Come deve votare un cattolico? Il vademecum di don Roberto De Meo: “Vita, famiglia e libertà di educazione”

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I principi non negoziabili sono racchiusi nel messaggio che, senza nessun altro tipo di pregiudizio, don Roberto De Meo, parroco di Santa Maria del Borgo, Chiesa Madre di San Nicandro Garganico, ha lasciato ai suoi parrocchiani come guida al voto del 25 settembre. “Il mio messaggio, dato principalmente ai miei parrocchiani, vuole essere un piccolo aiuto a capire in base a che cosa un cristiano deve orientarsi nel voto. Ognuno deve scegliere liberamente ma, come pastore, non posso non preoccuparmi che i fedeli siano educati a ben giudicare cristianamente tutti gli aspetti della vita e quindi anche la politica. Un cristiano guarda tutta la realtà, in tutti i suoi fattori, sempre a partire dalla sua appartenenza a Cristo e alla Chiesa.

Quest’appartenenza investe tutti gli aspetti della vita, anche la politica, altrimenti non sarebbe vera! Non si può essere di Cristo solo in Chiesa o in sacrestia e non invece nel mondo, quando siamo al lavoro, al bar, a scuola, in ufficio, in bottega o nella cabina elettorale! Siamo di Cristo sempre! E se Cristo non c’entra con tutto non è Dio, e quindi non vale la pena seguirlo, perché non può salvare! Il mio è un messaggio di metodo e di fede, non solo relegata a quando si prega o espressione sentimentale legata a certe situazioni”.

“Ai miei parrocchiani”, precisa don Roberto a l’Attacco, “ho fatto notare che la fede incide anche nella politica. Un cristiano deve paragonare il proprio pensiero a quello che la Chiesa non impone ma suggerisce. La maggior parte dei cristiani, quando deve giudicare la politica e i partiti, al massimo parte da un punto di vista morale senza guardare alle idee e alle leggi che vuol portare in Parlamento. In Parlamento servono leggi giuste, che rispettino la dignità umana. Nei principi non negoziabili c’è tutto ciò che implementa la dignità dell’uomo”.

La principale preoccupazione di don Roberto De Meo è educativa: “La Chiesa, attraverso il magistero dei papi, soprattutto da Giovanni Paolo II a Francesco, ci insegna che bisogna valutare i contenuti politici, ricordando però che la politica ha sempre anche un profondo significato morale, perché riguarda non solo le cose da fare, ma anche come governare le persone, vale a dire portandole verso il bene o verso il male. Da questo punto di vista rimane vero il criterio primario dei principi non negoziabili. L’elettore, davanti ai simboli elettorali deve verificare se i partiti ammettono, oppure negano, oppure non si pronunciano nei confronti di: vita (no all’aborto o all’eutanasia in tutte le sue forme); famiglia (fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla procreazione e quindi alla generazione di figli); libertà di educazione (permettere alle famiglie di poter scegliere come educare i propri figli e non essere, di fatto, costretti a essere sottomessi solo alla scuola di stato). Per fare questo, prima di tutto bisogna leggere il programma e poi prendere atto di dichiarazioni dei responsabili dei partiti. Un partito che negasse espressamente i principi non negoziabili (vita, famiglia e libertà di educazione) non potrebbe in alcun modo essere votato, anche se il suo candidato fosse un santo. Un partito che non si pronunciasse su questi tre temi sarebbe meglio di uno che espressamente negasse i principi non negoziabili, ma sarebbe peggio di un partito che nel programma dichiarasse di volerli difendere. Ultimamente i principi non negoziabili sono stati trascurati. Da essi non si può però prescindere, perché vorrebbe dire abbandonare il criterio della legge naturale e tutto diventerebbe convenzionale o frutto della volontà del momento. I principi non negoziabili si chiamano ‘principi’ e non sono solo ‘valori’ perché si espandono oltre i loro ambiti specifici e si riflettono su tutta la società”.

“I principi fanno parte della realtà e della natura della cosa. Ed è per questo che non sono una questione esclusivamente di fede; i valori potrebbero, invece, anche cambiare a seconda del soggetto che li vive e al luogo in cui si vive. I cattolici possono cercare di rivivere e riscoprire il legame tra fede e vita che investe anche i criteri con cui una persona guarda a tutti gli aspetti della vita, politica compresa”, conclude.

“Oggi i criteri sono livellati in base a quelli in cui usano tutti. La dottrina sociale della chiesa dovrebbe essere, inoltre, l’applicazione di uno strumento di evangelizzazione per un politico. Il partito è un’altra cosa. Nella cabina elettorale dovremo aver ben presenti queste cose perché i principi non negoziabili si rivolgono non solo a chi deve votare ma anche a chi, già politico, si definisce cristiano”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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