La roccaforte dell’opposizione resiste all’apertura di Rotice. Mozione di sfiducia pronta, anzi no

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Trascorsa la prima delle tre settimane che Gianni Rotice ha per ritirare le sue dimissioni da Sindaco di Manfredonia, non è cambiato nulla negli schieramenti in campo. La sua maggioranza di governo è composta da 12 consiglieri comunali e, a questi – quando si votano provvedimenti nella massima assise cittadina –, bisogna aggiungere il Sindaco stesso. Fanno 13, a fronte di 12 consiglieri d’opposizione adesso che ci sono anche i 3 di Forza Italia. L’opposizione ‘storica’ non recede di un passo: resta compatta e non cede né alle lusinghe di persone riconducibili all’Amministrazione comunale e né all’apertura dichiarata da Rotice verso chiunque “abbia a cuore la città”.

L’esperto capogruppo di Molo 21 Gaetano Prencipe ci avrebbe pensato – a precise condizioni –, tuttavia resta del tutto improbabile che rompa il fronte dell’opposizione a cui lui stesso concorre attivamente. Al di là di chi vorrebbe il consigliere Raffaele Fatone come possibilista, non ci sono margini per i cinquestelle. “Non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di entrare nella maggioranza che sostiene il Sindaco – sottolinea il consigliere pentastellato Gianluca Totaro -. Ma è un ragionamento superfluo, dal momento che la posizione del MoVimento5 Stelle è stata esplicitata chiaramente a l’Attacco anche dal nostro responsabile provinciale, l’europarlamentare Mario Furore: nessun accordo con Rotice”.

Il primo cittadino sta iniziando a convocare tutti i partiti e le liste civiche, comprese quelle dell’opposizione.

Quasi a mò di consultazioni, si alterneranno a Palazzo di Città negli incontri che Gianni Rotice terrà con i rappresentanti delle forze politiche sipontine. L’obiettivo è sempre quello di puntellare numericamente la sua maggioranza, liberandosi del ‘tredicesimo uomo’. E aspettando poco meno di due settimane per conoscere l’esito del processo che vede accusato Adriano Carbone. Il consigliere indipendente ex FdI appartiene di fatto alla maggioranza, però aveva firmato le sue dimissioni dal notaio prima di fare un passo indietro e tornare a sostenere Rotice spingendosi nel tentativo (vano) di convincere i colleghi della minoranza.

Nel frattempo, resta d’attualità - e lo resterà ancora per parecchi giorni - la mozione di sfiducia al Sindaco che verrà presentata dalle forze di opposizione. Esiste una bozza redatta dall’opposizione ‘storica’ che l’Attacco ha potuto visionare ma, al momento, la situazione è ferma. Ci sono due ‘giganti’ in campo, nel senso che sono partiti strutturati ai vari livelli: Partito Democratico e Forza Italia. La firma congiunta su un qualsivoglia documento non è semplice come, invece, sarebbe per qualsiasi lista civica. Servirà il beneplacito dai ‘piani alti’ del partito, soprattutto per Forza Italia, prima di presentare una mozione di sfiducia insieme.

Tra l’altro, sembra che ai forzisti non piaccia la forma e la sostanza della succitata bozza di mozione.

È facile immaginare che non risultino graditi i giudizi netti sull’azione svolta dall’Amministrazione Rotice, con passaggi censori nei confronti di un’attività a cui comunque Forza Italia ha in qualche modo concorso.

Una difficoltà che diventa paradigmatica. È la prima ma non sarà affatto l’ultima in seno all’opposizione, visto che democratici e berlusconiani diffidano gli uni dagli altri. Non alla don Camillo e Peppone, ma quasi.

Nella geografia del Consiglio comunale, è come se adesso esistano due opposizioni. La prima deve ancora esordire per davvero, è quella degli ultimi arrivati di Forza Italia Angelica Ciuffreda, Marco Di Bari e Liliana Rinaldi.

Poi c’è quella che abbiamo definito ‘storica’, rappresentata dai citati Fatone e Totaro (M5S), Prencipe e Michele Iacoviello (Molo 21), Massimo Ciuffreda e Mariarita Valentino (Partito Democratico) Francesco Schiavone (Progetto Popolare), Giulia Fresca (Manfredonia Nuova), Maria Teresa Valente (CON Manfredonia).

L’insofferenza di Rotice nei confronti dei partiti e della politica è nota. UDC e Lega lo avevano sostenuto in campagna elettorale ma non hanno eletto propri rappresentanti in Consiglio; Fratelli d’Italia è uscito presto di scena con l’allontanamento di Carbone; Forza Italia è andata via dal governo.

Dai banchi della maggioranza sono ormai spariti i partiti, a vantaggio delle liste civiche. Se fossero già esistenti all’atto delle elezioni o se sono gruppi sorti durante il mandato amministrativo, cambia poco: comunque civici.

Rappresentava la vittoria dopo 30 anni del centrodestra a Manfredonia ma, strada facendo – come il nome della civica diretta espressione di Rotice e seconda lista più votata delle ultime amministrative –, l’Amministrazione comunale di Manfredonia è diventata civica.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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