Originario del Rione Biccari, appartenente a una famiglia non troppo osservante delle pratiche cattoliche, diventa parroco della chiesa di San Francesco Saverio – conosciuta più comunemente come chiesa delle colonne – alla tenera età di 26 anni, aggiudicandosi il “titolo” di parroco più giovane di Foggia. Appassionato di sport, soprattutto di pallanuoto, disciplina praticata anche al livello agonistico, ha studiato al Liceo Volta per poi proseguire gli studi in seminario. Lui è don Giulio Dal Maso e non ha bisogno di molte presentazioni. Conosciuto a Foggia per il suo carisma e la sua innata voglia di fare, un tipo pragmatico e con le idee chiare che sta rivoluzionando una delle chiese storiche cittadine.
“La parrocchia di San Francesco Saverio è tra le prime cinque parrocchie di Foggia, tra le più antiche della città, si porta dietro un passato importante: è oggi facile incontrare un foggiano che si è battezzato qui o che abbia almeno un genitore o un parente che l’ha frequentata. La parrocchia è in piena esplosione e questo lo si evince dalla grande frequenza dei sacramenti aumentata vertiginosamente – confessa. Un po’ come fanno i preti di una volta, anch’io ho l’abitudine di contare le particole (ostie) che si consumano la domenica. Attualmente siamo arrivati a servire circa 500 comunioni nelle tre messe principali festive del weekend (sabato sera, domenica mattina e domenica sera). Considerando poi che non tutti i parrocchiani fanno comunione possiamo tranquillamente affermare di superare le 600 presenze durante le cerimonie. Non male per una parrocchia di appena mille abitanti, specialmente se si considera che attualmente in Italia la partecipazione ai sacramenti è sotto il 10% dei cattolici, circa 1 su 12 partecipa alla messa”.
Con i dati appena citati la parrocchia di San Francesco Saverio si attesta in controtendenza rispetto agli altri. Su 10 persone ben 6 partecipano alla messa, circa sei volte la media nazionale. “I numeri scaldano poco il cuore – confida – la visione dei banchi pieni ha invece tutt’altro impatto. Bisogna poi considerare che alle spalle abbiamo i quartieri settecenteschi che sono diventati in buona misura una enclave islamica e in parte anche cinese, di fatto appartenente ad altre religioni. Poi abbiamo di fronte Palazzo Dogana e uffici vari: possiamo dire che il territorio della nostra parrocchia è praticamente nullo, tra l’altro fagocitato da altre grandi parrocchie come la Cattedrale, Gesù e Maria e San Michele che dispongono di una forza sacerdotale elevatissima. Nella sola San Michele ci sono 5 preti. San Francesco Saverio è davvero circondata da superpotenze – sorride il sacerdote – però sopravviviamo egregiamente anche per presenza giovanile che è in spicco”.
Tra l’altro proprio domenica 5 novembre il gruppo scout guidato da Frabrizio Marciello sarà in piazza per far conoscere ai passanti questa straordinaria realtà. Probabilmente la chiesa delle colonne è forse l’unica realtà foggiana ad avere più battesimi che funerali. Dati alla mano si conteggiano infatti circa 30 battesimi annuali e in media 20 funerali. “Questo nonostante una città che si svuota ogni anno – aggiunge don Giulio – Foggia ha perso circa 5mila abitanti negli ultimi tre anni. I ragazzi vanno via con facilità. Da qui l’importanza di dare attenzione ai giovani: il gruppo degli scout, ad esempio, provenienti dalla Parrocchia di San Giovanni Battista è giunto da noi con appena 70 unità. Oggi ne conta 120 più i nuovi iscritti non ancora a registro – ammette. Cosa cercano i giovani? Anzitutto serietà: non vogliono il prete che dica parolacce, vogliono un sacerdote che faccia il sacerdote e che allo stesso tempo sappia parlare una lingua 3.0, che sappia parlare di moralità nei social, che sappia parlare di sessualità e annunciare il Vangelo antico con termini moderni. O rischiamo di riempire i campetti delle chiese ma non le chiese. Così facendo, invece, otteniamo una dimensione verticale e orizzontale che si sviluppa nei ragazzi. In buona sostanza bisogna farli crescer anche nella fede, perché tolto don Giulio devono continuare ad andare a messa la domenica, devono crederci e vivere bene la fede per la salvezza dell’anima. Noi non siamo intrattenitori sociali. Il civismo c’è, così come anche la socialità e le tante attività svolte. Però alla fine di tutto ci deve comunque essere l’annuncio del sacro, del trascendente, una cosa purtroppo difficile da trovare oggi nelle chiese”.
Don Giulio Dal Maso ha scoperto la fede per puro caso, come da lui riferito. “Ho avuto un approccio piuttosto introspettivo, quasi filosofico al Vangelo: fin da bambino. Ne sono rimasto affascinato per il pensiero che portava avanti, anche al livello sociale e politico. Mi piace la figura di Gesù. Il salto di qualità è poi arrivato quando mi spiegarono che potevo parlare con Lui, che non era sepolto nel passato, ma essendo il figlio di Dio potevo pregarlo. Ho così scoperto la preghiera. Da lì in poi mi accorsi di aver sempre avuto in me la vocazione. Tra le categorie bibliche mi definisco tra quelli cosiddetti nati preti”.
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