Ago pro Salatto, Lega e azzurri implosi, i non pervenuti. Difesa meloniana: “Altri sono venuti meno, non noi”

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Non ci sta Fratelli d’Italia a diventare il capro espiatorio per la sconfitta al primo turno del centrodestra a Foggia. Ad una settimana di distanza è il commissario provinciale del partito, il viceministro Galeazzo Bignami, a intervenire per replicare a tutti coloro che – pubblicamente o dietro le quinte – hanno sulla stampa criticato i meloniani addossando le responsabilità della debacle. “Il risultato ottenuto da FdI alle elezioni comunali di Foggia, vale a dire l’11,3% pari a 7572 voti di lista e 8437 voti di preferenza, è la dimostrazione di quanto positivo sia stato il percorso di rinnovamento attuato dal partito in questi ultimi anni”, il commento del parlamentare bolognese.

“Non si può, quindi, che partire da un sentito ringraziamento a tutte le candidate e a tutti i candidati che hanno concretamente permesso che questo risultato maturasse. Ben 20, infatti, sono stati i candidati che hanno ottenuto un numero di preferenze a tre cifre. Tra loro ci sono 7 donne e, in 2 casi, si tratta delle candidate più suffragate tra tutte le candidature femminili della coalizione di centrodestra. Il dato di Foggia è il più alto a livello pugliese se paragonato alle performance di FdI in altri Comuni capoluogo in cui, precedentemente, si è votato per le amministrative. Questi sono i fatti. L’analisi del voto deve basarsi sui dati forniti dall’aritmetica e i paragoni devono essere attinenti e non certo improvvidi. Così come, nella piena legittimità del commento ai dati, è sempre opportuno ricordare a sé stessi quanto davvero si sia contribuito alla costruzione di un percorso identitario nella individuazione di un candidato come Raffaele di Mauro che rappresentava nobilmente e storicamente “il” centrodestra. Cosa che FdI ha fatto senza rincorrere proposte estemporanee ed estranee al centrodestra che pure taluni, nei mesi scorsi, avevano avanzato. Gli stessi che, oggi, si addentrano in temerarie analisi del voto, armati di matita rossa e blu e che, paradossalmente, sono gli stessi che ieri capricciosamente minavano la compattezza della coalizione.  Nei prossimi giorni convocheremo una conferenza stampa nel corso della quale ricorderemo i tanti passaggi di questa campagna elettorale. La coerenza è un valore, l’opportunismo no”.

Ma a chi fa riferimento colui che ha preso in carico il partito di Capitanata dopo gli scandali del 2021 e che sta per lasciare la mano, col prossimo congresso provinciale? Né Bignami né i suoi fanno espressamente nomi ma fonti interne a Fratelli d’Italia fanno sapere che non sono andate per nulla giù le interviste rilasciate dall’ex Sindaco di Foggia Paolo Agostinacchio, decano di FdI, come nemmeno i retroscena pubblicati su queste colonne nei giorni scorsi, quando alcuni meloniani critici con i vertici (i parlamentari Giandonato La Salandra e Annamaria Fallucchi, il consigliere regionale Giannicola De Leonardis) hanno fatto una disamina spietata, parlando anche di un documento in via di preparazione che vuole ammonire rispetto alle prossime competizioni elettorali. Si dice sereno e sicuro di aver fatto tutto il possibile La Salandra.

“FdI ha lavorato sempre nell’interesse della coalizione, anche quando qualcuno ha alzato i toni e altri hanno formulato proposte incongrue”, afferma il deputato a l’Attacco.“E lo abbiamo dimostrato sia facendo un passo di lato nell’interesse dell’unità del centrodestra sia costruendo una lista i cui numeri sono più che importanti”.

Fonti interne, vicine ai vertici, sottolineano a l’Attacco che “mai nessun partito sovrappone il dato amministrativo a quello politico” e confrontano i dati di FdI con quelli del M5S: “Anche volendo fare questa sovrapposizione, noi abbiamo preso poco meno della metà rispetto alle politiche del 2022, passando dal 18% a Foggia all'attuale 11,5%. E i contiani, allora, dovrebbero suicidarsi dopo esser crollati dal 41% al 12% delle comunali? È che qualcuno gioca, nel centrodestra, a scaricare tutte le responsabilità della sconfitta su Fratelli d'Italia, partendo anche da qualche padre nobile come Paolo Agostinacchio che proponeva Tito Salatto”.  Un chiarissimo affondo contro l’ex parlamentare, che in questa campagna elettorale, prima con altri (come Bruno Longo) e poi in maniera più isolata, si è ostinato nello sponsorizzare l’editore e imprenditore della sanità privata, che non hai mai convinto né il resto di FdI né tantomeno la coalizione trattandosi di ex amministratore della giunta Ciliberti (centrosinistra) e di personalità che puntava a guidare un governo trasversalissimo, di salute pubblica. Ma non erano piaciute, al centrodestra, nemmeno le affermazioni rese da Salatto nella sua convention di presentazione. “E’ paradossale attaccare i partiti di immobilismo quando si proponevano soluzioni molto lontane rispetto a Fratelli d'Italia”, continuano le fonti interne, vicine ai vertici, riferendosi ad Agostinacchio.

“C’è stato un tracollo di FI e Lega, mentre noi di FdI non avremmo potuto fare di più. Se il centrodestra avesse vinto FdI avrebbe incassato 9 consiglieri come ai tempi migliori di AN. Forza Italia, fermatasi al 5,85%, ha presentato una lista di soli 28 candidati di cui tre hanno preso zero preferenze e sei hanno incassato una preferenza a testa, cioè la propria. Nemmeno quella del coniuge o comunque del parente più stretto, è pazzesco”. Rispetto ai 28 nomi della lista azzurra la quasi totalità delle preferenze è arrivata da 11 candidati, mentre 8 candidati hanno ottenuto tra le 35 e le 5 preferenze. Poi ci sono, per l’appunto, i 9 candidati con una o nessuna preferenza a testa. Un disastro clamoroso per la lista curata dall’ex assessore Antonio Bove per conto del segretario provinciale FI (e candidato Sindaco) di Mauro.

In FdI ne hanno, dietro le quinte, anche per la Lega, rispetto alla quale era stata con difficoltà recuperato un rapporto di fiducia dopo il tradimento delle elezioni provinciali di gennaio scorso. Ma il partito ha viaggiato su due linee parallele: da una parte quello più coinvolto col centrodestra di Capitanata, dall’altro il gruppo guidato dall’europarlamentare Massimo Casanova. “La Lega cercava il pretesto per spaccare quando si cominciava a ragionare su un nome indicato da Fratelli d'Italia”, confidano a l’Attacco i beninformati meloniani. “La Lega ha lasciato Antonio Vigiano da solo a fare la lista”, dicono riferendosi all’ormai ex segretario cittadino, dimessosi dopo il 3,84% della lista Prima Foggia e la propria mancata elezione. “Il fronte Casanova-Ursitti si è concentrato su un unico candidato, l'eletto Franco Nunziante, più che pensare alla lista. La verità è che dalle provinciali di gennaio scorso non si pensa in Lega alla singola competizione elettorale ma solo alle elezioni europee del 2024 e si lavora ogni volta per marcare la differenza rispetto a Fratelli d'Italia. Quanto agli partiti e liste i risultati li abbiamo visti, dal Nuovo PSI all’UdC la cui lista è venuta meno del tutto dopo l’esclusione di Erminia Roberto. Alcuni millantavano di avere svariate liste e alla fine non c’era nulla. Né possiamo dimenticarci i Di Fonso, passati dall’altra parte. Ora c’è un mondo che punta il dito contro FdI, anche al nostro interno non sappiamo davvero se esista questo documento contro i vertici. Se davvero esiste, che lo firmino assumendosene la responsabilità. La verità è che abbiamo fatto la percentuale più alta rispetto ad altre province: - 0,7% rispetto ad Ancona, +1,5% rispetto a Brindisi dove il centrodestra ha vinto, il doppio rispetto a Taranto. Non si possono contestare i numeri”, continuano le fonti interne. “FdI ha fatto tutto quello che poteva fare per tenere insieme la coalizione. Quando si tentò di trovare la quadra si scatenò l'inferno e la Lega iniziò ad aggredire Annamaria Fallucchi. Altri proponevano Pedarra e de Perna, Agostinacchio suggeriva Salatto per rompere gli schemi. A quel punto FdI fece un passo indietro assicurando il massimo impegno e passammo l'estate e settembre a cercare di mettere su la lista più forte, per tentare di aiutare la coalizione a raggiungere il 30%, e arrivare al ballottaggio. Sono gli altri ad essere venuti del tutto meno”. Il pensiero ora corre, dopo la disfatta di Foggia, alla stagione dei congressi, prima quello provinciale e poi i cittadini. I tre vertici locali del partito sono certi di riuscire ad esprimere una proposta unitaria rispetto al coordinatore provinciale che prenderà il posto del commissario Bignami e sono soddisfatti per aver “più che raddoppiato il numero delle tessere, oltre 2.200 in provincia di Foggia”. Si tenterà la soluzione unitaria anche per i congressi nelle città della Pentapoli.

Poi gli importantissimi appuntamenti elettorali del 2024, a partire dalle comunali del 9 giugno (Manfredonia, Torremaggiore, San Severo, San Giovanni Rotondo, Isole Tremiti, Biccari, Deliceto). Ma si guarda anche alla riforma che farebbe tornare le Province enti di primo livello, in tal caso portando i cittadini a votare in autunno 2024 sia per il consiglio che per il presidente. L’iter del decreto riprenderà dopo la legge di bilancio e piace in maniera bipartisan. Nei partiti già si ragiona sul possibile approdo in consiglio provinciale di eletti comunali che libererebbero i poco graditi scranni di opposizione a Palazzo di città (facendo magari slittare in FdI i primi non eletti, come Salvatore de Martino).  E’ definita “possibile” anche la modifica della percentuale per accedere al ballottaggio alle comunali 2024 (non più necessità del 50% + 1 ma, come in Sicilia, se la coalizione raggiunge il 40% non si va al secondo turno).

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testatina dillo al direttore WEB

 



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