Salvatori è l’asso nella manica. Barone: “Serio ma non lo conosciamo. Il nome lo vogliamo indicare noi M5S”

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Era febbraio scorso quando l’Attacco indicava l’ingegner Marcello Salvatori, big del settore rinnovabili ed economia circolare, quale personalità di primo livello per le elezioni comunali di Foggia. Pur non essendo un piemontesiano, Salvatori – nipote dell’ex sindaco democristiano Vittorio e imprenditore illuminato e innovatore – è il nome forte su cui emilianisti e dem stanno lavorando. Giovedì scorso c’è stata una cena, organizzata da Micky dè Finis (presidente del Centro studi di Confindustria) per presentare l’ipotesi Salvatori a diversi imprenditori di peso del capoluogo. Stando ai beninformati c’erano l’edile Pino Di Carlo, il presidente di Confcommercio Foggia Antonio Metauro, Luca Vigilante di Sanità Più e Universo Salute (genero del re della sanità privata Paolo Telesforo), Gianni Di Carlo e Tullio Capobianco, il presidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Ursitti, il numero uno di Confagricoltura Foggia Filippo Schiavone (vicepresidente di Camera di commercio). 

Ma come si legano queste manovre dem col campo largo progressista? Da un anno l’accordo tra il presidente pentastellato Giuseppe Conte e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano prevede che sia il M5S ad indicare il candidato sindaco, prerogativa cui i contiani foggiani non intendono affatto rinunciare. Questo non solo perché, per quanto diversissime siano dalle amministrative, le politiche di settembre scorso hanno regalato al M5S il primato a Foggia, col 41% dei consensi. 

La seconda ragione è legata a una questione di sopravvivenza: se i pentastellati si accodassero semplicemente al nome proposto dai dem e non corressero con un candidato sindaco di propria stretta espressione, il rischio alto è di veder ridotti i voti al lumicino. Dal M5S riferiscono a l’Attacco di non aver mai discusso di Salvatori col Pd, i dem non lo hanno ancora proposto loro. 

“Sicuramente Salvatori è un imprenditore importante ed impegnato nel nostro territorio, serio”, commenta a l’Attacco l’assessora regionale Rosa Barone. “Lo conosco di vista, quindi non saprei giudicarlo per niente, soprattutto dal punto di vista politico. Dei rumors su Salvatori ho parlato finora solo con Mario Furore. Il Pd è libero di pensare al candidato che ritiene più opportuno e di portarlo al tavolo. L’indicazione del nome la vogliamo dare comunque noi del M5S”. 

Il coordinatore provinciale 5Stelle Mario Furore si trincera, invece, nel silenzio, fin quando il Pd non ne avrà parlato. L’europarlamentare nel prossimo fine settimana riunirà la base degli attivisti e certamente si discuterà anche delle notizie trapelate su Salvatori. Ma la base ad oggi punta ancora al nome identitario, con o senza l’alleanza del Pd. Conte non può fare flop anche nella propria terra natìa, a Foggia, dove è sempre stato fortissimo. C’è chi ritiene che per scongiurare tale rischio l’ex premier possa arrivare ad imporre la candidatura a Furore (che ha già rifiutato, come ha spiegato anche nelle recenti riunioni con gli attivisti), a meno che non prevalga l’ipotesi di puntare sul deputato Marco Pellegrini, che a differenza dell’europarlamentare vorrebbe invece correre come candidato sindaco. 

Ma prima ancora del nodo del nome il M5S deve risolvere la questione delle alleanze. Con una base riottosa e recalcitrante all’accordo col Pd servono a Furore grande pazienza e bravura per far comprendere la necessità di replicare il fronte giallorosso delle provinciali di gennaio scorso. I tempi sono ormai strettissimi ma il passaggio richiede cautela e va gestito bene, forte della copertura di Conte. Stando ai rumors proprio l’accordo coi dem avrebbe rappresentato la causa del primo attrito tra gli amici fraterni Furore e Barone, con l’assessora propensa a candidare a sindaco Giuseppe Mainiero e correre senza i dem, uno scenario che non ha mai convinto Furore. 

“Il rischio è di replicare l’errore di Manfredonia, dove per via della mancata alleanza tra M5S e Pd, si è permesso che a vincere fosse Rotice col centrodestra, con tutti i limiti che stanno mostrando al governo della città”, commentano alcuni pentastellati legati a Furore. 

Un’altra questione che il coordinatore provinciale deve risolvere è recuperare in coalizione Mainiero, convincendolo a rinunciare alla candidatura a sindaco in favore del ruolo di vicesindaco o assessore. Il commercialista ex meloniano ha dichiarato su queste colonne di non voler stare dove c’è il Pd ma deve mettere in conto di aver già pagato pegno nel 2019 per la corsa solitaria, restando fuori dal consiglio comunale. “Per esser certi che scatti il seggio la lista deve fare almeno il 5%, il 3% può non bastare”, commentano alcuni osservatori. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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