“Non rifaremmo la scelta del campo largo per le comunali di Foggia”. Non hanno dubbi i big del M5S Mario Furore e Rosa Barone, che a nemmeno due mesi dalle elezioni del 22 e 23 ottobre ammettono tutta la propria delusione e sfiducia nei confronti degli alleati, a cominciare dal Pd di Raffaele Piemontese e dalla civica emilianista CON di Rosario Cusmai. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello li ha intervistati in redazione.
Che bilancio tracciate di questi primi due mesi dalle urne? Sono più le luci o le ombre?
Barone: Sono contenta per il fatto che la città ha visto tornare la politica a dettare i tempi, ad amministrare e gestire. Credo che sia un primo bel segnale dopo tanti anni. Il secondo elemento per cui sono soddisfatta è che ci sono molte donne, potersi vantare delle varie figure femminili alla guida dell’ente è anche questo un segnale positivo in un momento storico simile. E poi c’è una giunta nuova, che ha voglia di fare cose importanti. C’è molto entusiasmo, desiderio di dimostrare di saper fare. Quindi credo nel complesso che la comunità foggiana possa ben sperare. La speranza è un fatto positivo. E’ vero che ci sono stati tempi lenti, con tante liste era difficile arrivare rapidamente ad una quadra, che poi è giunta. Come M5S abbiamo dovuto accettare alcune situazioni che, al netto di tutto, non erano proprio nelle nostre corde. Ma per il bene della città, per far ripartire l’amministrazione comunale, abbiamo accettato. Può essere stato poco chiaro all’esterno, è stata una questione gestita internamente. Ma penso che il M5S abbia dimostrato grande responsabilità nel permettere l’avvio di tutto questo. Non erano le condizioni ideali per noi, ma abbiamo accettato e portato in giunta due belle figure, tra cui la vicesindaca. Ci sono tutte le possibilità per fare bene. Una giunta giovane e motivata. Ma c’è una sconnessione rispetto al sistema locale della rappresentanza: Unifg, Confindustria, portatori di interessi, etc. L’impressione è che non ci siano tante alleanze con la comunità e che si tratti prevalentemente a persone legate a rapporti di amicizia.
Furore: Credo che tutti gli assessori siano espressione delle segreterie di partito, tranne Galasso. Noi, come M5S, abbiamo svolto anche un lavoro di cerniera. La libertà del dissenso crede credibile il consenso. E’ chiaro che abbiamo avuto turbolenze anche interne al M5S, che ho dovuto gestire, perché i consiglieri comunali volevano una propria rappresentanza. Io avevo chiesto loro da circa 40 giorni di mettersi a disposizione perché abbiamo, secondo me, uno dei migliori gruppi consiliari, in termini di qualità e misura. Non lo hanno fatto, l’ha fatto Lucia Aprile all’ultimo momento dopo il passo indietro di Nicola Formica, rimasto gelato dopo che gli altri non si erano presentati alla riunione di coalizione finale, insomma per via del comportamento dei colleghi.
Lei lo ha fatto e devo dire che sia io che Rosa ne siamo rimasti sinceramente felici perché è una giovane donna. Deve dimostrare tanto con la delega all’ambiente, perché lei ha fatto battaglie a viso aperto rispetto al servizio di igiene urbana di Amiu. Deve essere congrua e secondo me lo sarà, Lucia non è una che evita di andare a fondo nell’affrontare le questioni. Mentre Simona Mendolicchio è espressione del coordinamento, è una figura che abbiamo voluto insieme a Giuseppe Conte. In realtà Marida per il welfare cercava un profilo esperto in ambito sanitario e serviva una figura femminile per il rispetto delle quote rosa. Quando presentai i vari profili di nostre candidate a Conte lui mi rispose “devi nominare la persona di cui ti fidi di più, perché se gli eletti non vogliono fare gli assessori la nomina è fiduciaria, spetta al partito e a te che mi rappresenti”.
Quindi Mendolicchio è persona di assoluta sua fiducia?
Furore: Sì, mia ma anche di Rosa. E’ con Rosa che lavorerà sulle politiche sociali. Simona è una persona, peraltro, molto sensibile e perbene. Si occuperà di un assessorato che è stato sotto inchiesta.
Barone: Il primo ingresso negli uffici comunali delle politiche sociali lo abbiamo fatto insieme, io e lei. Abbiamo conosciuto il personale, gli assistenti sociali. C’è un ambiente bellissimo e molto giovane.
Furore: Sul welfare va detto che i commissari straordinari hanno fatto, negli scorsi anni, un bel lavoro di pulizia, con assunzioni e nuovi assistenti sociali.
Barone: C’è, però, ancora penuria di personale rispetto alle necessità. Dovrebbero esserci trenta persone e invece, se non sbaglio, ce ne sono appena nove. C’è attesa per il nuovo concorso. Al momento, comunque, si respira un clima di grande collaborazione e di voglia di fare bene.
Furore: I nostri consiglieri eletti non volevano inizialmente la delega al welfare. Le richieste che feci a Marida, anche pubblicamente, furono lavori pubblici, ambiente e presidenza del consiglio. Poi, siccome dei consiglieri si sacrificava per i lavori pubblici, Marida cercò all’esterno il professionista per quella postazione e noi chiedemmo il welfare.
Barone: Ci tenevamo comunque alle politiche sociali, specie io per la sinergia con la Regione. Credo che potremo fare un bellissimo lavoro, sia perché Simona ha voglia di fare sia per la possibilità di intrecciare le esperienze comunali e regionali, dando vita ad una filiera.
Che margini di intervento avrà Lucia Aprile rispetto alla questione Amiu, ovvero al sistema di potere del capoluogo regionale?
Furore: La palla è nelle sue mani. Dopo aver voluto questo assessorato è lei che deve dimostrare.
Barone: Va ricordato, al contempo, che la delega alle società partecipate spetta a Davide Emanuele e che anche la sindaca vorrà dare un indirizzo politico. Non sarà solo Aprile, né solo Emanuele.
Furore: Ma Marida ha sempre detto, in campagna elettorale, che intendeva rivedere il piano industriale di Amiu. Quel punto nel programma lo abbiamo scritto noi, Strippoli e Aprile ci hanno tenuto a farlo mettere nero su bianco. Quindi ora hanno tutto l’interesse e la titolarità per farlo.
Ritenete che questa giunta sia una sorta di prima espressione di un ceto politico nuovo della città?
Furore: Assolutamente sì.
Barone: C’è anche un cambio generazionale. Servirà la bravura di far capire che si vuole incidere, in modo risolutivo rispetto ai tanti problemi esistenti.
Furore: Non va dimenticato che Marida ha detto tanti no, prima di fare questo esecutivo. Ha detto no a tante persone che erano legate ad amministrazioni e giunte passate, tranne che rispetto al M5S dove non abbiamo persone connesse al passato.
Non c’è troppa retorica rispetto alle donne? Esistono donne che fanno politica come i maschi, al di là del proprio genere. Sulla presidenza del consiglio comunale attribuita a Lia Azzarone si è aperto un vero caso. Pensate sia un’occasione persa, un errore della sindaca? Il tema era ed è il macigno del conflitto d’interesse.
Barone: Noi abbiamo provato a far cambiare idea sul nome perché per noi era inopportuno sul piano politico, non personale. Il tema del conflitto d’interesse per noi era evidente, per loro non lo era e quindi sono andati fino in fondo. Abbiamo sperato e lavorato perché si potesse evitare quella figura a nostro dire ingombrante dal punto di vista politico. Non è stato possibile, la stessa sindaca ha ritenuto che fosse opportuna quella figura per il ruolo di presidente del consiglio.
Perché?
Barone: Probabilmente la sindaca non ha valutato la situazione allo stesso modo nostro. Ritiene che la presidente del consiglio non gestisca al pari del sindaco e che non esistano problemi di inopportunità né di conflitti di interesse. E’ una valutazione della sindaca, che quindi ha portato avanti la posizione del Pd, cosa che noi M5S abbiamo invece fortemente combattuto perché ci sembrava del tutto inopportuno. Purtroppo, ci siamo scontrati e abbiamo perso.
Il tema non riguarda solo l’ente comunale ma anche la partecipata, le controllate, la Provincia, gli enti in cui il Comune è socio.
Furore: E’ la peggiore scelta che la città potesse ritrovarsi, dopo Iaccarino potevamo ambire a molto meglio. Non solo abbiamo provato a spiegare al Pd che si poteva puntare su un altro nome, che noi avremmo votato senza problemi. Ma l’atteggiamento scorretto è stato quello degli alleati: del Pd e CON, che pur di far eleggere Azzarone erano già andati a trattare col centrodestra, senza cercare un consenso nella maggioranza. Sono stati scorretti perché hanno approfittato di un mio momento di debolezza col gruppo consiliare M5S per insinuarsi nella frattura e cercare di salvare non il consiglio comunale ma Lia Azzarone. A quel punto, per uscire da tale dinamica, ho dato ai miei consiglieri libertà di voto, perché erano loro che dovevano cercare una quadra. La sindaca li ha obbligati a votare Azzarone. Loro, alla fine, hanno fatto tutto quel discorso, per me troppo edulcorato, ma abbiamo rispettato il loro voto. Oggi, al netto del voto dei consiglieri comunali, la scelta di Azzarone è la peggiore che Foggia potesse avere e lei sarà la responsabile – come le ho detto – della frattura che vi sarà tra M5S e Pd a livello provinciale. Questo vale anche per le elezioni provinciali di gennaio, con cui ci sarà il rinnovo del consiglio. Io non posso far passare tanta boria, presunzione, scorrettezza. I conflitti di interesse ci sono ancora tutti, perché Azzarone sarà la persona che potrà calendarizzare senza problemi PUG, debiti fuori bilancio, questioni legate alle partecipate e controllate. I conflitti ci sono tutti e non mi basta, come M5S, che mi si dica “ma tanto il marito di Lia non verrà a chiedere appalti a Foggia”. Questo lo dicono loro, non un atto notarile dal momento che l’iniziativa economica provata è libera. Se un domani ci troveremo davanti ad una situazione effettiva di conflitto di interessi cosa accadrà? Io a quel punto non vorrò dover dire di aver avuto ragione.
Perché questa insistenza? Si poteva trovare una soluzione diversa per la presidenza del consiglio.
Furore: Fame di poltrone, desiderio di vetrina, voglia di sistemarla, una questione di principio interna al Pd. La verità è che il presidente del consiglio avrebbe dovuto essere Davide Emanuele, il più suffragato del Pd. Azzarone non veniva accolta in giunta, quindi serviva un’altra collocazione.
E rispetto al vostro rapporto col gruppo consiliare M5S? Gli elementi di tensione sono stati molto forti.
Furore: Il M5S non è una caserma, noi siamo diversi dagli altri partiti.
Barone: Io penso che abbiamo rinsaldato, abbiamo ricostruito il legame. All’inizio non c’è stata sinergia, armonia. Ma dalle crisi e fratture si può ripartire. Ora abbiamo voglia solo di collaborare. Adesso mi recherò da Lucia Aprile, dopo aver visto Simona Mendolicchio.
Cinque consiglieri comunali possono determinare la vita o la morte di un’amministrazione.
Furore: E’ vero. Nell’ultima riunione che abbiamo fatto i toni sono stati distesi, c’è voglia di lavorare. Rivendicano un’autonomia, che già hanno di fatto. Saranno assolutamente liberi di esprimere la propria linea. Certo su questioni di indirizzo più generale o nomine di espressione del partito il coordinamento – cioè io, Donno e Conte in via ascendente – abbiamo l’ultima parola. Ma su tutto il resto sono del tutto liberi di esprimere una linea programmatica importante. Sono abbastanza fiducioso.
Sulle altre nomine, quelle relative al sottogoverno, c’è un’intesa di massima in maggioranza?
Furore: No, non c’è ancora. La dobbiamo fare. C’è peraltro tutta la partita delle sei liste che non hanno avuto un posto in giunta.
L’impressione è che ci siano molti mal di pancia e che non sia semplice neanche per i civici governare i propri eletti e gruppi, dove ci sono diversi battitori liberi.
Furore: Infatti la verità è che hanno badato tutti al gruppo M5S, quando dovrebbero invece pensare ai propri gruppi. Io credo che molti non riusciranno a tenere con sé i propri consiglieri comunali. Io non ho mai chiamato gli eletti di altri partiti per capire se ci fossero malumori e per andarmeli a prendere, come invece è stato fatto coi miei. Una cosa molto scorretta, fatta da tutti.
Barone: E’ stato un passaggio molto pesante, anche sul piano umano. Ma serve anche fare questo tipo di esperienza per migliorare giorno dopo giorno.
Furore: Oggi la sensazione è che non ci si fida più. Il campo largo regge a Foggia perché bisogna mettere Marida nelle condizioni di amministrare, ma non so se ci siano i presupposti per replicarlo altrove.
Da uno a dieci quanto vi fidate della sindaca Episcopo?
Barone: Sette.
Furore: Otto. Io non mi fido del contorno di Episcopo, ovvero del Pd e degli altri partiti. Zero. Questa sfiducia mi porta, purtroppo, a non capire nei rapporti di forza che succederà. Io non mi fido di nessuno all’interno del campo largo. E’ chiaro che questa mancanza di fiducia non deve però tradursi in malgoverno, ognuno deve fare la propria parte nel M5S. I miei lavoreranno anche con la presidente Azzarone.
Di chi si fida la sindaca?
Barone: Di Mario si fida, ha un bel rapporto con lui. Gli vuole veramente bene. Ma si fida molto anche di Raffaele Piemontese, insomma loro due per me sono i suoi punti di riferimento.
Al presidente della Regione Michele Emiliano è piaciuto questo esito?
Barone: Io non ne ho parlato con lui. Dopo la nascita della giunta non l’ho visto.
E il rapporto tra Episcopo e Peppino D’Urso?
Barone: Mai visto, non l’abbiamo mai incontrato né lei l’ha mai nominato. Questo legame non l’abbiamo mai notato nelle stanze delle riunioni. Di sicuro c’è un rapporto amicale molto stretto.
Rifareste la scelta di Marida Episcopo?
Furore: Sì ma non col campo largo. Il tema è se rifarei la scelta del campo largo: no, non la rifarei. Marida aveva detto di sì a noi a prescindere dal Pd. Salverei qualcuno nel campo largo, ad esempio Sergio Clemente che è sempre stato corretto con me. Pd e CON no, anzi mi dà molto fastidio che gente che ha aveva lungo schifato la scelta di Marida sia andata meglio di me nella composizione della giunta. La stessa Lia Azzarone non voleva Marida.
Il futuro del campo largo? Ci sono segnali di guerra.
Furore: Lo dobbiamo far funzionare al Comune di Foggia, saremo per questo leali e corretti. Saremo collaborativi. Il tema è più legato alla possibilità di riproporlo negli altri territori. La mia difficoltà è che ovunque la base M5S non vuole sentire parlare di alleanza col Pd, tranne probabilmente il caso isolato di Torremaggiore, dove il sindaco uscente Emilio Di Pumpo va d’accordo con la nostra senatrice Gisella Naturale. Forse lì faremo un esperimento. Ma altrove i nostri non vogliono allearci coi dem e con CON. Dunque perché mi dovrei spendere per il campo largo, con questa volontà della base e dopo quanto successo a Foggia? Vedo il rischio di inimicarmi la base ma anche di avere alleati disonesti, o quantomeno non profondamente leali. Per me non ci sono le condizioni, o comunque faccio decidere i territori. Vado a fare il notaio: se a San Giovanni Rotondo, ad esempio, i miei mi dicono che preferiscono correre da soli alle comunali per me va bene.
Quindi nei centri maggiori – Manfredonia, San Severo, San Giovanni Rotondo – il M5S giocherà una propria partita?
Barone: Andremo con liste civiche.
Furore: La base in quei territori non vuole assolutamente andare col Pd, non si fidano.
Ci saranno pressioni a livello nazionale affinchè sia replicato il campo largo?
Furore: No, Conte non lo farà. Non ha mai fatto pressioni, ci ha sempre lasciati molto liberi. A Foggia avremmo potuto correre da soli, Marida era disposta anche senza il Pd. Chiedeva di andare avanti quando altri la ostacolavano.
Barone: Marida inizialmente non era accettata, poi è diventata a fatica la figura di sintesi della coalizione.
Quindi ad oggi solo a Torremaggiore esistono le condizioni per il campo largo?
Furore: Sì, altrove non credo che esistano. Quando il Pd di quei territori mi chiederà perché dirò loro di citofonare a Lia Azzarone, come le ho già detto.
L’avete battezzata voi, ma non temete che Episcopo, giocoforza, finirà nell’orbita di chi tiene i cordoni della borsa a livello regionale, ovvero Piemontese? Non finirà, fisiologicamente, per legarsi di più a lui?
Furore: Sono ruoli diversi. Marida dice sempre che Piemontese ha un tandem rispetto al bilancio con l’assessore Emanuele, mentre Rosa con l’assessora Mendolicchio per le politiche sociali. Marida ci teneva tantissimo e vuole che Pd e M5S siano la base fondante della coalizione. Le ho risposto che non le daremo mai motivi per tribolare ma non altro. Ho sempre improntato la mia linea politica alla sincerità, non possiamo dire che i nostri rapporti con gli alleati siano sereni. Già so che il Pd cercherà di manovrare i nostri eletti.
(a cura di Lucia Piemontese)
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