La politica la fanno meglio i civici. Questa la provocazione lanciata dal quotidiano l’Attacco e dal suo direttore, Piero Paciello, agli esponenti politici che hanno animato il dibattito pubblico tenutosi venerdì sera a San Severo. Tra questi, hanno preso parte all’incontro il leader civico locale Nazario Tricarico, il consigliere regionale Antonio Tutolo, l’imprenditore - recentemente sceso in politica - Paolo Dell’Erba, il candidato alla carica di primo cittadino del capoluogo dauno Giuseppe Mainiero, i sindaci di Lesina e Manfredonia Primiano Di Mauro e Gianni Rotice e Rosa Caposiena di Forza Italia, unica esponente di partito sul palco. Fil rouge della serata è stata l’esperienza che ognuno degli interessati ha portato all’uditorio in merito alla propria vicenda politica.
Tricarico, ad esempio, ha incentrato il suo intervento su ciò che è mancato a San Severo durante l’ultimo decennio di amministrazione Miglio, e su quelli che sono i possibili miglioramenti che il suo progetto politico apporterebbe alla città. “Il Sindaco Miglio, fino a questo momento, è andato avanti con le stesse identiche logiche dei 5 anni precedenti”, ha affermato il giovane leader ai microfoni de l’Attacco. “In più - ha proseguito -, si è verificato una sorta di aggravamento, dovuto ad una maggiore prepotenza da parte delle forze politiche che lo sostengono. Lo potremmo definire un Sindaco in ostaggio. Ostaggio dei desiderata, degli equilibri abbastanza banali della politica di palazzo. Una politica senza prospettive, senza visione, che vive alla giornata, che si nutre di pettegolezzi, di chat su whatsapp. In buona sostanza, il niente misto al nulla”, ha aggiunto.
“Il cambiamento di cui avrebbe bisogno San Severo, oggi, esige il coinvolgimento dei cittadini. A mio avviso, anche qui, esiste un problema strutturale delle società occidentali, che io definisco scherzosamente la partita di calcetto: ovvero, che quando tenti di organizzare qualcosa per cercare di muovere un po’ le acque, la gente è sempre impegnata in tutta una serie di occupazioni, anche legittime, magari, ma che la allontanano dalla vita pubblica. È sempre poco interessata al bene comune. Una città, però, non può riprendersi senza una partecipazione e una responsabilizzazione dei suoi cittadini. Cosa manca, dunque? Intanto, mancano dei cittadini che comprendano ciò. Ma manca, soprattutto, una politica che dica a questi ultimi di svegliarsi. E noi questo stiamo cercando di fare. Io sono un grande estimatore di Guglielmo Minervini, che fu il teorizzatore della politica generativa. Ritengo, dunque, che la politica non sia capace da sola di generare cambiamento, ma che debba, in un certo senso, cercare di promuovere quest’ultimo attraverso il corpo sociale. In questo modo, le cose vengono a partorirsi quasi in maniera spontanea, nel momento in cui i cittadini decidono di dimostrare concretamente che amano la propria città. Certamente bolle già qualcosa in pentola, in vista delle amministrative che si terranno l’anno prossimo. Questi discorsi, infatti, che ho portato avanti per anni, hanno fatto breccia in diversi interlocutori, anche di partito. Perché non c’è una reale, differente, dignità tra chi fa politica nei movimenti civici e chi lo fa all’interno dei partiti. Entrambi, infatti, abbiamo l’assoluta necessità di essere in buona salute e di coinvolgere i cittadini. I partiti, al giorno d’oggi, sono in crisi perché non riescono più ad ascoltare veramente i cittadini. D’altro canto, i movimenti civici hanno sopperito, in questi anni, a questa esigenza. Ma non basta. Non può bastare. Serve una presa di coscienza generale. Occorre mettere l’uomo al centro dell’azione politica. Da parte nostra, mia e di Rosa Caposiena, con cui sto avendo un’interlocuzione più fitta, c’è un’assoluta volontà di cercare di coinvolgere quanto più possibile la città in questa presa di coscienza. Poi, la competizione elettorale sarà l’ultimo dei problemi. Il primo, invece, riguarda ciò che viene dopo essere stati eletti”.
Sta nascendo, dunque, un vero e proprio movimento politico, a San Severo, capitanato da Tricarico e Caposiena, in vista della prossima primavera. “Amo le provocazioni e sono abituata a fare opposizione attiva, per cui ho aderito volentieri al dibattito de l’Attacco”, ha affermato quest’ultima. “Io ritengo che, a livello amministrativo, siano delle distinzioni evanescenti, e che non si possa fare a meno gli uni degli altri. Quando si vuole il bene di una città bisogna lavorare insieme, lì dove c’è una visione e un metodo comune. Penso che, ad un certo punto, determinate etichette non debbano più esistere. Sarà l’elettore, in fondo, a stabilire quanto civismo e quanto partitismo ritiene opportuni per il proprio futuro”.
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