Fu il fondatore dell’Ulivo in Capitanata, nonché segretario provinciale dell’ei fu Margherita. Pino Marasco, a questa tornata amministrativa, per romanticismo politico voterà la lista del Pd. Ma quanto alla X da attribuire al candidato Sindaco non ha dubbi: la traccerà su Mainiero. Non lo convincono, infatti, nè Episcopo né tanto meno il campo largo progressista (che gli ricorda il “modello Ciliberti” del 2004). Se dovessero vincere e andare a governare, allora, per Marasco potrebbe ripiombare su Foggia, 20 anni dopo, l’incubo - declinato in modo ancor peggiore - di una stagione amministrativa ritenuta tra le più nefaste della storia di Foggia.
Marasco, innanzitutto perché ha scelto di sostenere Mainiero?
Perché ritengo che, tra i candidati Sindaci e le coalizioni in campo, sia stato l'unico a fare un’opposizione seria, continua, sistematica, irriducibile all’amministrazione Landella. Non ho visto, nel tempo, altri soggetti impegnati in una simile contrapposizione. Inoltre mi sembra che Mainiero abbia tutti i requisiti per esercitare la funzione alla carica di Sindaco in un momento così delicato e complesso per la nostra città, perché conosce alla perfezione il funzionamento della macchina comunale, il che è assolutamente importante. In più, rispetto agli altri, dal mio punto di vista Mainiero ha presentato un programma di governo articolato che risponde a determinate esigenze di questa città: credo, in definitiva, che abbia una sua idea complessiva dello sviluppo di Foggia.
Quale il suo giudizio sul profilo della candidata Sindaca del campo largo Marida Episcopo? La ritiene solida, preparata sul versante politico-amministrativo?
Per me Episcopo non ha i requisiti per svolgere la funzione di Sindaco, che richiede una serie di attitudini, competenze, esperienze che Episcopo sicuramente non ha. Soprattutto sul versante della capacità di mediazione politica in una situazione in cui si troverà a gestire un'armata sterminata di liste che stanno appoggiando la sua campagna elettorale. Parliamo di circa 300 candidati che avranno tutti qualcosa da chiederle qualora vincesse le elezioni. E credo che lei non abbia i requisiti necessari per poter gestire una situazione così complessa dal punto di vista politico: basterà che alcuni ‘capi bastone’ di quelle forze politiche che la sostengono comincino a tirar fuori alcune pretese e richieste che lei avrà difficoltà a mediare. Per cui, in sostanza, penso che lei abbia probabilità di vincere queste elezioni, ma credo altrettanto, con assoluta certezza, che avrà molte difficoltà a governare, il che è essenziale perché l'obiettivo di una colazione non è la vittoria fine a se stessa bensì governare, altrimenti si può parlare di una vittoria di Pirro che non servirà a risolvere i problemi della città.
E veniamo al rischio di una replica del “modello Ciliberti” che lei paventa nell’ipotesi di questo campo largo al governo. Perché effettua un simile parallelismo?
La situazione riferibile a Ciliberti era sicuramente diversa rispetto a quella di oggi, ma le dinamiche che portarono alla candidatura di Ciliberti, a mio avviso, sono assimilabili a quelle che hanno portato alla candidatura di Episcopo. Inoltre, ad aggravare il possibile scenario futuro, va detto che Ciliberti aveva una qualche esperienza dal punto di vista politico-gestionale, invece Episcopo, al di là dei suoi due anni di assessorato tecnico ai tempi dell'amministrazione Mongelli, non credo abbia competenze politiche e attitudine per poter gestire una eventuale situazione di governo. Voglio poi ricordare che Ciliberti, sulla base di quanto si era verificato per arrivare alla sua candidatura, aveva dovuto inevitabilmente addivenire ad una serie di compromessi a ribasso, perché la coalizione a suo sostegno doveva vincere le elezioni e quindi questo difetto d’origine l'ha poi dovuto scontare attraverso una serie di contropartite dal punto di vista amministrativo quando divenne Sindaco. Credo che Episcopo, invece, avrà difficoltà anche solo per cominciare ad amministrare la città, tenendo conto che nella sua colazione c'è una situazione poco chiara e senza obiettivi comuni: c’è in sostanza un'alleanza elettorale, non una coalizione. Un’alleanza elettorale formatasi sulla base del nulla, perché non c'è stato alcun lavoro per creare la coalizione individuando un progetto, una proposta operativa per risolvere i problemi della città; c'è stato soltanto, come al solito all'ultimo momento, il battibecco per chi dovesse fare il candidato Sindaco. Con un Pd che, tra l’altro, dimenticando di essere un grande partito con la responsabilità di guidare i processi, ha subito, invece, supinamente l’indicazione dei 5 Stelle.
Chi avrebbe dovuto candidare a Sindaco il campo largo?
Penso che il candidato a Sindaco debba essere il punto terminale di tutto un lavoro politico-programmatico che, in questo caso, non c'è stato. Andavano inoltre stabiliti precisi criteri attraverso i quali giungere ad un nome: se attraverso le primarie; se con un accordo tra le componenti della coalizione; oppure diversamente. Si è invece arrivati all’ultimo momento con una serie di operazioni che francamente, pur avendo partecipato alle riunioni del Partito democratico, non so in quale stanza siano avvenute e quali soggetti abbiano deciso la candidatura di Episcopo. Tornando alla domanda, ad un certo punto erano emersi 4 nomi sul tavolo di coalizione, tra cui quello di Pippo Cavaliere, il quale aveva sì perso in precedenza (nelle sfida elettorale contro Landella nel 2019, ndr) ma in una maniera un po’ particolare. Inoltre, mi ha sorpreso che a quel tavolo non si sia per nulla parlato dell’ipotesi di ricandidare a Sindaco Augusto Marasco, che nel 2014 perse per 290 voti, un'inezia, a causa di un’operazione condotta da Pino Lonigro, che, con i suoi, decise di votare Landella anziché Marasco.
Quando parla di operazioni poco chiare per addivenire alla candidatura di Episcopo vede in ciò altre similitudini con le dinamiche del 2004 e il processo di candidatura di Ciliberti?
Certo. Non a caso nell’alveo di queste amministrative è stata scattata una foto emblematica, che ritrae ancora insieme soggetti che ebbero ruoli determinanti nel 2004 per la candidatura di Ciliberti. Sto parlando di Sabino Colangelo, che a questo punto credo sia stato tra i promotori dell’operazione dell’odierno campo largo progressista; Sergio Clemente, ovvero colui che contribuì a far saltare, sempre nel 2004, la convergenza di un’ampia coalizione sulla candidatura a Sindaco di Antonio Pellegrino; Ciro Mundi (che fu assessore all’Urbanistica nella giunta Ciliberti, ndr). Insomma, in quella foto così recente ho visto, in maniera emblematica, il richiamo alla vicenda del 2004. Potrà sembrare esagerato ma questa è la netta sensazione che ho avuto.
Secondo lei quale sarà la percentuale di scarto, in positivo o in negativo, tra le preferenze che i foggiani attribuiranno in via diretta a Episcopo e quelle che le liste a lei collegate riusciranno ad acquisire?
E’ difficile quantificare, ma ciò che posso prevedere con certezza è che Episcopo prenderà meno voti della sua coalizione. Anche se questo non è un dato del tutto nuovo: ricordo infatti che proprio nelle elezioni del 2019 rimproverai a Cavaliere di aver preso meno voti rispetto ai consensi ottenuti dalla sua coalizione. Ne ero sorpreso perché ritenevo che avrebbe dovuto essere l'elemento di valore aggiunto del centrosinistra. Cosa che si evince anche nella ratio della Legge 81, secondo la quale il candidato Sindaco dovrebbe rappresentare il valore aggiunto rispetto alla coalizione che lo sostiene. Si tratta, in sostanza, di una normativa che punta all'elezione diretta del Sindaco, una legge non a carattere maggioritario come alcuni pensano, ma fondamentalmente di tipo proporzionale con il premio di maggioranza alla coalizione che vince. Detto ciò, io non credo che Episcopo possa rappresentare un valore aggiunto per la sua coalizione. E credo anche che se dovesse prendere molti meno voti delle liste a suo sostegno a quel punto si riaprirebbero i giochi per l’esito elettorale, e non certo a suo favore, in vista di un eventuale ballottaggio, ipotesi, cioè, a mio avviso probabile laddove non credo possa affatto darsi per certo che il centrosinistra riesca vincere al primo turno. Al ballottaggio per Episcopo sarebbe quasi una partita persa, perché rispetto agli altri non ha né l'appeal, né una competenza specifica dei problemi della città, né tanto meno l'attitudine, come si è visto, ad affrontare una campagna elettorale “uno contro uno”.
In ultimo, crede che, proprio come lei, diverse altre importanti personalità del centrosinistra foggiano possano scegliere di sostenere, magari con il voto disgiunto, altri candidati Sindaci invece che Episcopo?
Non ho né elementi per dirlo: per una questione di correttezza in queste settimane non ho sondato l’orientamento di voto dei miei amici di centrosinistra, né tanto meno ho tentato di convincere qualcuno di loro a virare sulla mia scelta. In tutti modi, ho la sensazione che anche a sinistra qualcuno avverta simpatia per Mainiero, l’unico soggetto che, a mio modo di vedere, ha condotto una campagna elettorale avvertibile, sviluppandola nei modi più giusti e appropriati per una simile sfida.
Risultati: Comunali Foggia 2023
Affluenza totale: 60,40% - Sezioni scrutinate: 147 / 147 - Aggiornato al: 24/10/2023 - 05:59
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