Il M5S punta a recuperare appeal in Puglia dopo il pessimo risultato del voto di maggio e intende dare una prova di forza con l’arrivo dell’ex premier Giuseppe Conte a Foggia. Il leader dei pentastellati è atteso in Puglia da vari appuntamenti a metà mese, ma l’attenzione è focalizzata sul capoluogo daunio, che tornerà alle urne in autunno dopo la lunghissima fase commissariale iniziata a maggio 2021. Il legame particolare con la terra natìa, il primato conquistato alle politiche di settembre scorso (col 41% a Foggia) e il sentirsi “parlamentare di Capitanata” rendono alto l’interesse per quanto dirà sia pubblicamente che nelle riunioni interne al MoVimento.
Dopo la disfatta di Brindisi tutti giurano, nel fronte giallorosso, che non cambia nulla rispetto all’alleanza da stringere a Foggia per assicurarsi il governo di Palazzo di città. Ma i beninformati rivelano un Emiliano fortemente arrabbiato per la sconfitta nell’unico capoluogo di provincia pugliese andato al voto, in quanto avrebbe voluto che Conte si convincesse a scegliere l’ex preside Salvatore Giuliano, ex sottosegretario, quale candidato sindaco espresso dal M5S, anziché Roberto Fusco. Il presidente della Regione era infatti convinto, stando ai rumors, che Giuliano avrebbe potuto maggiormente intercettare voti sia da sinistra che da destra. Era del resto prevedibile che la sinistra che sosteneva l’ex sindaco Riccardo Rossi l’avrebbe fatta pagare a Fusco.
Ora, rispetto a Foggia, è vietato sbagliare candidato. A quanto pare al M5S Emiliano avrebbe fatto capire di non avere alcuna preclusione rispetto all’ex consigliere comunale meloniano Giuseppe Mainiero, che però per il Pd sarebbe impossibile da sostenere, soprattutto al primo turno.
La situazione sarebbe invece a tutti più gradita in caso di discesa in campo dell’assessora regionale al welfare Rosa Barone. A breve ci sarà la votazione sulla piattaforma web del M5S risetto ad una nuova regola, in base a cui chi ha già compiuto due mandati da parlamentare potrà candidarsi a sindaco. Un’innovazione rispetto alla precedente normativa interna, secondo cui “i due mandati”, come li chiamano nei 5Stelle, potevano presentarsi solo come consiglieri comunali. Una novità che – come anticipato giorni fa da l’Attacco e confermato ora da autorevoli 5S – “apre la porta alla deroga per Rosa Barone, o anche per Marco Pellegrini”.
In particolare, l’ipotesi legata a Barone metterebbe tutti d’accordo: lo stesso Mainiero farebbe un passo indietro di buon grado, accettando di far parte della squadra di governo; i dem non avrebbero alcun problema a votare un membro della giunta Emiliano, anzi lo stesso dominus Pd Raffaele Piemontese, superando le ostilità degli anni scorsi (quando ci furono reazioni anche forti contro la collega), mostrerebbe oggi piena disponibilità. Ma quel che stupisce è che addirittura, stando a fonti M5S, pure pezzi di centrodestra starebbero mostrando apprezzamento per l’opzione della farmacista foggiana.
Secondo un’indiscrezione succulenta il coordinatore provinciale di Forza Italia Raffaele di Mauro, che ha auspicato nei giorni scorsi un governo di salute pubblica, starebbe valutando la possibilità di non presentare il simbolo del partito – bensì solo una lista civica, magari legata alla propria “E’ Foggia” – nel caso di Barone candidata sindaca.
Se questo scenario possa concretizzarsi realmente lo si capirà solo dopo gli incontri foggiani di Conte, per il quale si sta organizzando un evento pubblico dedicato alla legalità, certi dell’ennesimo bagno di folla per l’avvocato di Volturara Appula, amatissimo in terra daunia. Sarà l’occasione per un confronto coi parlamentari e col coordinatore provinciale 5S Mario Furore.
“Al momento è nato il gruppo territoriale di San Severo, in questa provincia, dove la situazione era meno critica. I prossimi nasceranno a Foggia e Manfredonia, poi seguiranno quelli di Cerignola e San Giovanni Rotondo”, spiegano i beninformati a l’Attacco. Non v’è ancora una data per il primo incontro ufficiale della coalizione. I 5S fanno sapere di essere pressati in tal senso dal Pd da settimane ma che intendono prima confrontarsi con la base, tra parlamentari e con Conte.
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