Incognita Mainiero sulle urne, deve sperare in massiccio voto su di sé. Quanto può valere l’arma Tutolo?

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Appena cinque settimane separano ormai i foggiani dall’appuntamento, atteso da anni, delle elezioni comunali che segneranno il ritorno alla gestione ordinaria di Palazzo di città dopo una lunghissima fase commissariale. L’alto numero di sfidanti per la fascia tricolore - ben cinque candidati sindaci in campo nel primo turno del 22 e 23 ottobre – non incide però sul pronostico nettamente prevalente per il quale al ballottaggio del 5 e 6 novembre arriveranno le due coalizioni principali, ovvero il centrodestra guidato dal 41enne avvocato forzista Raffaele di Mauro e il campo largo progressista che si è affidato alla 60enne professoressa Marida Episcopo, finora dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale. Chi punta a fare la variabile impazzita è Giuseppe Mainiero. La trasformazione del progetto del commercialista lancia un’incognita sulle urne. 

A maggio, quando lo storico nemico dell’ex sindaco Franco Landella si presentò alla comunità la strategia prevedeva un’ampia operazione civica, da realizzare insieme ai civici emilianisti di Rosario Cusmai e al M5S di Mario Furore. 

Le ambizioni erano allora amplissime: si puntava a scompaginare i tradizionali schieramenti e offrire ai foggiani una proposta di “radicale discontinuità” basata sull’azzeramento del sistema di potere che ha amministrato il capoluogo daunio negli ultimi decenni, dall’Agostinacchio bis in poi. 

Una speranza che si univa alla consapevolezza, in Mainiero, di non aver smesso per un solo giorno di lavorare a tale fine negli scorsi anni, anche quando tutti gli altri partiti e movimenti civici erano ammutoliti dal marasma che travolse l’ente nel 2021 e dal commissariamento successivo. Ma quel progetto si è sgretolato nel momento in cui prima Cusmai e poi Furore sono venuti meno, ovvero quando è maturata la prospettiva del campo largo guidata da Pd, M5S ed emilianisti. A Mainiero è stato offerto a quel punto di rivestire un altro ruolo, diverso da quello del candidato sindaco, visto che non c’erano più le condizioni per supportare chi si era già presentato come tale alla città. 

Come siano andate le cose è noto: l’ex meloniano ha respinto ogni offerta di un differente incarico in giunta e dichiarato di non poter mai fare parte di una coalizione che includesse il Pd, col quale si scontrava il proposito di far piazza pulita. Da quel momento i toni sono diventati sempre più accesi sia rispetto al M5S (e a Furore, in particolare, chiamato “maggiordomo del Pd” su queste colonne giorni fa), sia nei confronti dei dem di Raffaele Piemontese.   

Tutolo: “Non impossibile l’impresa del ballottaggio, parleremo con quanti più indecisi possibile”
L’essersi posto in competizione col campo largo, per rimarcare e rivendicare le proprie differenze, ha provocato anche l’addio di diversi sostenitori. Il caso dell’ex consigliere regionale Pino Lonigro, che ha portato Socialismo Dauno con Episcopo dopo aver fatto un endorsement pubblico per Mainiero settimane fa – è solo un esempio. Oggi la difficoltà o impossibilità di tenere assieme una rete ampia rende le prospettive del tutto differenti rispetto a quanto immaginato pochi mesi fa. 

“Io penso di poter intercettare consensi dall’elettorato di centrodestra, innanzitutto, ma anche - in maniera più limitata - dall'elettorato di centrosinistra e in particolare dagli elettori del M5S. Se l'affluenza sarà superiore al 70% e se ci sarà un 30% di voto libero sono convinto di poter arrivare al ballottaggio”, ha affermato Mainiero a l’Attacco sabato scorso, ritenendosi il più probabile destinatario del voto d’opinione e di quello disgiunto. 

Ma le liste che lo sosterranno saranno alla fine soltanto due e alle amministrative il peso del voto d’opinione è modesto rispetto a quello incanalato sulla pattuglia della propria squadra in campo. L’unica possibilità per l’ex AN di arrivare al ballottaggio è allora che scatti un voto massiccio sul proprio nome come candidato sindaco e in questo aiutano due fattori. Il primo è il tono irruente e lo scontro con l’avversario, che si basano sulla conoscenza delle questioni e sulla certezza di esser sempre stato presente, a differenza dei rivali. 

La maniera in cui Episcopo è stata affrontata da Mainiero nel primo confronto tv ne è la prova, sebbene per qualche esperto l’eccesso di aggressività può ad un certo punto sfavorire, a beneficio del fare pacioso della sfidante. 

La seconda arma su cui il candidato sindaco di Resto a Foggia può contare è Antonio Tutolo. La rivoluzione fatta a Lucera dal fondatore del movimento civico La Pagnotta è memorabile e lo ha portato fin dentro al consiglio regionale. Ma Foggia non è Lucera: in una grande città, in un capoluogo di provincia, che possibilità effettive ci sono di replicare il modello Tutolo? E come stanno rispondendo i foggiani alle incursioni e ai comizi in strada del vulcanico ed istrionico eletto regionale? 

“Le persone hanno la stessa intelligenza, ma Foggia è più difficile perché è più grande e quindi batterla palmo a palmo è impossibile nel poco tempo a disposizione. Occorreva partire prima”, afferma Tutolo a l’Attacco. 

“La reazione che stiamo ottenendo è molto positiva, i cittadini sono stanchi e sfiduciati. Noi cerchiamo di convincere chi non ha voglia di andare a votare, chi è deluso. Il voto controllato e organizzato sta sempre lì, quei pacchetti di consensi ci sono sempre. Ma la gente ha voglia di essere rappresentata per il proprio sentire, chiede attenzione. Continuo a chiedermi se un parlamentare, eletto dai cittadini, possa battere i pugni sul tavolo per chiedere attenzione per la propria terra, oppure debba limitarsi a non disturbare perché altrimenti non viene ricandidato. Mi sono esposto perché sono arrabbiato. Se Foggia ha uno scatto d'orgoglio si tira dietro tutto il resto della provincia, questa città ha un ruolo da recuperare. Dovrebbe essere un capoluogo di provincia molto più importante. Gli undici punti percentuali persi in termini di occupati superano il dato di altre province, sono un chiaro campanello d'allarme che non va mai dimenticato. Foggia si trova per tanti versi agli ultimi posti in Puglia, staccata di parecchio dagli altri capoluoghi di provincia”, prosegue il lucerino. 

Ma è davvero possibile sperare che il voto d’opinione in favore di Mainiero lo traini al ballottaggio? “Possiamo riuscirci parlando con la gente, specie con chi non vuole andare a votare. Difficilmente si riesce invece a far cambiare idea a chi ha avuto promesse, magari di un posto di lavoro, o lavora grazie ai collegamenti con i partiti. Prendiamo il mondo della cultura, dove non si muove un euro senza il placet dei signorotti. Certo, non è affatto semplice. Si tratta di una vera e propria impresa ma sarebbe grandioso riuscire a realizzarla. Equivarrebbe a vincere la partita che non pensavi mai di poter vincere. Proveremo in tutti i modi a parlare con il più alto numero di persone possibile, per convincerle che Foggia merita un futuro diverso. Sono certo che possiamo divertirci. Abbiamo la possibilità di scrivere una pagina importante della storia di questa città e di questa provincia. Se riusciremo in questo terremoto significherà che due pazzi avranno avuto la meglio su una classe politica che ha un sistema di potere mostruoso alle spalle”. 

Tutolo è ottimista, nonostante alcuni addii a Mainiero: “Non è impossibile arrivare al ballottaggio, si tratta di convincere le persone. A molti non è convenuto restare con Giuseppe, io non ne ho mai fatto invece una questione di convenienza personale perché per me ciò che conta è cosa sia più giusto per Foggia e per il suo futuro. Non rimpiango coloro che sono andati via. Del resto, fare piazza pulita significa spazzare via tutta la classe politica. Mandare tutti a casa sarebbe un sogno. Io avrei potuto restarmene a casa. Il primo prezzo che pagherò sarà la perdita della presidenza della commissione ma non me ne frega nulla. Non sarei sorpreso ma che me ne faccio? Quello che mi interessa è ben altro”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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