Giovedì prossimo, nella natia Monte Sant’Angelo, Raffaele Piemontese avrebbe dovuto partecipare alla processione della festa patronale in onore di San Michele Arcangelo nelle nuove vesti di deputato. Ci tornerà, invece, in quelle solite di vicepresidente della Regione dopo il disastro delle elezioni politiche.
Colui che, come unico big Pd pugliese, aveva accettato la sfida impossibile dell’uninominale, non solo non è riuscito a far meglio della media regionale del partito ma è stato anche fatto fuori al listino bloccato, dove da mesi era dato già per eletto. Aria ferale nel Pd di Capitanata, mortificatissimi i suoi a Monte che inutilmente si difendono mostrando il 51% raccolto, a dire “abbiamo fatto il nostro”.
Oggi la sconfitta è dura da digerire e per di più dover restare a Bari compromette i piani di altri, da Emiliano a chi premeva per avere spazi. L'errore di Piemontese è stato a monte, secondo alcuni acuti osservatori.
“Ha costruito un personaggio mitologico: quello che si candida nel collegio uninominale e cambia il destino, annullando un esito scontato, avendo in mano tutti i rapporti con gli amministratori locali da cui ha preteso esposizione pubblica con post e locandine, a rimarcare di continuo il legame con lui”, affermano a l’Attacco alcuni analisti.
“Non va dimenticato che l'attuale sistema elettorale è un proporzionale travestito da maggioritario. L'influsso reale degli amministratori locali è pressoché nullo sulle rispettive comunità”. Piemontese non lo sapeva? “Lo sapeva, ma furbamente pensava di fare un bel risultato nel collegio uninominale superando la media del Pd. Ed è qui che sta il suo fallimento. Credeva poi che, pur non vincendo nel collegio uninominale, sarebbe stato eletto sicuramente nel listino proporzionale e che sei mesi dopo nessuno si sarebbe ricordato della sconfitta contro Gatta all'uninominale. Peraltro, lasciando spazio ad altri in Regione eliminava un ingombro che non era solo amministrativo ma significava anche tarpare le ali ad altre personalità. A Vieste, per esempio, la vicesindaca Rossella Falcone non si accontenta del cda di AQP spa: vuole candidarsi la prossima volta alle elezioni regionali in prima persona. E così altri sui territori, persone che non possono essere perennemente legate a Piemontese. Lui ha creato enfasi sul personaggio di colui che sarebbe stato il migliore in Puglia e ha fatto passare anche il messaggio che, una volta eletto, avrebbe liberato dall'obbligo di votarlo sempre, aprendo cioè una competizione sotto di lui. Il suo disegno era modificare lo schema: non più l'uomo di potere ma l'uomo dei territori, uno dei pochi parlamentari pugliesi eletti. Ma sul territorio in realtà Piemontese non è amato bensì temuto e nel momento stesso in cui ha scelto di candidarsi non è stato più il riferimento locale”.
Il piddino apricenese Michele Lacci su queste colonne ha sottolineato che il voto di domenica scorsa è stato libero. “E’ così, è stato un voto libero e non clientelare”, continuano gli analisti politici. “Quanto alla rete dei sindaci, se devono fare campagna elettorale per le politiche significa che devono andare casa per casa trovando problemi ovunque. Non è pensabile, se attivassero quel meccanismo salterebbero loro stessi per primi. Ecco perché non riescono a incidere materialmente sul voto delle politiche. Il voto è politico e non controllabile, c'è stato un ‘liberi tutti’ ed è stato anche molto voto di opinione”.
Cosa non ha funzionato in Piemontese? “La critica va rivolta al personaggio politico che ha costruito, che parla solo di soldi e ha smesso di parlare di ideali politici. E’ diventato un contabile della politica. Solo qui in Puglia, e grazie a uno come Emiliano, abbiamo un assessore al bilancio che è anche assessore di spesa, ovvero che decide dove mettere i soldi e se li spende direttamente. Nessuno altrove riunisce in sé sia la delega del bilancio che la delega della spesa, non esiste. Per fare un esempio, è l'assessore al bilancio che decide di stanziare fondi per fare nuovi impianti sportivi e poi come assessore allo sport fa il bando e destina quegli stessi soldi. E’ assurdo, non è pensabile. E invece è quanto accade in Puglia, una cosa che non sarebbe mai venuta in mente a chi – come Vendola e lo stesso Fitto – ha una cultura istituzionale. Non l'avrebbero mai permessa una cosa del genere”.
Per tale ragione secondo taluni osservatori “Piemontese è un politico anomalo, un politico della gestione, uno che non fa politica”. “Ma non era la gestione oggetto di queste elezioni, ecco perché sono venute meno la sua forza e la sua capacità elettorale”.
Alcuni si domandano se adesso il 40enne avvocato avrà propositi di rivalsa verso chi non lo ha sostenuto come promesso. Al di là della velenosa insinuazione che possano esserci logiche di tale tipo nella prossima attribuzione di fondi pubblici, è verosimile che i risultati elettorali di alcuni comuni possano essere di spunto per rivedere alcuni rapporti che sembravano forti e consolidati e oggi invece sono molto a rischio. Ma la questione è anche un'altra.
“Può rimanere una tale concentrazione di potere gestionale in uno che si è giocato la propria chance?”, si domandano i beninformati. “Bisogna vedere non solo che farà Emiliano ma anche che diranno i colleghi che gli hanno consentito di essere capolista. Cosa ne pensano adesso? Lo stesso Emiliano voleva che Piemontese andasse via e che fosse letto a Roma. Oggi il presidente deve far fronte alla pressione del consiglio regionale ma non ha gli spazi per soddisfare quelle richieste”.
Davvero il governatore potrebbe in qualche modo ridimensionare il suo massimo riferimento in Capitanata? “E’ chiaro che Emiliano aveva seguito la logica del promoveatur ut amoveatur e dunque lo aveva già di fatto ridimensionato per toglierselo davanti. Ora il problema è come affrontare la questione Piemontese senza creare traumi a livello regionale e senza dimenticare quello che Piemontese è stato in questi anni per lui”.
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