“Eran 14, eran giovani e forti”... Alla fine sono rimasti 11 e il Consiglio comunale di Manfredonia non decade

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C’erano state difficoltà per trovare un notaio disponibile a Manfredonia, perciò era stato scelto uno studio a San Marco in Lamis dove ognuno avrebbe apposto la propria firma sull’atto di dimissioni dall’incarico di consigliere comunale. È prassi che i primi firmatari siano i componenti delle forze che partecipavano alla maggioranza e così è stato anche in questo caso. Nella tarda mattinata di martedì 5 settembre scorso sono arrivate le firme dei forzisti Vincenzo Di Staso, Angelica Ciuffreda, Marco Di Bari e Liliana Rinaldi. A quel punto è toccato ai membri dell’opposizione Gaetano Prencipe e Michele Iacoviello, entrambi di Molo 21; il democratico Massimo Ciuffreda; i 2 esponenti del MoVimento 5 Stelle Raffaele Fatone e Gianluca Totaro; Francesco Schiavone, per Progetto Popolare; Maria Teresa Valente di CON Manfredonia. Il numero raggiunto di 13 consiglieri era sufficiente ma, a loro, si era andato ad aggiungere quasi a sorpresa anche l’indipendente ex Fratelli d’Italia Adriano Carbone. Totale 14 firme, anche se all’appello mancavano fisicamente quelle di Giulia Fresca (Manfredonia Nuova) e Mariarita Valentino.

Entrambe fuori Manfredonia, hanno presentato le loro dimissioni ad un notaio del luogo in cui si trovavano e le hanno inviate per posta, dal momento che la PEC non è sufficiente in questi casi. Le loro lettere raccomandate sono arrivate ieri, ma erano diventate inutili vista la piega che aveva preso la sfiducia a Rotice.

Già di primo mattino, infatti, tanto Carbone quanto Di Staso hanno fatto retromarcia e si sono affrettati a raggiungere un notaio che accertasse la revoca delle precedenti dimissioni. In questo modo, il gruppo dei riottosi si è ridotto a 12 ed è venuto meno il tredicesimo che avrebbe fatto la differenza.

Parlando con l’Attacco prima che fosse certificato il suo ripensamento, l’ex meloniano Carbone aveva spiegato che “ho firmato le mie dimissioni perché sono già in 13. Se invece fossi stato determinante per far cadere il Sindaco, per quanto io abbia un giudizio severo dell’azione finora svolta, allora non ci sarei stato”. Era quindi in qualche modo preventivabile la sua posizione incerta, mentre la sorpresa più clamorosa è aver dovuto annotare la retromarcia di Di Staso.

L’avvocato sipontino è stato sinora agguerrito capogruppo consiliare di Forza Italia che, a questo punto, perde il quarto consigliere dei 7 che erano stati eletti in Consiglio comunale e vede il suo drappello ridursi a 3 sole unità. Uno smacco incredibile per la locale sezione forzista e, ancora di più, per l’onorevole Giandiego Gatta. Il deputato forzista ci aveva messo la faccia per conseguire l’elezione dell’allora candidato Sindaco Rotice e l’aveva appena fatto di nuovo, ma in senso contrario, per decretare la fine dell’esperienza amministrativa.

“Questi sono i frutti di chi ha una visione miope della politica, che si deve nutrire di confronto e partecipazione”, aveva riferito l’onorevole sipontino su queste colonne al riguardo di quella che sembrava ormai il canto del cigno dell’Amministrazione guidata da Rotice.

Di Staso è invece diventato - di fatto - l’anello della bilancia nel braccio di ferro vinto da Rotice contro l’ormai avversario Gatta. Stordito, forse anche con meno aplomb rispetto al suo riconosciuto garbo. “Incazzato nero, non si aspettava questa coltellata alle spalle”, dicono fonti interne. Sul filo di lana, è infatti arrivato il coup de thèatre.

L’ufficio Protocollo del Comune si affaccia su piazza del Popolo, è da lì che si accede ed è lì che si dovevano incontrare i consiglieri che dovevano depositare le 14 dimissioni. All’appello sono venute meno le dimissioni di Carbone e Di Staso, perciò il gruppo residuo ha dovuto prendere atto che era saltato tutto.

Non hanno più consegnato le loro, dal momento che ciò avrebbe comunque avuto valore e ognuno dei 12 si sarebbe autoescluso dall’assise comunale. In questo caso, infatti, sarebbe scattata la surroga a favore dei non eletti nei rispettivi raggruppamenti di rappresentanza.

Adesso il primo cittadino Gianni Rotice ha 20 giorni di tempo – che partono dalla consegna avvenuta mercoledì 6 settembre scorso delle dimissioni dalla carica di primo cittadino – per interloquire con le forze politiche e cercare una nuova maggioranza per il governo della città.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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