 14 novembre scorso, quando De Paolis ricordò in primis come il cda il 12 dicembre 2024 avesse dato disposizioni per la redazione di un bando finalizzato all’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per l’assegnazione di suoli di proprietà consortile ubicati nell’Agglomerato industriale ASI di Manfredonia-Monte Sant’Angelo, prossimi al retroporto del Bacino Alti fondali, secondo il regime di cessione di proprietà e/o concessione superficiaria. Poi, 18 luglio scorso, il cda definì l’oggetto e le finalità della procedura, impartendo specifiche direttive operative e determinando che l’assegnazione del suolo avvenga mediante concessione del diritto di superficie per la durata di 30 anni, fissandone i principi generali e i criteri essenziali. Della questione il cda discusse anche in successive sedute, impartendo ulteriori indicazioni e indirizzi ai fini della completa definizione degli atti di gara. Insomma, le proteste attuali del Comune appaiono parecchio tardive. 

Nel bando pubblicato si spiega che tra le aree industriali definite dal Piano Regolatore ASI vi è l’Agglomerato di Manfredonia/Monte Sant’Angelo, dall’estensione complessiva di 325 ettari circa, di cui 50 ettari circa ricadenti nel territorio di Manfredonia e 275 ettari circa ricompresi in agro di Monte Sant’Angelo. All’interno di tale Agglomerato, nell’agro di Monte Sant’Angelo, vi è un suolo, appartenente al patrimonio disponibile dell’ente, che il Consorzio intende assegnare alle imprese in conformità agli obiettivi di sviluppo integrato del territorio provinciale di Capitanata, alle prescrizioni del Piano Regolatore ASI e secondo le procedure di evidenza pubblica. Il terreno risulta in parte occupato abusivamente e, dunque, l’assegnazione delle aree al privato selezionato con la procedura potrà avvenire in due tempi. “Il suolo ha un’estensione complessiva di 51.700 mq”, ha sottolineato De Paolis. 

“La procedura ad evidenza pubblica consente di garantire trasparenza, imparzialità e concorrenza. La cessione del diritto di superficie è lo strumento più adeguato a valorizzare il patrimonio consortile mantenendo la proprietà del suolo e favorendo gli insediamenti industriali. La durata di 30 anni è coerente con la necessità di consentire il ritorno degli investimenti da parte degli operatori economici aggiudicatari e con le finalità di sviluppo industriale dell’Agglomerato ASI. Il prezzo base è stato definito in considerazione di criteri tecnici, al fine di garantire tutela economica al Consorzio e fornire un parametro chiaro per la valutazione delle offerte”. 

Le aree sono le stesse per cui anni fa si discusse con la famigerata Seasif prima che quella operazione si rivelasse un totale bluff. Il valore economico indicato quale prezzo base è 547.503 euro, oltre Iva. Tale importo dunque potrà essere oggetto di rialzo in sede di gara. Il criterio di aggiudicazione è la miglior offerta data dalla sommatoria del punteggio per l’offerta tecnica e di quello per l’offerta economica. Nel bando si chiarisce che “l’area oggetto di intervento, inserita nella zona retroportuale, rappresenta un punto strategico per la logistica integrata e per l’insediamento di attività connesse alla componentistica eolica” e si ricorda che “il porto di Manfredonia ha registrato negli ultimi anni un incremento medio annuo del 26,66% nel traffico legato all’eolico, ponendosi come hub di riferimento per l’import-export di pale e componenti eolici lungo la dorsale adriatica”. 

Merito dell’agenzia marittima Galli&Figlio di Vincenzo Prencipe, che ha reso il porto sipontino il principale hub del Sud Italia per la componentistica finalizzata agli impianti eolici. Peccato che oggi l’impresa non sia tra quelle che hanno partecipato alla gara. L’agenzia Galli tre anni fa presentò (per le aree più a nord, vicine al centro commerciale Gargano) una richiesta analoga a quanto previsto dall’attuale bando, volta ad ottenere altri insediamenti per il revamping di impianti eolici e solari, per occuparsi in maniera strutturata dello smontaggio di impianti datati e della loro rigenerazione in impianti nuovi, attività con elevato indice di manodopera e totale sostenibilità. Quell’istanza, volta a dar vita ad una filiera della green energy con Galli capofila, non fu accolta, sebbene con Prencipe si sarebbero insediate due nuove imprese che si sarebbero occupate della produzione.

La mancata partecipazione alla procedura sarebbe dipesa sia dal no ricevuto allora (e dunque dalla sensazione che vi fosse un pregiudizio) sia da diverse perplessità nutrite sull’iter e sullo stato dei luoghi, non solo tuttora occupati abusivamente ma oggetto di sversamenti di terreni che in zona ex Enichem suscitano qualche dubbio. Non si sa chi si sia fatto avanti nell’odierna gara che sta per vedere l’aggiudicatario dopo la proroga e le sedute della commissione. Fatto sta che il gruppo Galli, dopo 21 anni di attività in cui ha creato ex novo una nuova attività nel Golfo, si ritroverà verosimilmente a dover spostare altrove i propri investimenti per l’ulteriore espansione. 

Ma è guerra vera, tra Manfredonia e l’ASI, soprattutto sul raccordo ferroviario. “Perché sacrificare il porto alla logistica? Perché pensare di realizzare il collegamento a 4 km dal porto quando esiste già la stazione di Frattarolo, infrastruttura già esistente da rifunzionalizzare, che in più avrebbe il beneficio di poter servire anche al traffico passeggeri? Che tipologie di flussi di merci si potrebbero movimentare su quella linea? Se non ci sono qui imprese che producono beni che necessitano del treno, a cosa servirà? Perché non agire su altre aree industriali di Manfredonia, permettendo alle attività operanti sul porto di continuare a farlo?”: sono solo alcuni degli interrogativi posti dai contrari alla strategia delineata da De Paolis.

“Sbaglia chi sostiene che la logistica tiri così tanto: a Brindisi sono stati spesi 50 milioni di euro per portare la ferrovia in banchina e se ne sono pentiti, a Bari RFI non vuole la ferrovia in porto e sta infrastrutturando l’interporto che è assai distante”. Ragionamenti che vanno all’opposto non solo del vertice ASI ma anche di ciò che Fhp Group ha immaginato per Foggia e il Golfo nei propri piani connessi a Lotras. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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