Michele Solimando, agronomo e birraio del birrificio foggiano Rebeers, ha raccontato per l'Attacco una storia di innovazione e coraggio: quella della birra Fovea, la prima al mondo realizzata interamente con malto di grano duro. Un progetto che, attraverso anni di ricerca e sperimentazione, ha saputo dare voce al territorio della Capitanata, storicamente noto come granaio d’Italia. “Da sempre il grano duro si usa per fare la pasta, mentre il grano tenero per biscotti, lievitati e prodotti da forno - ha dichiarato Michele Solimando -. Certo, esistono birre di grano, ma si parla di grano tenero, come la blanche e la weisse di tradizione belga e tedesca. Nessuno, prima di noi, aveva mai pensato di usare il grano duro per produrre una bevanda”.
“Dal punto di vista tecnologico è più complicato lavorare questo cereale. È una materia prima più proteica e complessa da trasformare in mosto di birra e poi in birra finita - ha affermato -. Questo si traduce in costi e tempi di produzione più elevati. Ma ho accettato questa sfida perché mi permette di ottenere un prodotto superiore, con una qualità organolettica unica. In un settore che spesso si limita ad imitare stili internazionali, io voglio portare qualcosa di innovativo ed identitario, una birra che racconti l’Italia, il Sud e, in particolare, la terra foggiana”.
La rivoluzione di Fovea inizia dalla sua composizione, si tratta di una birra 100% grano duro, senza malto d’orzo. “La mia storia personale e il mio territorio mi hanno suggerito questa strada. Sono figlio di agricoltori, mi sono laureato in Agraria con una tesi sulla trasformazione del grano duro in pasta - ha rivelato per il giornale -. Quando, nel 2014, ho iniziato a fare birra professionalmente, mi sono subito chiesto perché limitarsi a replicare le ricette belghe, tedesche o irlandesi. La vera sfida era usare il grano duro per creare qualcosa di nuovo, in forma liquida. La prima birra aveva una personalità completamente nuova, grazie alle caratteristiche del cereale introdotto. Da lì ho capito che potevo spingermi oltre - ha detto -. Il passo successivo è stato affrontare la maltazione, trasformare il grano duro in malto, un processo essenziale per ottenere il mosto, base zuccherina da cui nasce la birra. Nel chicco di grano c’è un concentrato di amidi, che da soli non possono fermentare. Per trasformarli in zuccheri semplici, serve la maltazione, un processo che nessuno aveva mai applicato al grano duro”.
Con l’aiuto del Cerb dell’Università di Perugia, centro di eccellenza per la ricerca sulla birra, Solimando ha affinato la sua tecnica. Nel 2018 è arrivata la prima birra sperimentale al 100% grano duro. “Abbiamo gettato le basi per un processo mai visto prima - ha continuato -. Dal 2020, altre realtà hanno iniziato a produrre birre di grano duro, ma nessuno ha raggiunto la nostra purezza del 100%. Siamo stati pionieri, e oggi Fovea Revolution rappresenta non solo un’innovazione brassicola, ma anche una scoperta scientifica a tutti gli effetti”. Foggia è sempre stata il granaio d’Italia, e questa birra è il modo per raccontare la tradizione cerealicola nostrana al mondo. “Il nome Fovea richiama il capoluogo, il titolo Revolution sottolinea la svolta che abbiamo dato alla birra artigianale”.
La qualità di questo prodotto è stata riconosciuta a livello nazionale, per tre anni consecutivi è stata premiata al concorso Birra dell’Anno, il più prestigioso d’Italia. Dal 2015, è una birra Imperdibile nella guida Slow Food e, nel 2023, ha ricevuto il nuovo Premio Filiera dedicato alle eccellenze produttive italiane. “Questi riconoscimenti sono la conferma che abbiamo aperto una nuova strada. Oggi Fovea esiste in diverse varianti - ha voluto specificare Solimando -, dalla Classica da 5 gradi, alla versione Light da 3 gradi, fino alla versione Analcolica e alla Fovea Special, con gradazione più alta. Stiamo già sperimentando nuove bevande vegetali sempre a base di grano duro, perché esiste un mondo da scoprire e noi siamo ansiosi di prenderne parte”.
Dietro il successo di Fovea c’è un lavoro lungo e complesso. L'innovazione in questione rappresenta la nascita di un nuovo prodotto, ma anche un modo per dare identità alla birra italiana, valorizzando le eccellenze agricole del territorio foggiano. Con Fovea Revolution, in sostanza, Michele Solimando ha reso la Capitanata protagonista di una nuova stagione della birra artigianale italiana. “Questo prodotto è il nostro modo per dire che Foggia non è solo il granaio d’Italia, ma anche il luogo dove nasce qualcosa di unico, che guarda al futuro senza dimenticare la sua storia”.
Debora Cicconetti
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