Psicodramma Pd, Azzarone lascia. Iniziata la caccia a voti dem&Lega

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Si è concluso poco dopo le ore 13.00 di ieri lo psicodramma nel Pd di Capitanata, con le dimissioni della segretaria provinciale Lia Azzarone,

fedelissima del vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese.

Più che l’imbarazzo nel partito per gli appalti pubblici multimilionari di cui fa incetta l’impresa di famiglia (la General Service Group del marito Luigi Colucci) ha potuto la figuraccia epocale della ricusazione della lista dem dalle elezioni provinciali del 30 gennaio per un errore marchiano.
“E’ una scelta dolorosa e inevitabile dopo l’errore formale nella presentazione della lista”, ha ammesso Azzarone.

Il Pd avrebbe stravinto la competizione e invece, pur essendo partito super esperto di voto e di campagne elettorali, si è ritrovato escluso per aver lasciato l’autenticazione a un semplice consigliere comunale, come l’eletto di Serracapriola Vittorio Presutto. Avrebbe potuto e dovuto farlo il consigliere provinciale uscente Generoso Rignanese, che invece ha autenticato la lista di Cusmai&Co.
Perché? Sembra che nessuno sappia spiegarlo tra i piddini, che si limitano a ricordare che Azzarone era già a capo del partito provinciale in occasione delle precedenti provinciali e dunque le regole e il meccanismo li conosceva. “Non potendo trattarsi di Generoso si è scelta un’altra strada”, dice un dem alzando le spalle, ancora sconcertato e avvilito.

“Rappresentare la comunità politica del Pd della Capitanata è un grande onore da cui derivano grandi responsabilità, che avverto tutte e per intero all’indomani della ricusazione della lista dei candidati alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale a causa di un cavillo formale nell’autenticazione delle firme di consiglieri comunali candidati al consiglio provinciale”, afferma Azzarone. “Per tale motivo ho deciso di assumermi personalmente tutte le responsabilità dell’errore formale che pregiudica un lavoro politico di qualità nella composizione della lista, che sarebbe sfociato in un risultato elettorale sicuramente vincente e di rilievo. Quella di Foggia era l’unica federazione pugliese che aveva deciso, forte dell’ampio numero di amministratori locali di area democratica, di presentare una lista con il simbolo del Pd. Inevitabile, perciò, per me, rassegnare le dimissioni dalla funzione di segretario provinciale per responsabilità oggettiva di quanto accaduto, volontà che, a seguito della pronuncia del TAR, ho già comunicato ieri sera (mercoledì, ndr) al segretario regionale Marco Lacarra e ai vertici nazionali. È una scelta dolorosa compiuta per rispetto della più grande comunità politica della provincia di Foggia, di tanti militanti e dirigenti, amministratori e rappresentanti istituzionali che ogni giorno mettono il loro impegno per il miglioramento delle nostre comunità. Ringrazio di cuore tutti loro per il sostegno politico accordatomi in questi anni e per la vicinanza umana manifestatami in questi ultimi, burrascosi giorni”.

Che fine faranno i voti degli eletti Pd e di quanti dovevano sostenerli?
Nel marasma interno al partito una fonte si limita a dire che “non c’è al momento una linea politica, forse nei prossimi giorni”. Non che ci sia granchè da scegliere: tolte le liste di centrodestra (Azzurra Capitanata di FI, FdI e “Capitanata al centro”, la civica del consigliere regionale Paolo Dell’Erba, del sindaco di Apricena ed ex leghista Antonio Potenza e del deputato di Azione Nunzio Angiola) e “Per la Capitanata”, la civica del presidente uscente Nicola Gatta, resta solo “Insieme per la Capitanata”, l’inedito rassemblement emilianista che unisce i civici dell’ex vicepresidente provinciale Rosario Cusmai, i Popolari del consigliere regionale Sergio Clemente e il M5S. Per qualcuno i dem potrebbero riversare i propri voti ponderati su candidati outsider perché siano evidenti.

Per altri, semplicemente, a questo punto prevarranno le dinamiche comunali, dove gli accordi tra partiti e gruppi sono ben differenti rispetto alla situazione che era stata trovata per Palazzo Dogana.
L’atmosfera è in queste ore densa d’ira anche in casa Lega, dove gli avvocati hanno subito fatto capire che anche con l’appello al Consiglio di Stato le chance sarebbero state minime se non inesistenti.

All’esterno si ostenta unità.
“Si perde insieme e si vince insieme. Tutto è stato coordinato dal segretario provinciale Daniele Cusmai ma è chiaro che i maggiorenti del partito avrebbero dovuto coadiuvarlo”, commenta in maniera salomonica un salviniano.

Ma è chiaro che la tensione è alle stelle. “Non mi faccia parlare, se parlo mi cacciano dal partito”, afferma a l’Attacco un altro leghista, di lungo corso.

Resta da capire, come per il Pd, su chi si riverseranno i voti.
“Nelle prossime ore ci sarà una riunione per discutere su chi dirottare i consensi, cercando ovviamente di mantenere le fila serrate. Ma inevitabilmente qualcuno si sentirà svincolato”. Almeno i candidati della lista si cercherà di tenerli dentro, ma gli altri eletti – quelli che avevano promesso il voto ad uno dei 7 candidati leghisti – senza alcun dubbio si sentono già liberi di fare come credono.
Le fonti interne alla Lega di Capitanata assicurano che “non ci sono più rapporti con Potenza, ergo è da escludere alcun supporto a quella lista”.

Non ci saranno nemmeno indicazioni di voto in favore della lista del presidente Gatta. La scelta sarà, giocoforza, tra i candidati di Forza Italia e quelli di Fratelli d’Italia.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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