Perché la candidatura di di Mauro è un suicidio programmato con finale dall’insuccesso assicurato

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Primo scenario: di Mauro non giunge neppure al ballottaggio, contro ogni previsione astrattamente riferibile alla consistenza oggettiva dei partiti di centrodestra che invece dovrebbe teoricamente assicurargli un discreto successo elettorale. Questa ipotesi è tutt’altro che ipotetica - ci si perdoni il gioco di parole - per la ragione che l’elettorato di riferimento di quella coalizione è restato sicuramente sconcertato dal fatto che i decisori politici effettivi (tutti di Bari-Lecce e neppure di Foggia, peraltro) hanno impiegato circa 4 mesi per individuare un candidato “giusto” attraverso una sorta di casting che ha bruciato ben 7 personaggi di vario calibro (Zanasi, Perrone, Russo, Montrone, Fallucchi, De Leonadis, di Gioia) e nonostante tutto quello sforzo alla fine hanno partorito un nominativo debole come di Mauro che è palesemente un ripiego dell’ultimo momento e di scarsissimo appeal elettoralistico: infatti sul piano obiettivo costui è debole perché rappresenta un Partito che è in via di liquefazione irreversibile dopo la morte del suo dominus unico Berlusconi, e sul piano soggettivo è altrettanto debole poiché finora, in quasi vent’anni di militanza politica sostanzialmente sottotraccia, non ha mai dimostrato alcuna caratteristica di condottiero.

La dimostrazione di tale doppia debolezza è data inequivocabilmente dal fatto che se egli fosse realmente un personaggio idoneo e competitivo quale candidato-Sindaco di Foggia sarebbe stato designato sin da sùbito, e non dopo 7 nominativi abortiti prima di lui. A questo punto i maggiorenti di quell’ area politica possono imbellettare come possono quella scelta non competitiva con frasette encomiastiche di circostanza sulle virtù personali di questo candidato - che sul piano politico ovviamente non hanno molto rilievo nell’ attrarre consensi elettorali - ma la realtà è diversa e ovviamente essa è ben chiara all’ elettorato di riferimento. Il quale perciò assai probabilmente si prepara a un astensionismo massiccio e fors’anche a spostare voti su altre candidature purché diverse da quelle dell’asse PD-M5S.

Al primo fattore negativo di ordine soggettivo della poca attrattività elettoralistica di Di Mauro deve poi aggiungersi il non meno importante fattore negativo riguardante i futuri candidati consiglieri comunali, e cioè il fatto che in quell’area politica soltanto le poche persone di maggior radicamento territoriale - non più di tre o quattro candidati in tutto - impegneranno energie perché avranno ragionevoli prospettive di elezione, e quindi porteranno voti in misura consistente; mentre tutte altre decine di senzasperanza messi nelle liste come carne da cannone non spenderanno alcun impegno effettivo a caccia di voti per non sciupare energie e denaro senza alcuna prospettiva né di elezione né di personali ritorni utilitaristici postelettorali, in considerazione della probabile sconfitta elettorale della loro coalizione.

Il risultato finale, in termini di voti complessivi riportati dai partiti moderati, potrebbe essere una debacle di tale portata che il candidato-Sindaco di quella coalizione non riuscirebbe neppure a superare la soglia del ballottaggio. Fine della storia.

Secondo scenario: la coalizione dei moderati riesce, più o meno fortunosamente, a far superare la soglia del ballottaggio al suo candidato-Sindaco di Mauro. Ma il risultato finale della sconfitta non muterebbe. Infatti, sia che il secondo contendente al ballottaggio fosse un candidato-Sindaco espresso dall’alleanza dell’asse PD-M5S, sia che invece fosse a sorpresa uno dei battitori liberi fra Mainiero e Angiola, è pacifico che al secondo turno tutti gli schieramenti elettorali di quell’area genericamente “progressista” si coalizzerebbe per far convergere elettoralmente le loro forze sul candidato-Sindaco di quell’area e in tal modo infliggerebbe una sicura Waterloo all’ avverso schieramento rappresentato da Di Mauro, il quale peraltro non avrebbe neppure l’ attenuante gloriosa di essere stato un Napoleone nei venti anni di precedente militanza politica.

In definitiva, i numeri dicono che il prossimo Sindaco di Foggia sarà quasi certamente il candidato della coalizione PD-M5S o, più a sorpresa a seconda dell’esito di un probabile ballottaggio, uno dei due candidati liberi battitori di maggior calibro. Orbene, è vero che restare sconfitti in una competizione elettorale e perdere il governo di un’amministrazione cittadina per i successivi 5 anni è nella natura delle cose che prevede l’alternanza delle amministrazioni al potere come eventualità fisiologica in un sistema democratico. Ma arrivarci in questo modo inglorioso attraverso un suicido politico praticamente programmato che, a nostra memoria, non ha precedenti in Foggia per l’elettorato dei moderati, comunque assume un carattere davvero sconcertante.

A questo punto il lettore di buona memoria ricorderà che, in tempo utile, noi avevamo proposto pubblicamente (ma anche con suggerimenti privati) di effettuare elezioni primarie per individuare in modo democratico e partecipato “dal basso” un candidato-Sindaco, in modo non solo da conferire una investitura di autorevolezza al prescelto, ma anche per impegnare quella platea di elettori a un patto di affezione che avrebbe limitato in misura fisiologica l’astensionismo nella successiva prova elettorale; ed è bene considerare che tale suggerimento è stato disatteso da tutte le dirigenze di quello schieramento di Partiti. Questo lo si ricordi bene, quando poi inizierà il gioco dei rinfacci postelettorali tra foggiani, baresi e romani per inscenare la recita delle finte lacrime di coccodrillo corali.

Salvatore Russetti, ex giudice Corte d’Appello

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