Elezioni, Miglio: “I Sindaci non potevano far di più per Piemontese”

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Francesco Miglio è stato uno dei Sindaci che hanno sostenuto i candidati Pd alle politiche, era in prima fila nella riunione presso la Federazione provinciale di Foggia che diede l’avvio a questa funesta campagna elettorale. All’indomani dello choc per i dem di Capitanata e per il loro leader Piemontese, l’Attacco lo ha intervistato.

Come vanno ripartite le responsabilità nel Pd e nel centrosinistra?

Il primo dato da considerare è quello dell'astensionismo, che è stato accentuato in alcune parti e altrove meno. Stavolta due elementi hanno scoraggiato la partecipazione al voto. Il primo è stato rappresentato dalla mancanza di un'offerta politica attrattiva, interessante. Lo stesso dato di Fratelli d'Italia è buono – in Italia e a livello locale - ma non lo possiamo definire esaltante, è stato di certo aiutato da offerte non competitive rispetto al centrodestra. Questa è sicuramente una responsabilità imputabile ai vertici nazionale, non è responsabilità del sindaco o di altri referenti locali. Piuttosto, la proposta politica già in campagna elettorale sembrava fiacca. Il secondo elemento riguarda il consenso perso per il deficit di territorialità. Oggi tutti sono pervasi dall'idea che la politica si faccia sul web, online, misurando il gradimento con like e visualizzazioni. C'è un livello di territorialità che va recuperato. Non intendo solo i candidati locali ma il ruolo di collegamento tra cittadini e istituzioni. I partiti oggi non svolgono più questo ruolo, sono un luogo dove si riuniscono 10 persone al massimo tutto il resto è tagliato fuori. L'interlocuzione coi territori deve riprendere, c'è stato un blackout nella rappresentanza nazionale e locale. Va recuperato il contatto con la gente, va fatta una seria riflessione nei partiti. C'è la necessità di una stagione nuova, di un cambio di passo, o l'astensionismo sarà sempre più grave. Dobbiamo ambire al voto di opinione, nell’astensionismo ci vedo tanto elettorato di centrosinistra.

Alcuni suoi colleghi Sindaci dem, come Cavalieri di Troia, auspicano un cambio nella segreteria nazionale Pd. Non servirebbe fare lo stesso anche a Bari e Foggia?

Le responsabilità romane ci sono ma non ci devono esimere dal fare anche noi una riflessione a livello locale. Qualcosa manca anche nella nostra proposta, evidentemente. Il punto è rinnovare a Roma e anche nei nostri territori, ovvero a Foggia. Non posso fare il cattolico a Roma e l’ateo a Foggia. Nella logica di territorialità, il Pd ha un patrimonio politico ed esperienziale da valorizzare, che è quello dei sindaci. Condivido quanto detto da Decaro, ovvero che il Pd ha oltre il 70% dei Sindaci ma poi perde ogni volta le elezioni politiche. Perché? Questo partito deve favorire un utilizzo maggiore dei Sindaci da un punto di vista politico, non li può tenere in una funzione prettamente amministrativa e di gestione delle città. I primi cittadini sono utili a recuperare territorialità, una percezione migliore presso un elettorato che sente il partito come un gruppo votato all’autoconservazione e al mantenimento delle funzioni acquisite, che non percepisce più l’eletto come proprio rappresentante. Invece il Sindaco, bene o male, viene percepito così. Ma non bisogna provocare altre rotture nel Pd: serve una rappresentanza diversa, non nuova, a Roma come a Foggia. Bisogna farlo includendo tutti senza liti e senza alzare barricate.

La rete degli amministratori locali, su cui Piemontese contava, non ha funzionato.

Non credo che si possa dire che il risultato potesse essere maggiore e che se così non è stato è per colpa dei Sindaci e degli amministratori locali. Questa sarebbe un'analisi riduttiva, volta a evitare una disamina seria di ciò che è stato. Per ridare nuova linfa e slancio al centrosinistra serve un'analisi vera. I Sindaci non potevano fare di più sul territorio. La proposta politica calata dal nazionale non appariva attrattiva, era un piatto freddo e scondito. Il punto è che questo errore è ascrivibile ai leader nazionali ma l'astensionismo ci deve portare a occuparci un po' meno del virtuale e un po' più del reale ovunque.

Perché Piemontese ha mancato l’elezione anche al plurinominale?

Probabilmente in Capitanata, più che altrove in Puglia, l'interlocuzione con la cittadinanza è risultata interrotta. Il dato peggiore conseguito ha penalizzato Raffaele Piemontese. Nel ragionamento dell’elettore ha prevalso la domanda: “Questo Pd cos'è?”. Il buon lavoro fatto da Piemontese come vicepresidente e assessore regionale è stato offuscato e annebbiato.

Parlando coi suoi concittadini alcuni le avranno detto perché, da sinistra, intendevano votare M5S stavolta.

Il M5S rappresenta oggi un elettorato popolare, di centrosinistra. Al Sud ha conquistato una percentuale molto più alta rispetto al Nord. Hanno influito provvedimenti che non condivido ma che hanno funzionato. Questo discorso non deve rappresentare un alibi per noi. Non basta dire cioè che la sconfitta è da ricondurre al reddito di cittadinanza, al superbonus, al fatto che Conte sia foggiano e si sia candidato qui da noi. Sono analisi di comodo, per quanto questi elementi ci siano. Ma bisogna attribuire loro il giusto peso, senza sovrastimarli. Auspico che gli eletti ci rappresentino un po’ di può più rispetto al passato, quando pure facevano parte della maggioranza. E in generale dico che gli eletti non hanno grandi meriti e i non eletti non hanno grandi demeriti.

Forza Italia si meridionalizza?

Lo noto anche io, probabilmente ciò avviene perché al Centro-Nord FI ha subìto dei contraccolpi nella classe dirigente mentre i maggiorenti del Sud sono rimasti praticamente gli stessi, tranne Carfagna. Ma, detto questo, considero FI un partito dalla prospettiva a termine, destinato a confluire in un’area moderata di centro. Questo perché è un partito fortemente incentrato su Berlusconi. Con quell’area moderata noi dovremmo dialogare. Si può farlo con Calenda, Renzi, con quanti aderiscono al Partito Popolare Europeo. Si può tornare a farlo col M5S senza inseguirlo sul reddito di cittadinanza, che non condivido. Credo che Pd e M5S abbiano tanti punti di collegamento, anche per una prospettiva futura. Non escluderei il dialogo nemmeno con FI nel momento in cui saprà smarcarsi da FdI e Lega. La Lega accrescerà la propria voce antimeridionale visto il fallimento del progetto politico al Sud.

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