Campo largo progressista, scelta del candidato sindaco si sposta. “Alla fine decideranno Emiliano e Conte”

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Per la candidatura a sindaco di Foggia, nel campo largo progressista non si terranno, con tutta probabilità, le Primarie last-minute invocate da alcune formazioni minori del tavolo, sulla base della rosa di nomi ora al vaglio. Ossia quegli stessi nomi indicati di recente dalla Federazione provinciale del Pd con una nota stampa.

Per la candidatura a sindaco la rosa di profili papabili all’attenzione della coalizione è composta dalla provveditrice territoriale agli studi, Maria Aida Episcopo (profilo indicato dai pentastellati guidati da Furore e Barone e nome sul quale questi ultimi non sarebbero disposti a trattare, dichiarandosi, tra l’altro, secondo fonti interne, assolutamente indisponibili all’ipotesi Primarie, alle quali il 5 Stelle partecipò, unica volta nella sua storia, alle regionali in Sicilia con esiti nefasti in termini di spaccatura della coalizione);

Marcello Salvatori (imprenditore foggiano del green nonché, fin dagli anni ’80, tra i pionieri europei dell’energia rinnovabile), ovvero un’autocandidatura gradita non solo al Pd di Capitanata ma anche a movimenti civici come La Società civile; Pippo Cavaliere (sponsorizzato dai socialisti di Mino Di Chiara ed ex candidato sindaco del centrosinistra che perse per una manciata di voti la sfida con Landella alle amministrative del 2019); Antonio Montanino (già assessore provinciale e sindaco di Deliceto per due mandati, sostenuto dai civici per Emiliano coordinati sul territorio da Rosario Cusmai).

Un Cusmai a cui non piacerebbe (così come a Di Chiara) il nome “imposto” dai vertici territoriali dei 5 Stelle, perché ritenuto politicamente poco attrattivo presso l’elettorato cittadino. Tanto che, se si dovesse chiudere su Episcopo, il responsabile locale di Con Emiliano potrebbe valutare l’ipotesi di sfilarsi dal tavolo di coalizione per muovere le fila di un soggetto politico terzo, con relativo candidato sindaco da tirar fuori dal cilindro all’ultimo momento e che potrebbe pescare consensi anche in pezzi moderati di centrodestra.

La partita, dunque, appare ancora complessa, con nuovi tavoli che non si vedranno se non dopo Ferragosto e con il Movimento 5 Stelle che attende e auspica risposte positive dal Pd circa la candidatura della provveditrice agli studi.
In sostanza, i 4 nomi recentemente (ri)lanciati, in modo ecumenico, dai dem sul tavolo della concertazione rappresenterebbero un tentativo di compattare la coalizione intorno al desiderio di partecipazione decisionale espresso dalle varie anime partitiche e associative che compongono il campo largo progressista.

E c’è chi, tra le fonti di partito ascoltate da l’Attacco, ritiene che la sfida sul nome del candidato sindaco del centrosinistra, con tutta probabilità, si sposterà a Bari e a Roma, sull’asse di vertice di quel patto giallorosso sancito da tempo tra il governatore pugliese Michele Emiliano e il leader nazionale del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Sarà dunque molto probabilmente loro la responsabilità di decidere del futuro di Foggia, indicando un nome tra i 4 da esprimere per la coalizione dauna.

Anche se fonti contiane che hanno notiziato l’Attacco direttamente da Roma sono certe che la strada sia ormai segnata e che la partita del centrosinistra foggiano in corsa alle amministrative di ottobre si chiuderà definitivamente su Maria Aida Episcopo. Al momento, comunque, bocche cucite sugli sviluppi della questione da parte del segretari cittadino e provinciale dei dem, rispettivamente Davide Emanuele e Pierpaolo D’Arienzo.

Ma fonti interne alla Federazione territoriale del Partito democratico fanno sapere a l’Attacco quanto segue: “La mossa di proporre 4 nomi per la candidatura a sindaco è funzionale a portare la questione a Bari e a Roma,  sottoponendola così a Emiliano e a Conte, al fine di salvare la coalizione e continuare a tenerne l’unità. Ciò si evince anche in un passaggio finale del comunicato a tema diramato dal Pd provinciale. E dunque, sull’asse Bari-Roma, chi deciderà in merito al candidato sindaco si assumerà la paternità di tale scelta, quindi la responsabilità in termini di successo o di eventuale sconfitta.

Sostanzialmente – continua a spiegare la fonte del dem - la linea che teniamo sui territori è quella di privilegiare l’imprimatur della politica, la logica del consenso partitico, rispetto al metodo Primarie. Anche nelle scorse competizioni elettorali occorse in provincia di Foggia, lì dove sia stato possibile, si è fatto di tutto per scongiurare la logica delle Primarie. A cui, certo, non si può escludere di ricorrere, essendo previste quale possibilità dallo statuto ordinamentale del nostro partito, qualora, alla fine della fiera, non si riesca a trovare la quadra sul tavolo di coalizione.

Però, portare il tutto sul versante regionale e nazionale serve a far prevalere l’intenzione politica di mantenere l’intesa allargata. Perché l’unità del campo largo – chiosa il quadro territoriale del Pd - per noi è fondamentale e devo dire che i dirigenti dem del provinciale stanno lavorando alacremente in questo senso”. 

Ma per il sanseverese Dino Marino, ex consigliere regionale del Pd ed ora dirigente locale di Italia Viva (formazione che partecipa al tavolo di concertazione del centrosinistra per la comunali foggiane) le Primarie restano la strada maestra: “Se fosse per me – afferma a l’Attacco che lo ha contattato per un’analisi sul punto – aprirei anche al centro, cioè anche a figure come Tito Salatto (imprenditore della sanità privata, già vicesindaco dell’ex giunta Ciliberti di centrosinistra, ndr), che ha dichiarato più volte la disponibilità a scendere in campo per la corsa a primo cittadino, e farei le Primarie".

"La vedo una soluzione plausibile, anche senza i 5 Stelle, nel caso in cui decidessero di andare da soli. Invece di ripetere stancamente - prosegue Marino - l’idea di una politica nazionale e regionale del campo largo, con una decisione che alla fine verrà presa tra Conte ed Emiliano, il che mi pare una cosa assurda e controproducente, ancor più dannosa per i foggiani, di cui, al contrario, andrebbe rivendicata l’autonomia, perché, soprattutto dopo due duri anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose, devono essere loro gli artefici del proprio destino, non gli accordi baresi o romani”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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