L’Università di Foggia ha salutato la propria decana, la professoressa Lucia Maddalena, mentre continua a mostrare i chiari segni di una mai sopita animosità. Si è tenuto venerdì scorso l’evento organizzato dall’Ateneo e dalla Provincia di Foggia come momento di confronto scientifico sui sistemi dinamici e i modelli di diffusione applicati alle scienze economiche e sociali. È stato l’occasione per celebrare la carriera della professoressa Maddalena, ordinaria di Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali e finanziarie, in occasione del suo pensionamento. Maddalena fu negli scorsi anni protagonista della vana battaglia giudiziaria per tentare di salvare il dipartimento Demet (Economia, Management e Territorio) dalla disattivazione causata dalla nascita di un terzo dipartimento di area economica, il Diss (Scienze sociali). Insieme a lei lottò la direttrice del Demet Barbara Cafarelli, ordinaria di Statistica, che avrebbe dovuto guidare il dipartimento nel quadriennio 2024-2028. Il responso del giudice amministrativo fu negativo – con la conseguenza che il Demet è cessato di esistere dal 1° ottobre 2025, per effetto della sentenza del TAR – ma tuttora gli strascichi di quella vicenda restano evidentissimi, a conferma di quanto abbia lacerato la comunità accademica. Lo scorso 12 dicembre il senato accademico è tornato a discutere della questione delle afferenze dei tre docenti del cessato Demet – Cafarelli, Margherita Ciervo e Matteo Alessandro del Nobile – che si sono visti chiudere le porte in faccia dagli altri dipartimenti cui avevano fatto richiesta. L’imbarazzante e indecorosa situazione è stata risolta il 12 dicembre direttamente dal senato, che ha deliberato di invitare il dipartimento di Giurisprudenza ad esprimere parere in ordine alla proposta di afferenza di Ciervo, mentre il dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale (cui appartiene Lo Muzio) dovrà dare il proprio parere sull’afferenza di Cafarelli e quello di Scienze Mediche e Chirurgiche dovrà esprimersi sulla afferenza di del Nobile. Maddalena oggi preferisce non parlare del caso Demet, che l’ha molto segnata. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello l’ha intervistata.
È soddisfatta della sua carriera?
Sì. Mi iscrissi all’Università nel ’74, laureandomi dopo 4 anni a 23 anni quando avevo già una borsa di studio del CNR per laureandi. Per tre anni fui borsista CNR. Sono originaria di Troia e studiai a Bari, la prima a laurearmi nel mio corso di Matematica. Sognavo di stare in laboratorio, non avrei voluto fare Matematica. Fui costretta da mia madre per trovare subito lavoro e così fu. Feci il concorso per ricercatori e divenni a 26 anni ricercatrice a tempo indeterminato dell’Università di Bari. Fui molto precoce. Feci solo concorsi nazionali, quello che succede adesso non è che mi piaccia molto. Vinsi il concorso nazionale da ordinaria a 38 anni. Per venire a Foggia cambiai settore, spostandomi su Economia. Lo feci perché avevo marito e tre figli, non mi ci vedevo a fare la pendolare a vita. Volevo stare vicino alla mia famiglia.
Cosa ricorda degli anni dell’impegno per Unifg del parlamentare Franco Cafarelli?
Lo ricordo molto bene, tra l’altro eravamo vicini di casa a Peschici. L’Università di Foggia fu un suo cavallo di battaglia, scelse di lasciare il segno in questo senso.
Che giudizio aveva di Foggia agli inizi degli anni Novanta?
Non me la ricordo male. Vidi tanta generosità ed entusiasmo nelle istituzioni, come nell’ente Provincia. Ricordo Matteo Fusilli, una bravissima persona con cui lavorai per tanti anni quando ero referente di Sistemi turistici. Era il presidente dei presidenti: primo vertice del Parco nazionale del Gargano, a capo di Federparchi. C’era Paolo Agostinacchio, che come sindaco diede molto al nostro Ateneo.
Quindi il sistema istituzionale sostenne in maniera trasversale e coesa Unifg. E che giudizio ha rispetto ai rettori Unifg?
Antonio Muscio lavorò moltissimo, ci coinvolse in tante cose. La fase di start up è sempre la più dura. Giuliano Volpe una brava persona, molto attiva. Io lo contestai perché quando ci furono le gemmazioni iniziarono ad arrivare fondi per chiamare ricercatori, era la fase del decentramento. Io votai contro la gemmazione per Lucera, Manfredonia. Mi opposi perché quando finalmente arrivarono ricercatori a Foggia venivano mandati nelle sedi decentrate. E la ricerca dove stava, come la facevamo? L’unica cosa che gli rimprovero fu il decentramento. Con Volpe comunque facemmo cose bellissime, ci ha lasciato ottime persone qui. Di Maurizio Ricci fui delegata all’orientamento per sei anni, lavorai tantissimo girando tra le scuole della provincia. Non voglio proprio parlare, dietro tutto quello che è successo da ultimo in Unifg c’è sempre lui. Poi arrivò Pierpaolo Limone. Una carriera fulminante a Foggia, era molto smart e non era rancoroso a differenza di Ricci. Disse che dovevamo creare un altro dipartimento.
Che idea si è fatta dell’ultimo rettore, Lorenzo Lo Muzio?
Una bravissima persona, che però si fida di tutti.
Ciascun rettore, col proprio stile di comando, ha determinato un particolare rapporto con la città. Ha la sensazione che Foggia sia cambiata in meglio o in peggio in questi decenni di vita di Unifg?
Per me l’Ateneo è l’unica cosa davvero attrattiva di Foggia. C’erano tante attività aziendali rilevanti, si produceva. Non possiamo vivere di servizi, pensando che tutto arrivi dall’estero. Non si produce quasi più niente. Perché i giovani se ne vanno dopo la laurea triennale? Perché sanno che, facendo la specialistica fuori, trovano più occasioni di lavoro. All’inizio a Foggia venivano i ragazzi che non avevano possibilità di fare l’Università fuori. La qualità media degli studenti è cresciuta e non arrivarono solo dalla nostra provincia. La comunicazione di Unifg lavora molto, specie dopo la pandemia si sono iscritti in tanti.
Perché si ha ancora la sensazione di una città poco universitaria?
Io nel Demet non avevo questa sensazione. Forse prima c’erano più associazioni universitarie, oggi c’è un più basso tasso di partecipazione. Credo nel valore del conflitto, nel dissenso.
L’Università dovrebbe costruire lo spirito critico. Perché pare ce ne sia poco?
È chiaro che chiunque governa desidera il consenso, non che si dica ciò che si pensa davvero. È questo il problema. Ricordo quella volta che il rettore Muscio venne in consiglio di dipartimento lamentando che io e la professoressa Motti bocciavamo troppi studenti, dicendo che così facendo gli studenti lasciavano Foggia e si iscrivevano a Campobasso. Gli risposi che l’Ateneo avrebbe dovuto preoccuparsi non dei pochi che si spostavano a Campobasso ma dei tanti, anzi dei troppi, che continuavano ad andare a Bologna perché non credevano nell’Università di Foggia.
Si è consolidata una generazione nuova di ricercatori e docenti foggiani?
Sì ed è importante, perché un Ateneo decolla quando si crea un gruppo di docenti residenti. Lo dissi appena arrivata a Foggia da Bari. È fondamentale il rapporto col territorio, un’Università non è solo lezione ovvero didattica.
Perché dice che grazie all’Università questa città ancora regge?
Per me l’Università a Foggia è stata un’opportunità per tutti e per tutta la provincia. Tanti ragazzi hanno avuto modo di iscriversi e crescere, anche per l’economia delle famiglie. Quanta gente prima rinunciava a studiare per questioni economiche?
C’è un eccesso di turbolenze in Unifg?
Non voglio parlare della vicenda del Demet. Non so più nulla, ormai ho chiuso con l’Ateneo. Penso che ora stiano molto tranquilli, chi gestisce tutto non è il rettore…
Ma la prorettrice Curtotti.
Io sono ottimista, sono una che si riprende facilmente.
Com’è stato il suo rapporto con gli studenti?
Io amo la matematica, amo il mio lavoro. Il rapporto con gli studenti mi piace, mi mancano le lezioni quando è estate e non si lavora. Mi piace fare la matematica, farla coi ragazzi e farla da sola.
In Italia c’è uno sbilanciamento in favore delle materie umanistiche.
Questa Università dovrebbe pensare a ciò che sta succedendo nel mondo e quando si fa orientamento dire chiaramente quali lauree danno opportunità di lavoro. Economia da noi regge molto bene.
Che giudizio ha dell’imprenditoria di Capitanata?
Ne conosco uno molto bene sin da quando era bambino, Michele Frisoli di Manta Group. Bravissimo. Non ne conosco molti altri, conosco meglio la realtà di Troia rispetto a quella di Foggia.
Che idea si è fatta dell’amministrazione comunale di Foggia?
Episcopo sarà pure una brava persona ma forse sconta il fatto della mancata esperienza di tanti attorno a lei, gente che non sa muoversi. Forse è questo il limite, serve anche un po’ di esperienza.
Qual è il suo auspicio per Unifg?
La nostra Università è cresciuta abbastanza, per me bisognerebbe fare scelte diverse nei concorsi per docenti. Non c’è un docente di Analisi matematica, per dire. Dobbiamo puntare sulle scienze, il mondo cambia. E non bisogna avere paura del nuovo, come dell’intelligenza artificiale. Forse l’Ateneo si attarda troppo sulle dispute interne. È normale che la sua collega Barbara Cafarelli, già direttrice del Demet dopo di lei, venga mandata nell’Area medica? Può fare tanto pure a Medicina.
Cosa può fare Unifg per il territorio?
Ha già fatto tanto. Condivido le scelte per ampliare la dotazione edilizia, compresa l’ultima relativa all’ex cinema Ariston. Se Unifg lo comprerà farà bene, l’ho detto a Lo Muzio. Sarebbe importante anche per ripulire e riqualificare quella zona della città.
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