Il centrodestra prepara la convention del 3 luglio, con la narrazione degli anni da Ciliberti in poi

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Tre luglio. E’ questa la data cui si sta preparando il centrodestra foggiano, che mira a presentarsi alla comunità rigenerato e delandellizzato dopo la molteplicità di scandali che lo hanno travolto tra il 2021 e oggi. Prima le inchieste sulle presunte tangenti a Palazzo di città, poi lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, infine gli ulteriori procedimenti giudiziari aperti sulla presunta corruzione nell’assegnazione degli alloggi popolari e sull’accusa di voto di scambio e minacce tra le comunali 2019 e le regionali 2020.

A pochi mesi dal ritorno alle urne dei foggiani, verosimilmente a novembre prossimo più che a ottobre (come avvenne nel novembre del 2021 per Manfredonia e Cerignola, anch’esse reduci da analoghi scioglimenti dei rispettivi consigli comunali per infiltrazioni mafiose), la coalizione si ricompatta e organizza un grande evento tramite il quale mostrarsi alla città di nuovo unita, rinnovata e degna di tornare a governare l’ente municipale.

Lunedì sera il centrodestra è tornato a riunirsi, presso la segreteria del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giannicola De Leonardis. Oltre a lui per i meloniani c’erano il deputato Giandonato La Salandra e il commissario cittadino Mario Giampietro.

Per Forza Italia, orfana adesso del proprio leader Silvio Berlusconi, erano presenti il segretario provinciale Raffaele di Mauro e l’avvocato Enrico Pellegrini, quale responsabile del partito per gli enti locali. Per l’UdC il referente provinciale Francesco D’Innocenzio, per la Lega il segretario cittadino Antonio Vigiano con Raimondo Ursitti, per il Nuovo PSI il segretario cittadino Daniele Tucci. Presente stavolta, a differenza del primo incontro della settimana scorsa, anche Noi con l’Italia (la formazione dell’ex ministro Maurizio Lupi), con Ciccio Fusco delegato dal regionale Luigi Morgante.

Quanto al possibile candidato sindaco la situazione appare ancora in altissimo mare, al pari dell’avverso fronte giallorosso guidato da Pd e M5S. Ciò che appare evidente è lo sforzo, nel centrodestra, di ripulirsi dalle scorie della grave frattura legata alle elezioni provinciali di fine gennaio.

Lo aveva dimostrato, nella prima riunione il battibecco tra Ursitti e la parlamentare meloniana Annamaria Fallucchi, che aveva sottolineato come la coalizione si fosse divisa per la decisione della Lega di non votare il presidente uscente Nicola Gatta, regalando la vittoria al centrosinistra e al M5S, che hanno eletto il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti.

Dal canto suo, Ursitti ha stigmatizzato quanto avvenuto il 24 maggio scorso, quando – come rivelato da l’Attacco – Giampietro organizzò una riunione della coalizione escludendo deliberatamente i salviniani.

Ma ora l’attenzione è rivolta alla “convention” del 3 luglio, per la quale si sta valutando una location aperta, quale il ristorante Samì nel quartiere fieristico oppure Parcocittà, presidio piddino da anni.

Più che accendere i riflettori sulle personalità – dall’ex sindaco Franco Landella in giù – da cui il centrodestra ha preso le distanze nel tentativo di fare pulizia interna e riconquistare la fiducia dei cittadini, l’intenzione è fare “una narrazione oggettiva e documentata degli ultimi due decenni di vita amministrativa a Foggia: dalla giunta Ciliberti al predissesto finanziario, dalle società partecipate al servizio di igiene urbana e dunque il rapporto con Amiu Puglia spa”. E oltre a questo “una narrazione della prospettiva futura per Foggia”.

“Quello che è emerso dall’ultimo nostro incontro è la piena consapevolezza che i partiti devono recuperare il proprio ruolo, devono fare i partiti”, spiegano alcuni beninformati a l’Attacco. “Ciascun consigliere comunale non dovrà più essere un partito a sé, che va a contrattare direttamente col sindaco come si è visto in passato, coi partiti succubi del primo cittadino. Questo è avvenuto a Foggia negli scorsi anni ma era successo anche precedentemente e avviene pure altrove, in altre città. E’ un effetto della crisi partitica. I partiti non devono più essere chiamati solo a fare le liste”.

Nel frattempo il centrodestra monitora cosa trapela dal campo largo progressista e attende di capire quale nome verrà avanzato dal M5S per il candidato sindaco. Si scommette sull’europarlamentare/coordinatore provinciale Mario Furore o, come ipotesi secondaria, sul parlamentare Marco Pellegrini. Anche nel centrodestra sono convinti che Furore intenda rispondere no alla richiesta rivoltagli dal leader Giuseppe Conte.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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