L’astensionismo è quella cosa che tutti evocano dopo la chiusura di una tornata elettorale, citata per giustificare in tutto o in parte la propria scarsa performance a livello personale o di partito. Ma è una questione che riguarda tutti, come quando qualche anno fa un famoso allenatore di calcio disse che era stata la pioggia a determinare la sconfitta della propria squadra, come se gli avversari avessero giocato con l’ombrello.
E invece in questa occasione del 25 settembre, è possibile che sia stato proprio il forte maltempo a provocare un ulteriore abbassamento delle percentuali di persone che si sono recate ai seggi per votare in tutta la provincia, visto che proprio la Capitanata nella giornata di domenica è stata forse quella più colpita dall’acqua, in una striscia orizzontale di territorio che si è estesa da Vieste e Napoli dove addirittura alcune sezioni sono finite allagate, con tanto di intervento della Protezione civile.
Tra Gargano, Tavoliere e Monti Dauni non si è arrivati a queste situazioni, ma fatto sta che 15 punti in meno rispetto al 2018 significa che decine di migliaia di persone in più, intorno alle 75 mila, hanno tralasciato le urne rispetto a quelle che ci erano andate nel 2018.
Il dato finale, sia alla Camera che al Senato, si aggira intorno al 52% rispetto al 67% del 4 marzo 2018. Per una singolare coincidenza, fu un’altra giornata piovosa, anche se non della stessa entità di quella di due giorni fa.
Tuttavia è evidente che l’acqua dal cielo deve aver svolto il suo ruolo dissuasorio su un elettorato che aveva già dimostrato in generale scarsa voglia di partecipazione, anche perché altrettanto scarsamente coinvolto da movimenti, partiti e candidati che di incontri e dibattiti pubblici ne hanno fatti davvero pochi, tanto meno di confronti diretti tra i contendenti dei collegi uninominali. Forse fa eccezione il Movimento 5 Stelle che con Giuseppe Conte ha fatto frequenti bagni di folla. E poi i risultati si sono visti allo spoglio, mentre per gli altri le gite giornaliere in posti prefissati e gli appuntamenti con aziende o pochi intimi sono stati il format più utilizzato. Gli strateghi delle campagne elettorali diranno poi quale sarà la soluzione migliore per il futuro, mentre è certo che chi è andato a votare, lo ha fatto solo perché aveva grande motivazione.
Nel dettaglio, nel collegio “Foggia 1” della Camera (cioè Capoluogo, San Severo, Lucera e rispettivi dintorni) erano iscritte 267.700 persone, hanno votato in 145.100, con un esito del 54,19%. In quello denominato “Foggia 2” (cioè Cerignola, Manfredonia, Gargano breve escursione nella Bat) erano iscritte 255.435, hanno votato in 129.450 con un risultato del 50,68%.
Nell’unico collegio senatoriale, che per la prima volta ha compreso anche gli under 25, gli iscritti erano 500.120, hanno votato in 263.386, con una percentuale del 52,66%.
Ma com’è andata nel dettaglio tra grandi centri, Monti dauni e Gargano?
Anzitutto bisogna dire che nel computo dei 61 Comuni della provincia, quello con la percentuale più alta di elettori è stato Candela con il 68,70%, mentre Cagnano Varano quello con meno lavoro per gli scrutatori, visto che le schede siglate sono state solo il 40,34% di quelle potenziali degli aventi diritto.
Nelle cinque città principali, Foggia ha fatto segnare il 52,76% che è molto al di sotto del 66,69% del 2018, ma pur sempre lo scarto minore rispetto a quattro anni fa, visto che altrove è andata anche peggio. A Manfredonia c’è il dato migliore del 53,13%, ma quattro anni si era arrivati al 69,31%. A San Severo lo scollinamento della metà è minimo, con il 50,47% che è però parecchio inferiore al 67,55% del 2018, Lucera invece ha fatto segnare il 49,59% rispetto al 66,24%. La situazione più critica nel gruppo è quella di Cerignola, con il misero 44,50% che viene raffrontato al 58,11 della tornata precedente.
Sui Monti dauni i riscontri sono a macchia di leopardo, con la già citata punta positiva di Candela che è solo 6 punti sotto rispetto al 2018, ma la maggior parte dei Comuni dell’Area Interna ha mostrato un’affluenza decisamente superiore alla media. Fanno da contraltare, invece, Alberona, Anzano, Castelluccio Valmaggiore, Roseto e San Marco la Catola addirittura sotto il 50%, mentre Faeto supera di pochissimo la metà ma resta sotto la media provinciale.
Sul Gargano, infine, il punto più basso di Cagnano Varano viene accompagnato da Apricena, Carpino, Tremiti, Lesina, Vieste e San Nicandro (che aveva addirittura due candidate in campo) tutti sotto il 50%, mentre Peschici e Vico superano di poco la metà ma restano sotto la media provinciale.
Il consigliere regionale Antonio Tutolo è rimasto fermo un giro a questa tornata elettorale che ha fatto registrare un astensionismo da record storico, e ha una sua precisa opinione sul fenomeno che in Capitanata si è visto in maniera anche più evidente: “Secondo me si è fatto poco per portare la gente ai seggi – ha spiegato la sua versione – perché è stanca ma non è più stupida rispetto ad altri territori. Io ritengo, senza voler essere offensivo nei confronti di nessuno, che sulla situazione ha inciso soprattutto la scelta delle candidature. Tutte persone rispettabili, ci mancherebbe, ma ci vuole partecipazione, coinvolgimento e sollecitazioni concrete che solo una bella campagna elettorale può fornire. Bisognava creare interesse per far capire l’importanza del momento che sta attraversando il nostro Paese, mentre qua stiamo ancora a non poter scegliere i propri rappresentanti con una vera e propria preferenza. Viene precluso alla gente di esprimersi, poi è normale che si disinteressa, perché c’è stata poca informazione di carattere politico. Io posso affermare tranquillamente che ho incontrato tante persone che non sapevano cosa fare, come muoversi, perché non tutti hanno modo e tempo di seguire i dibattiti in tv o leggere i giornali. Di comizi e incontri pubblici nei abbiamo visti pochi, magari solo nelle grandi città, e poi io ho detto a più di qualcuno che era troppo riduttivo evocare lo spettro del fascismo. A questo si aggiunge che domenica non è stata una giornata ideale, la pioggia ha inciso sicuramente su chi aveva già poca intenzione di andare a votare”.
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